E’ noto a tutti il cursus honorum che ha permesso alla Boldrini da Matelica di assumere i suoi alti incarichi. Con il risultato di suscitare odio nella popolazione per le tematiche della solidarietà, dell’apertura e della libertà; e non solo con il carico da undici di avere portato scompiglio e terremoti nello stesso ambito di una sinistra già dissestata e senza più un chiaro segno di sé. Figlia di famiglia agiata, la Boldrini potè permettersi il lusso durante l’università di viaggiare in mezzo mondo. Si è sempre detto che fosse una giornalista Rai, ma in realtà, da giornalista pubblicista, i suoi contratti con la televisione di stato, sempre precari, riguardavano la produzione, anche per trasmissioni di varietà, e non tiggì o cronaca. Se fosse rimasta in quell’ambito avrebbe contribuito forse al mondo Tv. Invece vinse un concorso in quel mondo diplomatico aleatorio che sono le organizzazioni internazionali, in particolare la peggiore di tutte, la Fao. Appena entrata gli venne affidato il ruolo di addetta stampa.
L’addetto stampa un tempo faceva una selezione giornaliera della rassegna dei quotidiani e dei media e limava le dichiarazioni dei ruoli politici e diplomatici. Nel castello raffazzonato delle organizzazioni internazionali, che si devono occupare di tutto e dovunque, senza un costrutto visto che nulla in realtà li responsabilizza, ogni occasione è buona per costruire carriere per le famiglie degli esponenti del mondo più arretrato. Il mondo più avanzato vi scarica i suoi figli migliori ma fallaci tra coloro che hanno fallito tutte le altre opzioni: la via politico-partitica, la via politica dei giudici, la via diplomatica primaria tradizionale, la via giornalistica, la via dei commis d’etat, la via diplomatica secondaria, cioè quella europea, o similari, la via delle Agenzie, doppione burocratico dei Ministeri. Le agenzie della via lattea Onu, tra scatole cinesi e sottoscale indiane, raccordi e collegamenti, sono un migliaio, in genere lottizzate per etnie e continenti. Sotto c’è ancora il mondo delle organizzazioni internazionali private, che sono molto più che efficienti, ma anche terribilmente segrete.
I responsabili della via lattea Onu in genere fanno una vita da prefetto in provincia, o da deserto dei tartari. Non contando nulla, non puntando a nulla se non condannare Israele, ma godendo dei larghi beni e dei privilegi diplomatici disponibili, un portavoce o un responsabile di progetto con la giusta risonanza può però fare di tutto e anche essendo persona moderata non può che avere deliri di onnipotenza, sentendosi nel paese di riferimento e sul limitato box su cui è poggiato, un padreterno. Uno di questi si trovò nella disponibilità come noto di farsi un suo personale fondo d’investimento mazzettando su quel piano di portata epocale che fu Oil for food. A livello politico poi la catena del comando, non rispondendo a necessità che necessitino di gerarchie, responsabilità e controlli, chiede solo di parlare a vanvera ed a sproposito, diffondendo l’ideologia Onu che è una sorta di terzomondismo come lo pensarono a suo tempo Gheddafi, Tito e Ho Chi Min.
