«Abbiamo apprezzato la correttezza istituzionale e personale di Montemagni, dimostrata fino in questo suo ultimo gesto con il quale, unico esponente della giunta di governo regionale, prende atto delle contraddizioni in cui si avviluppa la coalizione di centrosinistra. Abbiamo apprezzato la correttezza di Montemagni – pur in una costante ed evidente divergenza di vedute, strategie e contenuti – dato che con lui il dialogo si è sempre mantenuto corretto e rispettoso, anche allorché turbini interni od esterni avvolgevano la politica regionale. Ne do atto volentieri e mi rammarico sotto questo profilo della scelta operata, del resto in linea con la correttezza dell’uomo».
«Ciò detto, però, resta intatta la realtà politica di un’Unione che scricchiola. Lo avevamo fatto notare esplicitamente in aula, durante il dibattito consiliare in cui tre diversi documenti hanno accompagnato la bozza del Prs. E sì che la chiamano Unione. Ora, però, la questione politica non può ridursi in una divergenza interna al Pdci, come tenta di fare Montemagni. Il malessere è ben più profondo, e investe scelte che attanagliano il governo regionale attorno ai nodi del lavoro, dell’energia, delle infrastrutture, della finanza regionale e del mondo bancario, coinvolgendo le stesse scelte sulle opzioni per uscire dal coma profondo che affossa la Toscana».
«Accade, ora, che l’assessore che è il capomastro nel cantiere dove si posa quel pilastro fondante della politica di governo regionale che è il Prs vada fuori strada alla prima curva, vittima di tutti i ritardi e di tutte le contraddizioni in cui si dibatte la giunta Martini, morbi letali in un momento così cruciale. E accade anche che Martini ancora una volta intenda far finta di nulla, affermando che l’esperienza di Montemagni debba continuare, in una filosofia del the show must go on cieca e irresponsabile rispetto al problema che Montemagni solleva con le proprie dimissioni. Insomma, è il momento delle scelte e anziché scegliere si fanno vittime, il che non è buon viatico per il futuro. Neppure per un’opposizione cosciente come quella di An, che da anni indica la strada dello sviluppo e gli strumenti per uscire dalla crisi, avendo in animo prima di tutto la sorte dei toscani rispetto alla polemica politica».

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