
Si rassegnino dunque le combattenti della Crociata: non si può imporre la dignità per legge, così come non si può presupporre una virtù di stato simile ad una tassa da pagare per sentirci tutti migliori – ognuno di noi è chiamato ad assumersi una responsabilità individuale che nessuna piazza può collettivizzare e spersonalizzare, ognuno di noi è chiamato a dimostrare con le proprie scelte di vita il valore che è disposto ad attribuire a se stesso ed agli altri, senza mai rinnegare un principio fondante: la libertà di fare di se stessi ciò che si vuole, pur nel rispetto delle regole di una civile convivenza. Le signorine libere ed indipendenti che decidono di usare la propria avvenenza per guadagnare denaro all’ombra del potere – fenomeno sempre esistito e che sempre esisterà – compiono una scelta che la sottoscritta non condivide né ha mai fatto propria, ma che non intende sindacare perché rientra nella libera disposizione di sé che ciascuno di noi può esercitare. Non sono ragazze da difendere più di quanto non siano da biasimare, ed interroghiamoci piuttosto sulle famiglie che non hanno saputo trasmettere loro uno straccio di valore morale – come abbiamo letto nella parte davvero sconcia delle intercettazioni del caso Ruby – interroghiamoci sulla cieca follia di un paese che si lascia convincere che il vero problema che lo danna all’estinzione sia il Bunga Bunga, interroghiamoci sull’inveterato malcostume, questo sì da combattere, per cui si guarda il dito piuttosto che la luna e ci si lascia sempre distrarre dalle fesserie invece di rivolgere la nostra attenzione alle cose davvero importanti. E poiché fra le firmatarie del manifesto della Crociata c’è anche la signora Camusso, avremmo per lei un modesto suggerimento: la prossima volta, indica una grande manifestazione di piazza per ottenere dal governo una legge come quella approvata da Obama come primo atto del suo mandato presidenziale, ovvero l’abolizione della disparità salariale tra uomo e donna – perché quella lede la dignità davvero, perché quella umilia le donne, perché quella le rende inferiori a prescindere e le fa perennemente più deboli, mettendole sotto costante ricatto. Fino ad allora, la sottoscritta non scenderà in piazza, chè la nostra personale dignità gode di ottima salute, tanto da esporsi con la propria faccia e da firmarsi regolarmente con il proprio nome.
Chiara Boriosi

Capisco il punto da cui parti, Chiara, nel tuo articolo, che non ha nulla a che vedere con il merito della questione, ma piuttosto con la strumentalizzazione politica di una manifestazione che non e’ di tutte le donne, ma lo e’ soprattutto di quelle di sinistra, e non e’ per i diritti delle donne, ma e’ contro il governo.
A distanza di qualche mese possiamo inoltre notare come lo slogan “se non ora quando?” fosse vacuo e sia stato sprecato, poiche’ nulla e’ successo.
Il solo commento contro che ho, e’ piuttosto ai commenti in cui parli di donne incapaci di fare “squadra”, come se questo fosse in contrapposizione alla capacita’ degli uomini di farlo, cosa non vera, e semmai e’ vero il contrario. Al contrario, la divisione forzata delle fazioni di donne contro uomini non ha mai portato a nulla per una semplice ragione: non si possono mettere d’accordo TUTTE le donne per creare una “squadra” contro. E’ il principio semplice per cui l’individualita’ merita la propria indipendenza. Al contrario, come fai notare, furono i Radicali a creare il movimento di pensiero trasversale alla societa’ che ha permesso la conquista di diritti importanti, aiutando a rimuovere il blocco clericale, che nulla ha a che fare con la divisione tra sessi.
Sono un po’ deluso, anche Chiara B cede all’impulso del “il problema è un altro” quando invita la Camusso ad occuparsi delle leggi etc. Nella costituzione c’è scritto che per esercitare una carica pubblica si deve farlo con “disciplina ed onore” . I Padri costituenti erano bacchettoni ? No, sapevano bene che i comportamenti dei personaggi pubblici divengono esempio e messaggio in sè. L’esempio ed il messaggio del bunga bunga e della triste compagnia di Arcore non è la personale miseria di un anziano signore, forse giuridicamente rilevante o forse no, ovvero la disinvoltura di un gruppo di signorine più o meno per bene , ma è la riproposizione plastica del peggior modello di scalata sociale legata, per la donna, a quella cosa che il liberale decisamente rincoglionito Ostellino ha definito “la fortuna su cui si siede” .
