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Draghi ce la potrebbe fare: ma tutti facciano la loro parte

Per voltare pagina sono quattro le emergenze da affrontare e risolvere: pandemia, recovery fund, legge elettorale, riforma dei partiti.

di Nicola Cariglia | 3 Febbraio 2021

Non è soltanto avvilente assistere al litigio per stabilire chi ha vinto e chi ha perso nelle vicende che hanno condotto alla crisi del governo Conte 2 e all’incarico conferito a Mario Draghi. E’ soprattutto inutile. Perché il governo dimissionario non è caduto a causa dei colpi di Italia Viva. Matteo Renzi è stato colui che ha accelerato (o preteso) la constatazione di morte di un esecutivo già privo di vita. Un governo che stava in piedi a condizione di restare fermo. Perché ogni volta che si azzardava a compiere un passo in qualsiasi direzione, giustizia, scuola, recovery fund, sanità, rischiava il classico ruzzolone.

Poiché in Parlamento è in discussione la nuova legge elettorale, indispensabile dopo il taglio dei deputati e dei senatori, e poiché tale legge prevede il metodo proporzionale e, di conseguenza porterà a governi che saranno di coalizione, sarà bene che le forze politiche, fino da ora riflettano bene su cosa ciò significhi. I governi di coalizione non sono sottoposti alla regola che si deve fare come decide la maggioranza dei soci del governo. E nemmeno dalla regola opposta che il possessore di una piccola quota può trascinare dalla sua parte tutti gli altri solo perché i suoi pochi voti sono indispensabili a fare maggioranza in parlamento. Era, appunto, la pretesa di 5Stelle, PD e LeU da un lato e Italia Viva dall’altro, in occasione della crisi che ha portato alla caduta del Conte 2. I governi di coalizione hanno tanta maggiore durata quanto più sono chiari i programmi concordati e quanto più c’è disponibilità al dialogo, a pari dignità, nell’affrontare emergenze e argomenti che nel programma concordato non sono contenuti. Sono cose scontate e risapute? Non sembrerebbe se si tiene conto che da un lato si è voluto fare passare Renzi come una sorta di ricattatore, e dall’altro i rimanenti soci di governo sono stati messi da Renzi di fronte ad una serie di ultimatum “prendere o lasciare”.

Draghi, se farà il governo e otterrà la fiducia, avrà un compito chiaro e molto difficile. E lo ha subito dichiarato appena uscito dal Quirinale alla fine del colloquio con Mattarella per il conferimento dell’incarico. E’ un compito che si chiama emergenza economica e sanitaria. E ci si attende che, visti i suoi trascorsi, sappia affrontarli con efficacia: per quanto riguarda l’economia spendendo bene i soldi che in gran parte sono piovuti per essere restituiti, ma anche tagliando le spese meno necessarie in modo da potere quanto meno avviare una diminuzione del carico fiscale; per l’emergenza sanitaria contrastando la pandemia e conducendo una campagna dei vaccini che possa essere portata a termine rapidamente e senza altri intoppi.

Questi gli impegni annunciati da Draghi e le cose che ci si attendono da parte di un Paese che ha bisogno di ritrovare fiducia e slancio. Ma ci sono altri due adempimenti che  dovrebbero completare le condizioni indispensabili per aprire una stagione veramente nuova e che riguardano le forze politiche. Il primo è la nuova legge elettorale. E’ già all’esame alla Camera, ma si è incagliata per i disaccordi fra gli stessi partiti della ex maggioranza. Il secondo, forse ancora più importante, la riforma dei partiti: per farli diventare trasparenti e dotati democrazia interna.  Sono requisiti ad oggi del tutto assenti.  E si vede dalla qualità dei rappresentanti mandati nelle assemblee elettive di ogni grado, e dal generale stato di degrado delle istituzioni democratiche. E non potrà mai essere diversamente fino a quando i partiti saranno quelle camere oscure che sono attualmente.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : EditorialeTag: crisi, democrazia, dichiarato, draghi, emergenza, governo, italia, legge elettorale, mario draghi, matteo renzi, nuova legge, parlamento, pd, renzi, sanità, scuola, soldi

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giocondo Brogi

    3 Febbraio 2021 alle 21:00

    Se Draghi ce la fa può essere una sci fitta per l’Italia. Vorrà dire che hanno vinto i poteri forti a livello mondiale. Ci avrete fatto fare la fine della Grecia. Tutto ciò grazie anche agli utili, e ben retribuiti, idiori tipo il Renzi..

    Rispondi
    • Giacomo De Lillo

      9 Febbraio 2021 alle 00:03

      Quella di Giocondo Brogi è una posizione estrema che, forse, trae spunto e giustificazione dalla partecipazione di Draghi al Bilderberg o alla Trilaterale: organizzazioni che pongono problemi importanti come quello del controllo democratico sui processi decisionali pubblici, da parte di élites ristrettissime. Bisogna aver fiducia nel potere di controllo del Parlamento e sperare che una maggioranza consistente, meglio che un governo di unità nazionale, si ponga gli obiettivi che giustamente indica l’Autore. Siamo in uno stato di necessità e l’alternativa, ancora più nefasta, sarebbe rappresentata dalle elezioni anticipate.

      Rispondi

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