Così la portavoce parlò a ruota libera da e di ex Jugoslavia, Caucaso, Afghanistan, Tagikistan, Mozambico,
Iraq, Albania, Kosovo, Pakistan, Sudan, Angola, Zambia,Bosnia, Iran, Giordania, Tanzania, Burundi, Sri Lanka, Ruanda, Siria, Malawi, Yemen. Poi approdò sempre come portavoce all’Alto Commissariato per i Rifugiati, giusto in tempo per vedere l’unico blocco navale italiano sul quale non ebbe nulla a che ridire perché lo applicavano la Iervolino, Napolitano e Prodi. Quelli erano d’altronde i tempio delle capriole dei baffini dalemiani che andavano a braccetto ancora con l’Olp, già con Hamas e intanto bombardavano Belgrado, in mezzo all’Europa. L’Alto Commissariato, come già precedentemente la Commissione Nansen, era una struttura maccartista impegnata a difendere i dissidenti sovietici ed europei orientali, sputtanata quotidianamente da progressisti e socialisti del primo mondo. Quando però la sinistra con la guida incasinata dei clinton dovette abdicare alla sua essenza, cioè alla questione sociale, sembrò normale rivolgersi alla tematica dei diritti umani che sembrarono una comoda nuova bandiera peraltro intrida di terzomondismo, senza scomodi dissidenti capaci di intendere e di volere. Non c’è chi non vede che il percorso diritti sociali-diritti umani è storicamente antagonista. Ai diritti umani interessano questioni di principio che riguardano minoranze anche infime, soprattutto quando il principio è velleitario, cioè irraggiungibile. Bene lo sa la Ong per eccellenza che è la Chiesa anch’essa fatta da miriadi di vie lattee, tutte indipendenti ma con la soluzione monarchica regolatrice dei conflitti intrinseci interni a tutti e fra tutti. Questa soluzione OI, e Ong non ce l’hanno anche per le miriadi di consulenti specialisti a contratto che fanno benemeriti proprie politiche e solo per la durata del mandato. Tornando al conflitto dei diritti, ai fautori di quelli umani non importa se le regole fanno sì che 10 persone siano ricche quanto mezza umanità mentre sono dispostissimi ad uccidere, bombardare e avviare conflitti nazionali nei quali haivogliaquanti diritti umani vengono asfaltati. Così un gruppuscolo coi voti di un condomino a forza di ciance e lazzi è riuscito ad imporre il Tribunale Penale Internazionale, nato solo per l’odio Usa antiserbo, parallelo a quello anti italiano del post Grande Guerra. Ce senso ha un Tribunale, senza leggi, polizia, ordinamento comuni? Quelli dei diritti civili sapendo di mentire mischiano giurisprudenza, trattati, filosofie per costruire codex che stanno tra fede e ideologia, labili come le sabbie mobili. Basta la denuncia di un trattato perché crolli tutto. Il resto è noto. La Boldrini, presa dalla gente per un diplomatico vero, fu tirata via dal gradino di sabbia dell’Alto Commissariato per essere candidata per Sel che era un pezzo del’ex Rifondazione comunista. Senza capire che la Boldrini non era né comunista, né socialista e nemmeno liberale, solo una moderna bigotta Dama di San Vincenzo. Prese per la gola dell’argomento immigrazione, venne eletta dalle sinistre Presidente della Camera, senza rendersi conto della delphina infanta cui affidavano tanto potere.
Ed ora ci risiamo, dalla padella nella brace, la sostituta della Boldrini all’ufficio romano dell’Alto Commissariato è già da 6 anni la 47enne milanese Carlotta Sami. Anche lei non si comporta come un impiegato o un giornalista ma metà come capo politico metà come ambasciatore, e non è né l’uno, nell’altro. Nel ’98 era all’università, ma come Calenda e Veltroni fa parte di quelli nati imparati. Tra Save the Children(Ong metà pubblica, metà privata) edAmnesty International ( un tempo associazione per i dissidenti sovietici e cinesi, destrorsa di area repubblicana, poi convertitasi al clintonesimo), la nuova Dama di San Vincenzo si è arrampicata in cima al primo box in attesa di un accordo di listino che senza voti la immetta nel gioco politico. Il problema deve essere risolto alla radice, dal governo magari ritirandosi alla Trump da una serie di OI che costano e non servono, semplificando il casino che è divenuto la quasi, post new anti diplomazia odierna, che tutto fa tranne il suo mandato lautamente pagato, che è quello di rappresentare gli interessi del pubblico pagante. Laura e Carlotta indubbiamente sono donne capaci di molto se non di tutto. Se provassero ad avviare imprenditorialità magari anche allo scopo di dare lavoro e speranze ai disperati della terra, sarebbe ottimo. Invece sono donne abituate all’insignificanza del voto, del profitto, della gavetta; si muovono su soldi direttamente pubblici o indirettamente pubblici delle fondazioni sotto l’ombrello delle sponsorizzazioni dei cartelli, senza rispetto per i tassati e tartassati estranei al circuito diritti umani; quindi invisibili.
Giuseppe Mele

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