Milioni di donne , come Chiara B ed altre, ogni giorno affrontano la vita con la loro capacità, la loro forza, la loro intelligenza ed anche la capacità di gestire la “fortuna sulla quale siedono” nella maniera che ritengono più opportuna : non era così prima del famigerato ’68, l’incubo della Gelmini e delle altre che leggono a pappagallo la velina (cartacea) preparata per loro da qualche altro, perchè prima dell’irrompere del movimento dei diritti civili degli anni 70 la condizione della donna era proprio quella della corte di Arcore, dove la possibilità di social grambling era spesso legata all’uso accorto della “fortuna” .
Le dichiarazioni di Noemi che diceva di non sapere se avrebbe fatto “la tv o il Parlamentare” sono il segnale del danno fatto dal bunga bunga prima di tutto alle donne che vanno in Tv o al Parlamento e si vedono etichettate come sempre.
Gent.ma Sig.ra Boriosi,
prendo atto da quanto ha scritto che Lei rispetta sempre la pluralità di opinioni. Bontà Sua.
1) “… però mi astengo… dall’emettere giudizi di merito sulle persone…”. Mi citi una sola mia parola che convalidi questa Sua affermazione e Le chiederò pubblicamente scusa. Non ho mai espresso giudizi verso la Sua persona.
2) Non ho mai scritto di essere favorevole o contrario al Suo articolo. Ho già detto che l’argomento femminismo/antifemminismo non mi interessa, se proprio lo vuole sapere mi dà noia.
Sono solo intervenuto nel dibattito per un termine che non mi è piaciuto e che ha provocato la mia indignazione e per l’esattezza un avverbio. Leggendo l’articolo mi sembrava di aver capito che il termine “fisiologicamente” (o “prima o poi”) fosse stato utilizzato in senso fatalistico. Lei nella replica ha chiarito l’equivoco e ha parlato anche di “infelici espressioni”. Benissimo incidente chiuso. Nessuno Le ha mai chiesto di rinnegare quanto scritto.
3) “… ma mi piacerebbe che certe esibizioni di presunta superiorità culturale fossero accompagnate da ragionamenti motivati e non da semplici autocompiacimenti”. All’inizio del mio intervento ho citato le parole di Dante – “Amor mi mosse che mi fa parlare” – con la speranza di prevenire simili obiezioni, ma devo constatare che non è servito al mio scopo. Non pensavo che suggerire la lettura o rilettura di un libro di Benedetto Croce potesse offendere qualcuno. Quando un individuo mi suggerisce di leggere o rileggere qualche libro sono sempre lieto di navigare in altri mari ignoti o di riscoprire vecchie letture magari dimenticate. In futuro mi guarderò bene dal suggerire letture senza prima conoscere il mio interlocutore, ma poiché scriviamo su “Pensalibero” davo per acquisiti certi comportamenti.
4) Il mio lungo elenco di personaggi storici era da ricongiungersi alla “Religione della libertà” di Croce e alla sua interpretazione dello Spirito e al suo avanzamento verso l’ideale liberale. Secondo don Benedetto le singole epoche storiche vanno giudicate a seconda che abbiano incarnato o meno l’ideale morale della libertà. E a mio modesto avviso tutti quei personaggi lo hanno fatto e anche bene. Chiedo scusa se non mi dilungo nella spiegazione di certi concetti ma ho paura di tediare.
Chiudo ricordando un episodio accaduto tempo fa su Pensalibero. Mi permisi di contestare a Nicola Cariglia una frase che giudicai fuori luogo: “MALEDIZIONE DEI LAICI”. L’Autore dell’articolo comprese subito che il mio intervento era sincero e non dettato da un “semplice autocompiacimento”. Mi rispose con molto garbo e grande saggezza. La classe e la pacatezza di Cariglia sono per me, e spero anche per altri, modelli da imitare sempre.
