Sono ormai vecchio, stanco e abituato alle sconfitte: ho percorso per quarant’anni la mia modesta esperienza politica in un partito che, mediamente, non aveva mai più del 3% dei voti quindi gli 830.000 voti di +Europa non mi spaventano. Mi spaventa invece il fatto che questo nuovo partito possa assomigliare ai vecchi partiti e quindi farne la stessa fine.
I Verdi italiani hanno preso un po’ più del 2%, se si fossero unite le forze si passava la soglia di sbarramento anche se i Verdi erano contro la TAV. Tanto ognuno poteva portarsi in Europa le proprie idee dovendo poi militare in gruppi diversi: nei Liberali Europei (ALDE) e nei Verdi. Per i Verdi hanno probabilmente votato gruppi di radicali tradizionali anche perché era stato escluso di fatto dalle liste di +Europa Cappato e questo è stato un altro grave errore. D’altronde i radicali transnazionali e non violenti (sembra che ultimamente abbiano tolto questi due aggettivi imposti a suo tempo da Pannella) che controllano, non si è ancora capito perché, Radio Radicale hanno continuato durante tutta la campagna a “sparare” contro la Bonino e Tabacci.
C’è di peggio. Calenda con il suo listone è venuto sorbire gran parte del voto di +Europa; abbiamo già detto come il destino dei fronti popolari sia, in quasi tutti i casi, quello di perdere perché non riescono a raccogliere tutti i voti e così è stato come si può vedere dal numero effettivo dei voti non molto superiore alla volta scorsa (discorso diverso è per la percentuale).
Anche le liste sono state fatte male e non allargate a figure importanti e tradizionali del mondo democratico. Si temeva, io dico forse giustamente, che questo potesse influire sulle preferenze nei confronti dei capilista e questo nella pessima tradizione dei vecchi partiti: il risultato è stato che i capilista sono stati tutelati sulle preferenze ma non su i voti di lista e si è persa un’importante presenza nell’ALDE che sarà l’elemento centrale e significativo della nuova politica europea.
E’ però importante che il partito ci sia, si potrà andare avanti e conquistare posizioni politiche ed elettorali poiché c’è un progetto chiaro per l’Europa federale e ancora più chiaro per cacciare dall’Italia questa ridicola protesi sovranista. Un’ombra nera che grava su di noi.
Bisognerà lavorare per democratizzare all’interno il partito +Europa perché la giusta tendenza verso un partito leggero non si traduca in una confusione poco produttiva politicamente, l’ultima volta che sono stato ad una assemblea non sono neanche riuscito a presentare una mozione perché mi hanno detto che quella non era una assemblea ma una riunione: risultato che tutti parlavano di tutto e non si è arrivati a nessuna conclusione. Bisogna darsi un minimo di regole e osservarle anche in sede locale.
Quanto a Calenda e Renzi che sono improvvisamente comparsi in abbinata a Milano suscitando grande interesse occorre che facciano delle scelte perché si è capito che queste grandi marmellate elettorali se non hanno idee chiare non arrivano a niente e noi abbiamo bisogno di fare presto perché il Paese sta per andare a sbattere contro il muro della economia e dei mercati che sono cose concrete che non lasciano spazio alle chiacchiere.
Dunque la conclusione di queste poche considerazioni si sintetizzano nel titolo della rivista di Ernesto Rossi, Rosselli e Salvemini: NON MOLLARE.
Giacomo Properzj

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