Siamo ormai convinti da mesi che il problema è l’eccessivo costo dello stipendio dei consiglieri comunali , il cui ruolo dopo l’introduzione della riforma Bassanini è giusto quello decidere il prezzo dell’aranciata alla buvette consiliare :campagne mediatiche distinte e convergenti , che rispettano perfettamente tutti i canoni e le regole del lancio dei prodotti sul mercato , sono condotte dai diversi gruppi editoriali , producendo fatturato per i propri libri ed influenza politica per la propria lobby , individuando nei rappresentanti del popolo e nei gestori politici della cosa pubblica la sentina dei mali del Paese .
La complicità della pletora di clientes politici che affollano il “Parlamento dei Nominati “ e le maggioranze delle amministrazioni locali – alle quali ormai ci si iscrive direttamente, senza passare per un filtro partitico – regolarmente beccati ad assumere il fratello dell’amante ovvero ad aumentarsi le indennità di ogni genere e numero in qualsiasi occasione , fa il resto : tutti sono convinti che il vero primo passo per risanare il Paese sia ridurre il numero dei consiglieri comunali nel Comune di Caloziocorte !
Intendiamoci , non è che mi sfugga l’aspetto simbolico positivo che verrebbe dal mettere un freno a questa degenerazione da Sud America del primo Novecento , ma che questo sia ottenibile riducendo ulteriormente la democrazia e la possibilità di scelta popolare non è per niente convincente. Anche perché questa democrazia delle elite ricche e legate ad aziende e giornali che si sta impadronendo delle amministrazioni grandi e piccole attraverso banche, Camere di Commercio, Unioni Industriali, spesso spazzando via del tutto la mediazione politica formale, come a Milano , dove i ricchi hanno eletto la più ricca alla carica di Sindaco , sta creando delle vere e proprie voragini nei bilanci pubblici , nella maggior parte dei casi destinate ad emergere nei prossimi anni e quindi difficilmente attribuibili ai veri responsabili : nel caso strano nel quale il danno economico emergesse troppo presto , la notizia viene rapidamente seppellita e dimenticata da un sistema dell’informazione ferramente controllato da loro stessi , molto spesso con il lancio di campagne diversive per le quali gli imbecilli che popolano le assemblee elettive per nomina sono sempre pronti a fornire argomento. Non è ancora andata così a Bologna, dove gli amministratori locali hanno resistito eroicamente alla richiesta incredibile del Presidente dell’Unione industriali di fare una società mista ( ovviamente, per ragioni di efficienza,velocità etc) per gestire i 5 milioni di finanziamento pubblico per la progettazione della Nuova Tangenziale ( peraltro inutile perché non c’è traccia di fondi stanziati per la molto eventuale realizzazione della stessa per i prossimi dieci anni) : un modo nemmeno raffinato per dire che si devono spostare un po’ di costi di struttura sotto la voce “politica” e si vuole avere voce diretta in capitolo nel dare un contratto ad un progettista amico , dal momento che ora non ci si fida più dell’”intermediazione” della politica.
E’ andata così a Milano , dove la signora Moratti ha finito di rovinare quella che fu la macchina amministrativa di Maria Teresa , nominando grazie alla “Bassanini” , una ventina di eterogenei personaggi con curriculum discutibile ai vertici di tutti i dipartimenti con stipendi più simili a quelli di Figo e Ibrahimovic che a quello dei dirigenti comunali che arrivavano in tram in ufficio partendo dalle dignitose case piccolo borghesi di Città Studi e Porta Volta , facendola così grossa che la Corte dei Conti le ha richiesto il rimborso di qualche milione di euro : notizia e vicenda sparita dalle pagine dei giornali e nazionali dopo poche ore, dibattito in Consiglio Comunale chiuso nello stesso tempo senza alcun eco, mentre la macchina amministrativa del Comune sta andando, per valutazione pressochè unanime, rapidamente a rotoli.
Ma che dire di come è trattata questa incredibile vicenda dell’acquisto dei “derivati” di amministrazioni pubbliche ? I famosi “manager” , qualifica della quale si fregia ormai un numero notevole di persone che dalle parti del Nord Est definiscono familiarmente “monager” , hanno comprato prodotti finanziari “moderni” , sistemando i bilanci del proprio anno di gestione e, come nel caso dell’Atm, portandosi a casa come premio lo stipendio di una ventina di consiglieri comunali .A Milano l’imprenditore-amministratore di condominio Albertini , con il decisivo supporto del noto monager Porta ( già noto per aver traforato la gestione di Montedison ai bei tempi ) ha incassato e messo in bilancio 100 milioni di euro , girandone 36 (!) alla banca di appoggio come commissione , esponendo il Comune ad un beneficio massimo di 82 milioni ed una perdita potenziale di 420 (!!) : ad oggi, secondo Bloomberg, la perdita sarebbe di 215 milioni di euro. Tutta questa girandola di milioni, ovviamente non lascia alcuna traccia sul bilancio comunale e quindi non si sottopone al fastidioso rito dell’esposizione di cifre al parco-buoi del Consiglio, fino all’effettivo verificarsi della perdita, prevista (guarda caso..) per la legislatura amministrativa seguente !
Ma da Genova a Torino , da Vicenza a Trieste , nessuno sembra si sia astenuto dal ricorrere a queste operazioni che , se fatte nella gestione di una delle loro aziende di famiglia , le avrebbe portate al fallimento immediato .
Le stime di allora dicevano che Tangentopoli avesse provocato , a Milano, danni per 2-300 miliardi di vecchie lire . Meno della metà di quanto una sola operazione farà nell’azienda- Comune, gestita da manager e imprenditori infastiditi dalle lentezze della democrazia.
Franco D’Alfonso

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