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Dove la cultura latita la politica è solo bla bla bla

La cultura che forma i popoli intelligenti o stupidi condanna la politica, che in democrazia dipende dal popolo, ad esserlo altrettanto.

di Franco Luceri | 12 Dicembre 2021

Mi sbaglierò, ma la politica mi sembra ridotta ad una micidiale arma di distrazione di massa per impedire ai popoli di appropriarsi della sostanza delle cose, prendendo coscienza che sono soltanto due i problemi veri dell’umanità. 

La cultura che forma i popoli intelligenti o stupidi condanna la politica, che in democrazia dipende dal popolo, ad esserlo altrettanto. 

E la finanza, che concedendo o negando credito, a suo insindacabile arbitrio, ha il potere di liberare o schiavizzare singoli, popoli e Stati, alla faccia di chi parla di primato della politica, mentre col cappello in mano è impegnato ad elemosinare voti o finanziamenti.

I cervelli programmati dalla cultura non sono riprogrammabili dalla politica. In America, la politica dice da decenni di voler contenere la proliferazione di armi detenute da ogni singolo americano ma non è mai riuscito nessuno. L’insieme delle Armi detenute dagli americani è la metà di tutte le armi esistenti al mondo.

E ora, sotto pandemia, la politica mondiale vorrebbe gli 8 miliardi di umani tutti rispettosi della politica, non potendo istituire l’obbligo vaccinale, ma deve fare i conti con i provax e i novax. Con chi cerca di fermare la pandemia e con chi negandola, caparbiamente, si ostina a diffonderla.

Solo ciò che riesce bene alla cultura è degno di dirsi politica, tutto il resto sono parole al vento. O come dice la piccola grande Greta, “bla bla bla”.

Con questo, non voglio scagionare la politica e incriminare pari pari la cultura; ma se la politica vuole smettere di collezionare fallimenti, deve curare per decenni istruzione e informazione.

Solo la buona cultura può influenzare la qualità di vita dei singoli e quindi dei popoli democratici. Un popolo istruito e informato correttamente si autogoverna eleggendo una classe politica capace, responsabile e onesta che garantisce burocrazia e finanza rispettose dell’uomo e dell’ambiente.

Viceversa, la cultura predispone i popoli a subire inermi, dai propri rappresentanti “inconsapevolmente” eletti, il malgoverno della burocrazia inadempiente e la Finanza strozzina.

E se non vi bastano le mie povere argomentazioni, lasciatevi guidare dal grande Carl Gustav Jung:

“Se le cose grandi vanno male, è solo perché i singoli individui vanno male.

Se il singolo non è realmente rinnovato nello spirito neppure la società può rinnovarsi poiché essa consiste nella somma degli individui.”

E Zygmunt Bauman conferma: “se pensi ai prossimi 10 anni pianta un albero, se pensi ai prossimi 100 istruisci le persone.”

Un popolo male istruito è male informato, per la politica e per la finanza è sfruttabile e schiavizzabile.

Chi, dopo aver lasciato marcire la cultura, vedi Italia, vi rincretinisce parlandovi di buona politica, burocrazia e Finanza: o è utile idiota, oppure è complice venduto per favorire l’istituzione o il consolidamento di un potere democratico finto e tirannico vero, con relativo sfruttamento, schiavizzazione o macellazione di popoli. E Piero Gobetti ci aveva visto giusto: “Il fascismo non è una malattia passeggera, ma l’autobiografia di una Nazione”. Ora temo che avrebbe detto dell’intero pianeta rosso e nero.

Franco Luceri

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, classe politica, conti, democrazia, fascismo, informazione, italia, massa, mondo, nazione, persone, piero gobetti, qualità di vita, rosso e nero

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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