
Tre sono le notizie da mettere in evidenza della giornata di ieri.
Un drone iraniano distrugge un drone italiano da 34 milioni nella base militare in Kwait, dove gli italiani sono di stanza con gli americani.
Tajani gonfia il petto e dichiara che “non ci lasceremo intimidire”.
A mio avviso, bisogna invece affermare con chiarezza che non vogliamo essere trascinati in guerra e perciò ritirare quanto prima i soldati italiani dalle basi in Medio Oriente.
Trump vuole allargare il fronte della guerra e chiede con insistenza agli alleati di intervenire nel Golfo con le navi per garantire il passaggio nello stretto di Hormuz alle petroliere.
Il presidente americano prima dichiara da solo la guerra poi non controlla le conseguenze e vuole trasformarla in una guerra mondiale.
L’Europa discute di allargare dal Mar Rosso al Golfo Persico la missione Aspides in cui l’Italia ha un ruolo di primo piano.
Ma inviare navi in un teatro di guerra significa partecipare alla guerra.
Ci diranno che “mandiamo navi per protezione” provando a rassicurare l’opinione pubblica che non si sta “entrando in guerra”. Ma per il nemico che vede quelle navi puntare i cannoni verso le proprie coste, la differenza è quasi nulla.
Quindi bisogna dire no a Trump in coerenza con la risoluzione del Consiglio Supremo della Difesa, presieduto da Mattarella.
Io credo che mai come ora sia urgente scendere in piazza uniti per dire no alla guerra.
Il primo turno delle elezioni municipali francesi del 15 marzo 2026 ha restituito l’immagine di una Francia profondamente spaccata, dove i centri urbani e le aree rurali o meridionali sembrano parlare lingue politiche opposte. Questo voto precede di un anno le presidenziali del 2027 e segna la fine dell’era del centro macroniano e l’apertura di una nuova fase di scontro bipolare tra una sinistra che non recede e una destra radicale in forte ascesa.
I media francesi hanno commentato nel modo seguente la tornata elettorale. Ecco un breve panorama per chi vuole più notizie.
Nonostante le previsioni funeste, le grandi città francesi si sono confermate bastioni della sinistra e dell’ecologismo. A Parigi: Emmanuel Grégoire, erede di Anne Hidalgo, guida la corsa con il 32%. La capitale respinge l’assalto del Rassemblement National (RN), che rimane marginale (sotto il 5%), confermando Parigi come un ecosistema politico a sé stante. La vera sfida al ballottaggio sarà contro Rachida Dati, che con il 26,5% cerca di ricompattare il centro-destra tradizionale.
A Lione e Bordeaux, i sindaci ecologisti uscenti hanno tenuto meglio del previsto.
L’Onda Bruna nel Sud della Francia e nelle ex cinture industriali dove il Rassemblement National di Jordan Bardella e Marine Le Pen ha ottenuto risultati storici, non più limitati a piccoli centri ma estesi a metropoli strategiche.
A Marsiglia è Il testa a testa tra il sindaco di sinistra Benoît Payan e l’estrema destra. La frammentazione tra socialisti e La France Insoumise (LFI) ha aperto una breccia che il RN sta sfruttando, puntando sui temi della sicurezza e del degrado urbano.
A Nizza, la partita è tra la destra moderata e quella radicale, con un elettorato che sembra non accontentarsi più delle soluzioni di compromesso. A Tolone, il primato del RN al primo turno segnala un radicamento che appare ormai irreversibile.
Il dato politico evidente è la débacle di Renaissance. Il partito del Presidente Macron che nel 2017 e nel 2022 aveva scardinato il sistema bipolare, oggi appare svuotato. Senza un radicamento locale forte e schiacciato tra due poli aggressivi, il movimento di Macron non è riuscito a imporsi in nessuna grande città, diventando spesso la terza o quarta forza. Questo isolamento rende il Presidente un “anatra zoppa” in vista dell’ultimo anno di mandato, privandolo della base territoriale necessaria per influenzare la propria successione.
Il secondo turno sarà dominato dalla questione delle alleanze. Il tradizionale “Fronte Repubblicano” (l’unione di tutte le forze contro l’estrema destra) appare oggi più fragile che mai.
Molti elettori di centro-destra si dicono stanchi di votare “contro” e potrebbero preferire l’astensione o il salto verso il RN.
Il rapporto tra il Partito Socialista e la sinistra di LFI è ai minimi storici. La capacità di desistere a favore del candidato meglio piazzato contro la destra sarà il test di maturità per la gauche.
In sintesi, il voto del 15 marzo suggerisce che la Francia si sta preparando a una scelta di campo netta nel 2027.
In Italia, dove l’estrema destra ha già vinto, per la sinistra e per il PD, soprattutto per i moderati, i cosiddetti riformisti, renziani che sono fuori e dentro il PD e che alla politica di Macron dicono di ispirarsi, c’è motivo di riflessione.
Infine, un’ ultima nota: sabato e domenica prossima tocca a noi trasformare la presidente Meloni in un’ “anatra zoppa”.
Enrico Rossi

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