Cordialmente, Giuseppe Selvaggi.
P.S: Visto che mi considero un individuo sensibile Le comunico che da oggi in poi appena vedrò un Suo articolo mi guarderò bene dall’intervenire. Ciò eviterà a me e credo anche a Lei spiacevoli equivoci che potrebbero ferire la mia sensibilità e quella altrui.
Grazie Marzio. Io rispetto sempre la pluralità di opinioni perchè la considero una ricchezza, però mi astengo, per un mio personale senso di rispetto degli altri, dall’emettere giudizi di merito sulle persone, specie quelle che non conosco. Non sono qui a dimostrare i miei studi nè la mia preparazione, ma mi piacerebbe che certe esibizioni di presunta superiorità culturale fossero accompagnate da ragionamenti motivati e non da semplici autocompiacimenti. Da liberale, quale sono, ritengo che misurarsi con gli altri sia un ottimo modo di misurare prima di tutto se stessi, riconosco chi mi è superiore e sono pronta ad imparare – purchè ne veda però una valida ragione. In questo caso, non rinnego una sola parola di ciò che ho scritto.
L’articolo di Chiara è onesto e coraggioso contro il vetero femminismo appiattito a sinistra che ora si vorrebbe resuscitare contro il Cavaliere in nome di un’etica condivisa, quindi bigotta. Una donna che si distingue dalle derive qualunquiste del femminismo rischia l’isolamento e questo è molto grave. Sta agli uomini smettere di ridere sotto i baffi, di fingere la propria ipocrisia e capire che il problema è comune, quindi non più solo politico ma antropologico. Quanto alle dimostrazioni di oggi aggiungo solo una nota sul cattivo gusto del “Se non ora quando?”, il libro di Levi col ben conosciuto retroterra tragico immeschinito a slogan contro le puttanate del Cavaliere. Un altro esempio della sinistra nel marasma intellettivo e emotivo, quando invece basterebbe ritrovare un grande amore per ciò che facciamo e viviamo.
Al sig. Otto consiglio la lettura del “Galateo” di Donna Letizia, una ripassata alle buone maniere non guasta mai.
Sempre al sig. Otto dedico questo aforisma: “Dietro uno pseudonimo banale si cela sempre un raffinato intenditore di banalità”.
Come l’autore che hai citato, hai detto solo una banalità
La sintesi per essere compresa necessita di analisi e cioè di studio, se una persona qualunque non padroneggia certi concetti io che ci posso fare?
Modestamente posso suggerire un Bignami di storia e filosofia.
Ho citato un solo personaggio e spero di aver detto qualcosa.
Per Chiara Boriosi
A volte sintetizzare può creare incomprensioni, ma come Lei scrive a volte è necessario.
A proposito di bandiere della pubblica virtù sventolate in piazza. Mi ricordo di un simpatico episodio accaduto anni or sono. Un primo ministro, il cui nome ora mi sfugge, diede l’ordine di coprire il seno de “La Verità svelata dal Tempo” del Tiepolo. Fortunatamente si trattava solo di una copia esposta nella sala conferenze della Presidenza del Consiglio.
Voleva forse il primo ministro far sapere a tutti di aver fatto voto di castità? Si può considerare come un esempio di pubblica virtù?
