Premessa d’obbligo: conosco Leonardo Domenici e mi sta simpatico. Per gli stessi motivi per i quali è diffusa una certa antipatia nei suoi confronti: essere algido, capace di scatti di rabbia, decisioni drastiche, rotture improvvise e irrimediabili. Nemmeno io riesco a spiegarmi perché mi stiano simpatiche tante persone e abbia tanti amici che più diversi da me non potrebbero essere. Ma preferisco chi è capace di uno schiaffo sonoro a chi ti mette in mano un cotechino quando vuole stringertela.
L’attuale sindaco di Firenze l’ho incontrato per la prima volta quando lui avrà avuto si e no 20 anni. Dirigente provinciale della FGCI, partecipava, a Firenze, ad un congresso nazionale dei giovani comunisti che si sarebbe concluso con un discorso di Berlinguer e con la conferma del segretario nazionale uscente, un certo Massimo D’Alema. Correvano gli anni settanta, ero un giornalista già abbastanza conosciuto e fui mandato a seguirlo. Allora i congressi, anche quelli dei giovani, duravano parecchi giorni ed ebbi modo di conoscere ed intervistare molti dei partecipanti fra i quali, appunto, Domenici. La faccio breve: ci siamo incrociati varie altre volte: alle trattative per la giunta, anomala per l’epoca, che avrebbe governato Firenze dal 1985 al 1990: PCI, PSI, PSDI, PLI. Leonardo era segretario comunale del PCI, e dovette sottoscrivere un patto “leonino” ai danni del PCI: sindaco, Massimo Bogianckino, socialista; due vicesindaci, Michele Ventura, comunista e Nicola Cariglia, socialdemocratico; assessori metà al PCI, metà ai laico-socialisti. Fu la giunta che aveva già in nuce i germi delle contraddizioni attuali del centrosinistra fiorentino, soprattutto per la questione Fondiaria ricordata per la telefonata di Occhetto che, nel 1989 ne determinò il naufragio.
In pratica, poi, non ci siamo più persi di vista: assieme in consiglio comunale nei primi anni ’90, lui sindaco della città ed io direttore della sede RAI fino a pochi mesi fa.
Ecco perché posso assicurarvi che la decisione clamorosa del sindaco di Firenze di incatenarsi non è frutto di rabbia e tantomeno di disperazione. E’ il gesto meditato, accuratamente aggiungo, di un politico a tutto tondo.
Incatenandosi di fronte a Repubblica, Leonardo Domenici ha raggiunto il suo obbiettivo: spostare l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica sulla sua onestà. Che nessuno aveva messo in dubbio e sulla quale io metto la mano sul fuoco.
Fino a quel momento si parlava della situazione di Firenze, di scelte urbanistiche assai discutibili, dell’eccessivo affollamento di funzioni a Castello ma anche in altre aree della città, della distanza della sua amministrazione rispetto a troppi problemi di Firenze.
Spostare l’attenzione dal funzionamento della sua amministrazione alla sua personale onestà è stata secondo me una grande trovata. Il cui effetto, però, è svanito quando si è presentato in TV, da Lucia Annunziata con il sindaco di Napoli, Rosetta Iervolino. Non per le facili e inaccettabili ironie che si fanno sulla voce di Rosetta. Ma perché, presentandosi in compagnia, è….rientrato nel gruppo.
N. C.

Un solo rilievo. Incatenandosi davanti a “Repubblica” Domenici ha espresso la propria devozione e delusione per il foglio che da trent’anni è la bibbia quotidiana del qualunquismo di sinistra, un fogliaccio covo d’una ventina di informatori faziosi che si propongono come punta di diamante dell’italica intelligenza. E nemmeno può scattare un confronto con i quotidiani di destra, la cui vocazione irrimediabile ai giornaletti da terza liceo li rende innocui. Lungi dal comprendere che “Repubblica” infettò negli anni ottanta la sinistra italiana col virus dei borgatari accademici risciacquati nei diritti civili degli “States”, Domenici incatenandosi davanti alla sua bibbia ha fatto una confessione disarmante: conclusa la micidiale regia di Enrico Berlinguer i giovani eredi del comunismo italiano ebbero il solo vero referente nell’economista, politologo, storico, teologo, filosofo, sociologo, letterato, critico, etologo, antropologo, chi più ne ha più ne metta, Scalfari Eugenio.
