Domanda: se fossero indetti domani i comizi elettorali, Prodi, premier espresso da una coalizione che ha vinto le elezioni poco più di un anno fa, sarebbe ripresentato quale sintesi dei partiti che attualmente lo sorreggono? O invece Walter Veltroni, leader “plebiscitato” del PD, il maggiore fra i partiti del centro-sinistra, romperebbe ogni indugio, si dimetterebbe da sindaco di Roma e concorrerebbe per la presidenza del consiglio?
La risposta sicura alla prima domanda (no, Prodi non sarebbe ripresentato) e l’incertezza di fronte alla seconda (Veltroni non ha alcun interesse ad affrontare immediatamente il cimento elettorale; potrebbe esservi costretto dalla mancanza di alternative, ma per lui non sarebbe la situazione ideale) spiegano a sufficienza perché il prossimo sarà un mese cruciale. Il centro-destra, ora che si sono svolte le cosiddette primarie del PD, tenterà il vero assalto per fare cadere Prodi e a guidarlo sarà Berlusconi in prima persona. Questa volta non per finta, come è accaduto spesso in questi ultimi mesi. E il terreno favorevole per la spallata (o l’agguato parlamentare) è quello della legge finanziaria, tradizionale teatro dello scontro di mille interessi contrapposti.
In passato la battaglia era cruenta. Apparentemente tra maggioranza ed opposizione, in realtà tra le lobbies che attraversano partiti e schieramenti. Ma c’era un tabù che non è mai stato infranto: la necessità di approvare comunque una finanziaria per scongiurare l’esercizio provvisori, usato come alibi sia per dominare le spinte centrifughe dentro le maggioranze, sia l’atteggiamento remissivo (ovviamente contrattato) delle minoranze.
Oggi questo tabù non ha più valore a causa del livello di scarsa credibilità, senza precedenti, raggiunto dal governo Prodi che non farebbe strappare i capelli a nessuno qualora ci fosse la necessità dell’esercizio provvisorio.
Consapevole di questo, Berlusconi cercherà di portare allo scoperto quei senatori che sarebbero disposti a togliere il loro appoggio al governo (secondo quanto egli ha ripetutamente sostenuto).
Gli conviene perché compatterebbe il centro-destra, e nessuno sarebbe più in grado di negargli il diritto a ricandidarsi alla presidenza del consiglio.
Il centro-sinistra, invece, non ha strategia di ricambio oltre a quella di tenere in piedi Prodi almeno per qualche mese. Le larghe intese non si sono infatti concretizzate.
Si aggiunga che il dibattito sulla nuova legge elettorale non sembra dare risultati concreti e ciò non allunga la vita all’attuale governo. Piuttosto che andare al referendum, qualcuno potrebbe far crollare gli attuali equilibri.
P.
DOPO LE PRIMARIE LA CDL ALL’ASSALTO DEL GOVERNO
A guidarlo sarà Berlusconi in prima persona. Questa volta non per finta, come è accaduto spesso negli ultimi mesi. E il terreno favorevole è la legge finanziaria, tradizionale teatro dello scontro di mille interessi contrapposti. Il basso gradimento del governo ha infranto, infatti, il tabù dell’esercizio provvisorio.

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