Accade spesso, per necessità di sintesi, di dover ricorrere a “infelici espressioni”, che qui volentieri espliciterò. Con l’avverbio fisiologicamente intendevo indicare non un accadimento fatalista, quanto piuttosto una conseguenza del determinismo storico per cui certe conquiste sociali e civili nascono in un luogo ed in un momento ben preciso e poi si estendono a macchia d’olio, spalmandosi su un più vasto palcoscenico di quello che le ha generate. In tal senso, le conquiste dell’Umanesimo e del Rinascimento, ma possiamo ben risalire più indietro al pensiero greco, al diritto romano, hanno trovato la via di una estesa propagazione nella cosiddetta civiltà occidentale. Il perbenismo bigotto ed ipocrita che ha caratterizzato tanta parte della vita sociale e politica dell’Italia repubblicana, e che ancora oggi ahimè scende in piazza a sventolare la bandiera della pubblica virtù, ha indubbiamente ritardato certe svolte che pure sono egualmente arrivate proprio perchè il sentimento individuale della libertà di scelta e dei diritti civili alla fine è più forte del muro della conservazione. Certe battaglie sacrosante sono state combattute, dobbiamo riconoscerlo, dai radicali, che hanno saputo creare un forte movimento di pressione e di opinione sfociato poi nelle conquiste dell’aborto e del divorzio – che sia chiaro difendo e difenderò sempre nel merito. Ma il femminismo è stato marginale, prova ne sia che non ha prodotto epigoni, un movimento stabile, una continuativa azione civile, e dunque ritengo che certe svolte siano dovute più a Pannella che alle femministe. Ringrazio per l’elenco delle letture che mi è stato suggerito, pare impossibile, lo so, ma ce ne siamo già giovati a suo tempo. Il nostro esser liberali risale a tempi ormai lontani, e qualche base ce la siamo pur data.
E’ possibile in un intervento citare 18 personaggi, anzi 19 perché i fratelli Rosselli sono due, e non dire niente di niente?
“Il femminismo spesso velleitario… si è seduto alle prime conquiste più apparenti che eclatanti – divorzio ed aborto – che fisiologicamente sarebbero comunque arrivate prima o poi…”.
Avevo deciso di non prendere parte a questa nobile quanto interessante discussione, purtroppo la mia attenzione si è soffermata su di una parola, per l’esattezza un avverbio: FISIOLOGICAMENTE.
Da moralista qual sono che non si vergogna di definirsi tale in un paese dove moralista è sinonimo delle peggiori infamie (Giuliano Ferrara docet), da moralista classico (per intenderci quelli studiati ed amati dal compianto Giovanni Macchia) mosso solo ed esclusivamente dalle parole del Poeta – “Amor mi mosse che mi fa parlare” – non posso tacere e mi si perdoni il bisogno che ho di urlare la mia indignazione per aver letto un simile pensiero. Sì sono indignato anche da quel “prima o poi” che mi irrita quanto l’avverbio.
Non entro nel merito della questione e dirò solo che di quelle sei donne che compaiono in alto a destra nella foto ho stima solo della Signora Emma Bonino per le altre donne alcune le conosco e non mi dicono niente altre mi sono del tutto sconosciute.
Non mi interessa parlare della dignità delle donne o dei pruriti del sultano di Arcore (altrimenti mi si accusa di avere gli incubi), non mi interessano le questioni sociologiche perché sono un liberale e i liberali si occupano degli individui e non delle masse. Però mi si permetta di far notare con garbo che io sono in totale disaccordo con quella infelice (per me) espressione.
Non mi va di discutere di aborto e divorzio, si sa che le conquiste ottenute con fatica dopo un pò le si considera ovvie e scontate esattamente come accade per l’acqua che apprezzi solo se ti trovi nel deserto e stai morendo di sete.
Se fosse possibile farlo suggerirei di parlare della Libertà con Eleonora de Fonseca Pimentel, martire della gloriosa Rivoluzione Napoletana del 1799, e ci si potrebbe far spiegare da lei che pagò con la vita perché quel termine – “fisiologicamente o prima o poi” – ad un liberale mal si addice. Giacché scriviamo su di un sito della grande famiglia socialista interroghiamo Anna Kuliscioff o Angelica Balabanoff o Lina Merlin o Carla Voltolina o Ada Gobetti.
Quindi a seguire questo ragionamento anche la Libertà prima o poi sarebbe arrivata, inutile il Rinascimento e l’Umanesimo di Montaigne, Erasmo, Tommaso Moro, inutile il Settecento e i suoi Lumi, inutile il Risorgimento e l’Unità d’Italia, inutile l’antifascismo con i suoi martiri Gobetti, Giovanni Amendola, fratelli Rosselli, Matteotti.
