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DIPENDENTI PUBBLICI: RIDURLI ORA SI ORA NO

I sindacati bocciano il piano Nicolais. Nel frattempo il governo stabilizza il posto a migliaia di precari. Indiciamo un concorso fra i lettori: cosa proporrà il governo il prossimo anno? di G.Magni

di Giancarlo Magni | 20 Settembre 2007

Prima o poi i nodi vengono al pettine. Poco dopo il suo insediamento, il governo Prodi siglò il nuovo contratto per i 3,5 milioni di statali raggiungendo, con le organizzazioni sindacali, un’intesa in cui, a fronte di una minima e tutta teorica introduzione di criteri meritocratici nell’organizzazione del lavoro, cedeva su tutta la linea alle richieste normative ed economiche avanzate. Anche ampi settori del centrosinistra giudicarono quell’accordo troppo rinunciatario. Fra le altre cose c’era anche la promessa di assumere, nell’arco della legislatura, 500mila lavoratori precari, 250mila dei quali solo nella scuola (inutile ricordare a questo proposito che la scuola italiana è quella che in Europa, e quindi nel mondo, ha il più alto numero di insegnanti in rapporto agli alunni). Dal punto di vista di Prodi l’intesa aveva una sua ragion d’essere. Era il “grazie” ai dipendenti pubblici per il sostegno che, nella stragrande maggioranza, gli avevano dato all’elezioni. Ora però arrivano i conti da pagare e naturalmente ad onorare il debito sono chiamati tutti gli italiani. E’ infatti partita la prima tranche del piano di stabilizzazione dei lavoratori precari. Per quest’anno le assunzioni saranno 84.750. Di queste 70.000 riguardano i precari della scuola, 7000 quelli di vari uffici statali e 2500 gli assunti per lavori socialmente utili nei piccoli comuni. A seguire, nei prossimi anni, arriveranno ancora centinaia di migliaia di dipendenti fra stato, regioni ed enti locali. Un senso di marcia, quello voluto dal Governo, che va nella direzione esattamente opposta a quella che lo stato delle cose imporrebbe, vale a dire la riduzione quantitativa del numero dei dipendenti pubblici e il loro miglioramento qualitativo. Le cose però, è risaputo, hanno una loro forza intrinseca che emerge anche a dispetto delle convenienze elettorali e della demagogia. Così il ministro per la funzione pubblica Nicolais si è sentito in dovere di proporre un piano per cercare di rimettere un po’ in ordine le cose. Niente di straordinario per carità, solo una spruzzata di buon senso: incentivare l’esodo dei dipendenti più anziani e realizzare un turn over 1 a 3, con una nuova assunzione ogni tre prepensionamenti. Piano subito bocciato dalle organizzazioni sindacali che hanno invece chiesto al ministro di darsi da fare per trovare risorse tali da garantire agli statali il nuovo rinnovo contrattuale nel frattempo maturato. C’è da dire che la tesi con cui i sindacati hanno motivato la loro presa di posizione ha una sua legittimità di fondo. Non si può – hanno sostenuto all’unisono Cgil, Cisl, Uil e quant’altri – fare un accordo come quello del 23 luglio dove ci si impegna ad attuare politiche che prevedono l’allungamento, sia pure volontario, dell’età lavorativa e poi proporre politiche che vanno nella direzione esattamente opposta, per di più con l’incentivazione del governo (il che presuppone di trovare risorse supplementari per l’anticipo e la maggiorazione delle buone uscite). Ragionamento che non fa una grinza. La responsabilità infatti è tutta di un governo che procede a zig zag. Un anno aumenta il numero degli statali, l’anno dopo cerca di ridurli. Indiciamo un concorso fra i lettori: cosa proporrà il governo il prossimo anno?

Giancarlo Magni

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, anziani, assunzione, assunzioni, buon senso, centrosinistra, conti, demagogia, europa, governo, lavoro, legislatura, mondo, organizzazioni, prodi, punto di vista, scuola, sindacati, sostegno

Info Giancarlo Magni

Giancarlo Magni, giornalista professionista, ha seguito per anni, a Roma, la vita politico-parlamentare. Ha lavorato nella carta stampata, nelle radio e nelle TV. Ha collaborato con la Nuova Eri e con il RadioCorriere. In Rai, e’ stato prima alla redazione del TGR della Liguria e poi al TGR della Toscana, dove ha ricoperto la carica di Vice Capo Redattore. Attualmente è VicePresidente del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Regione Toscana. Fa parte del Comitato Direttivo della Fondazione “F. Turati”, una Onlus che opera in Toscana, Lazio e Puglia e che gestisce Centri di Riabilitazione, Rsa, Centri per disabili e strutture per persone in stato vegetativo permanente e per malati di Alzheimer.

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