
I quotidiani hanno giustamente dato rilievo all’importante discorso tenuto da Mario Draghi Venerdì 24 ad Oviedo, nella Spagna nord occidentale, in occasione del ritiro del Premio Princesa de Asturias. A parte l’occasione, il discorso è un richiamo ai leader europei perché si uniscano per far fronte agli attuali attacchi verso tutti i nostri principi. Un richiamo certamente tempestivo corredato da indicazioni significative. Appunto per questo , peraltro, occorre valutarne con attenzione i passaggi per capirne l’efficacia effettiva. Vediamo.Il punto decisivo del discorso di Draghi è l’affermazione “non abbiamo costruito un mandato condiviso – approvato dai cittadini – per ciò che, come europei, intendiamo davvero fare insieme” seguita subito dopo da un preciso auspicio “un nuovo federalismo pragmatico è quindi l’unica strada percorribile. Si tratta di un federalismo basato su temi specifici, flessibile e capace di agire al di fuori dei meccanismi più lenti del processo decisionale dell’Ue”. Dopodiché, il criterio del federalismo pragmatico è ripetuto più volte. Dunque accettiamo la terminologia federalismo pragmatico ed esaminiamo cosa sia in concreto questo auspicio.
Draghi vuol costruire un mandato UE approvato dai cittadini. Un concetto pienamente condiviso dai liberali, che anzi ritengono l’abbandono di tale criterio dopo Maastricht, l’origine reale delle difficoltà dell’UE e dei suoi ritardi. Andando oltre, Draghi ribadisce quanto sia rilevante il concetto che indica con il termine federalismo pragmatico. “Questo federalismo pragmatico permetterebbe a chi ha maggiore ambizione di agire con la velocità, la scala e l’intensità delle altre potenze globali. E, fatto altrettanto importante, potrebbe contribuire a rinnovare lo slancio democratico dell’Europa stessa…..una costruzione dal basso di uno scopo comune – non un’imposizione dall’alto”. Appunto il richiamo , da parte di una personalità tipo Draghi non di cultura politica liberale, di come sia decisivo affidarsi ai cittadini per il futuro dell’UE.
In questi passaggi, il federalismo pragmatico di Draghi pare chiaro e coerente. Purtroppo, però, nel discorso si trovano anche almeno due altri passaggi contraddittori. Uno quando Draghi afferma che il federalismo pragmatico “sarebbe costruito da «coalizioni di volenterosi» attorno a interessi strategici condivisi” e un secondo quando afferma “tutti coloro che vogliono unirsi potrebbero farlo – mentre chi cerca di bloccare i progressi non potrebbe più trattenere gli altri”. In ambedue i passaggi la contraddizione è la stessa: viola la necessità indicata da Draghi come base per il federalismo pragmatico, “ambiti come la difesa, la sicurezza energetica e le tecnologie di frontiera necessitano di scala continentale e investimenti condivisi. E in alcuni di questi settori – soprattutto difesa e politica estera – è necessario un grado più profondo di legittimità democratica”.
Di fatti, qualora l’UE adotti le riforme dei Trattati Costitutivi indispensabili per configurare il nuovo federalismo pragmatico approvato dai cittadini, allora i due passaggi contraddittori non hanno più ragione di esistere. Gli interessi strategici li stabilirà l’UE come istituzione, non le coalizioni di volenterosi dei singoli stati. E non ci sarà bisogno di unirsi tra paesi per consentire quello che sarà il comportamento dell’UE deciso da essa a livello istituzionale.
In conclusione, il discorso di Draghi ad Oviedo avanza una proposta, il federalismo pragmatico, che i liberali condividono. Perché sia efficace, tale proposta dovrà liberarsi delle contraddizioni e tradursi in una riforma dei Trattati UE che includa con l’approvazione dei cittadini il federalismo pragmatico. In tale auspicata evenienza, di coalizioni di volenterosi e di unioni di scopo tra i paesi membri, non ci sarà più alcun bisogno. Sarà l’UE dei nuovi Trattati ad indicare le scelte politiche da realizzare per accrescere la libertà, il benessere e la sicurezza dei propri cittadini.
Raffaello Morelli

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