M.S.
Sulla stampa quotidiana del 6 dicembre ho letto di W.Veltroni proteso a difesa de i sindaci di Napoli e di Firenze per le “loro qualità politiche ed amministrative, e la serietà ,ed anche il rigore morale”. Non conosco direttamente l’operato della signora Jervolino ,anche se ne conosco la voce chioccia , ed i risultati della di lei attività ,illustrati ampliamente in TV.
Ma credo di poter osservare alcune cose ,in merito alle capacità amministrative del Sindaco di Firenze ,ed alla sua arroganza personale . Tante certamente le opere ,riassumibili nella cementificazione della città , affidata comunque allo stesso gruppo imprenditoriale( per brevità?) ,con una costanza che rasenta la monotonia…; nella distruzione della viabilità ,dalla famosa “ovo onda” alle assurde e pericolose rotatorie sulla via Pistoiese ; con errori ripetuti di progettazione ed esecuzione ,e l’oscuramento delle mura del Sangallo con terrapieni ,paratie per parcheggi di bus , più a delle strutture per uffici “provvisori “; e con attività infinite di apertura/chiusura dei manti stradali ( come si dice ,fare e disfare è tutto un lavorare ,a beneficio delle imprese) . Mentre il centro storico è isolato da cartelli di “ area pedonale “ ed ove i fessi incappano in multe da porte telematiche ( quelle per la sosta non bastavano !) ed i furbi entrano ed escono a piacimento; e con tutto all’intorno una onnipotente società di parcheggio ha cancellato ogni libera sosta ,sostituita con pedaggi esosi . Intanto le periferie restano mal servite e pericolose , preda di espropri proletari a carico di motorini , di ruote delle automobili ( ritrovate sospese in equilibrio instabile ) , e di divertentissime frantumazioni di vetri .
Così Firenze perde buona parte della propria identità , con la fuga dei negozi storici e tradizionali dal centro , la fuga delle grandi e celebrate mostre e manifestazioni , le difficoltà di ricezione e nei collegamenti ( l’aereoporto è stato ed è osteggiato in tutti i modi ,avverso un ammodernamento e miglioramento di funzionalità ,e messa in sicurezza ;e la fretta con la quale si è concesso di costruire ed edificare tutto intorno ad esso ben rappresenta l’ultimo tassello di un ostruzionismo pervicace ed ottuso). Mentre l’assurda insistenza a voler far transitare un treno sotto il Duomo ,passando per stradine fatte per cavalli e carrozzelle ,ben indica il livello di oscurantismo “progressista” di certi amministratori.
Credo poi che il “ rigore morale “ faccia a pugni con l’arroganza personale ( che si aggiunge a quella del potere”) ,con la vanagloria , la presupponenza e strafottenza . E che dire dell’episodio dell’incatenamento ( certo ,vistoso e “ distraente”) di un Sindaco davanti sede alla di un giornale ,che ben fa il paio con il precedente episodio di una folkloristica esibizione di assessori ( tempo fa ,ricordate?) costretti a sfilare per strada come uomini-sandwich contro il Governo ? O del rifiuto a fare gli auguri alla cittadinanza per le prossime festività? Anche questa ultima figura fatta fare ad una città come Firenze ,riconosciuta altrimenti come patrimonio dell’umanità ( secondo alcuni cartelli ostentati per le vie ),abbellita recentemente con un simulacro del dio Siva ( certo immagine tipica per la città ) davanti all’ingresso della Fortezza da Basso ,non penso possa essere annoverata come esempio di buona amministrazione ,né di capacità amministrative personali.
Mi chiedo quindi quale film abbia visto il buon dabliù Veltroni….