
Presentazione del libro
18 gennaio h17.30 presso Fuis piazza Augusto Imperatore 4.
Modera l’editore
Luca Rampazzo
Intervengono
Franco Lombardi
Presidente Asati
Antonio Preto
Commissario Agcom
Maurizio Matteo Dècina
Esperto Tlc
Alessandro Cucchi
Segretario UilCom Roma Lazio
Riccardo Lucarelli
Rete liberale
Messaggio di
Giorgio Benvenuto
Sarà presente l’autore
Leolibri edizioni
http://www.leolibri.it/content/digital-renzak
Come per le tasse ed il debito pubblico, anche su Internet e dintorni ci sono dei veri e propri diktat da eseguire. Per le tasse, gli ordini sono europei; invece per il mondo digitale come per la finanza, la fonte di governo è l’America di cui l’Europa si fa tramite. Deutsche Telekom illustra così i risultati della politica europea: “Internet è presidiato da Google, Facebook e Amazon. Le alternative offerte dall’Europa sono pressoché nulle. Nel software primeggiano Microsoft, Oracle e IBM, nel mobile a farla da padroni sono la sudcoreana Samsung e l’americana Apple. Nella telefonia ‘pura’, le europee sono dietro i giganti nipponico NTT ed Usa AT&T. Le stelle dell’industria europea versano in condizioni estremamente difficili.” C’erano un tempo, le grandi telecomunicazioni ed informatica italiane, nel nome di Marconi, l’inventore dello spettro radio. Non si tratta di Olivetti, ma di Italcable, Sip, Sogei, Italsiel, poi Finsiel. Craxi prima del diluvio voleva creare, sull’esempio della chimica, Olisiel, fondendo l’informatica pubblica con quella privata. Non se ne fece di nulla evitando almeno gli scandali. Oggi, dal social al tablet, dalle infrastrutture all’hardware fino agli OTT, tutta l’offerta è un monopolio americano. Il ricco mercato italiano è in mano a quell’offerta, per la quale le nostre imprese del settore lavorano da intermediari subordinati. Il governo non ha competenze su un settore che di anno in anno più si estende più si fa specialistico. Soprattutto non vuole parlare con quelle imprese e con i centri che le hanno. Lo fa per scelta politica, poichè non vuole essere distratto dal compito che si è dato, il Digital RenzAkt, appunto. Il Dra si traduce in alcuni compiti, quali organizzare al meglio i consumatori italiani di digitale; facilitare la vendita e l’assistenza da remoto, che qui significa dall’estero; far credere che la Rete abbia quell’autorità didattica che un tempo aveva la televisione pubblica. In soldoni, bisogna diffondere il più possibile banda larga, ecommerce e Internet delle cose per la vendita straniera. Fra le pieghe non vista c’è la rinuncia a sostenere la produzione, massimamente quella da export. C’è la difesa della piccola, diffusa, frammentata informatica, legata agli enti locali e dintorni che di per sè impedisce economie di scala produttive. C’è, connesso a tutto ciò, il mito delle start up. C’è la dialettica distorta secondo bisogni e desideri apicali tra il più grande cliente digitale (Pubbliche amministrazioni) ed il fornitore privato. Tutto ciò appare un incredibile e irrazionale suicidio ecosociale, quasi non credibile alla stregua di tanti complottismi. Negli altri paesi si preoccupano: il ministro francese dell’Economia Montebourg diceva: “Non vogliamo diventare una colonia digitale dei giganti mondiali di internet”. Nel nostro si è felici e purtroppo si spiega benissimo. Il digitale è da tempo unione di Internet e TV. Lo sposalizio è stato in passato impedito a tutti i costi, dalla politica terrorizzata dall’incapacità di Rai e dai fallimenti di De Benedetti. Di fronte al rischio dell’entrata di Berlusconi nelle telecomunicazioni, l’unica soluzione accettabile per i partiti di governo è affondare la produzione interna ed affidarsi del tutto ai monopoli stranieri che hanno già Internet, i cellulari, le mappe interattive, l’ecommerce e domani avranno anche gli Internet Tubies.
Di questo si occupa, raccontando 5 anni di cronaca delle politiche settoriali, Digital Renz Akt di Giuseppe Mele preceduto nelle introduzioni da esperti quali Davide Giacalone, Maurizio Matteo Dècina ed Alessandro Cucchi. Il libro verte attorno agli ultimi 5 anni di politiche digitali e degli eventi che hanno avuto protagonisti l’Agid, l’Agcom, l’Antitrust, Telecom e le altre Telco, le Emittenti televisive e l’impatto degli Over the top con particolare attenzione al lavoro digitale. Un punto di vista spesso sottovalutato, che l’autore, cui si devono le tesi sul Digitale dell’ultimo congresso Uil e UilCom, ha maturato dalla posizione di notista e rappresentante sindacale di società Tlc, e di referente UilCom e Uil per i gruppi di lavoro Agid.

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