Prima o poi tutto arriva, basta attendere con pazienza. Questo fatalismo che ci porta a sederci lungo il fiume e ad attendere gli eventi mi si perdoni è filosofia orientale (rispettabile per chi ci crede) e non ha nulla a che vedere con la filosofia occidentale che è liberale da Eraclito in poi (basta leggere Bertrand Russell).
Ci sarebbero ancora tante cose da dire, ma mi fermo suggerendo la lettura o rilettura di un testo che io considero fondamentale per ogni liberale e precisamente la “Storia di Europa nel secolo decimono” di Benedetto Croce, e ci si soffermi sul capitolo “La religione della libertà” che potrà dare nutrimento per futuri scritti.
Cara Mariella, sfatiamo subito un mito, io non sono giovane, ho 47 anni, dunque certe battaglie le ho viste in prima persona, sia pure da ragazzina. Hai ragione, naturalmente, il vero grande problema delle lotte femminili è dato dalla nostra incapacità di fare squadra e dalla nostra storicamente radicata abitudine di vedere nell’altra donna una rivale, anche per questo ritengo che una manifestazione come quella di domenica sia solo un pessimo esempio di un malcostume che si procrastina piuttosto che di una vera sana ribellione.
Brava Chiara, hai detto tutto ciò che penso anche io , senza la capacità tua di esporlo così bene.Io sono piuttosto “agée” e ricordo che anche quando avevo la tua età , con le mie coetanee,già cercavamo di farci sentire. Ora i tempi sono molto cambiati.., nel mio piccolo cerco di fare qualche cosa ,ma come si vede in questi giorni , le donne continuano a farsi del male.Non voglio pensare che sia il nostro destino: ognuno di noi ha la possibiltà di cambiare e di raggiungere dei nuovi traguardi. Finché ci sono donne come te , e sono sicura che oggi ce ne sono tante,io ho grandi speranze.Bisogna educare le giovani di oggi a essere più unite ; di fronte a questi problemi, l’altra donna non é una tua nemica …
Un caro saluto
Mariella
Cara Chiara, le buone occasioni si presentano diversamente, non gettandosi addosso la croce fra donne – vecchio vizio tutto femminile che ha sempre favorito gli uomini – ma facendo invece squadra. Per questo chiedo alla Camusso, sapendo bene che non lo farà, di battersi per le necessità vere delle donne, quelle che, se risolte, le renderebbero davvero più forti ed indipendenti. Meritocrazia, pari opportunità, parità salariale, servizi sociali adeguati per le donne lavoratrici: queste sono le cose che ci fanno crescere, il resto, vedi, sono chiacchiere fumose di chi predica una presunta virtù e poi da un pessimo esempio di spocchia intellettuale.
su questo ha ragione!
chiedo scusa per non aver firmato il breve commento. La mancanza è stata dovuta ad imperizia e non alla volontà, essendo la prima volta che partecipo.
Mi chiedo, non crede che una tale manifestazione possa essere letta non contro un gruppo più o meno sparuto di donne coinvolte nelle ultime vicende, ma a favore di molte più donne, specialmente quelle giovani, che stanno perdendo la forza. la speranza ed il desiderio di dimostrare che ci sono, sono tante, lavorano, studiano, si impegnano (coniugate o non, con prople o non) ed hanno il diritto di pretendere che non diventi maggioritaria l’idea di una donna preda e predatrice, ma comunque priva di una sua autonoma dignità e dimensione?
Non è una buona occasione?
Chiara Presenti
Gentile Anonimo, sì, sono convinta, per questo mi firmo, a differenza di lei.
Un momento : qui siamo alla commistione tra l’ “avanti Savoia”, “lavoratori di tutto il mondo unitevi “, “se avanzo seguitemi ” , con sottofondo di altri appelli che non mi vengono in mente . Ah , certo : dimenticavo ” la pazienza è finita “di Bersani.
Chiara ,come puoi restare insensibile ?
Convinta lei ….
Mi sembra di essere ancora all’epoca Scalfariana (prete falso!): NON SI VERGOGNA SIGNORINA, SI COPRA!