Lo sappiamo, è dura. Ma anche gli esponenti DS, il partito che più si è giovato della via giudiziaria al Governo, devono (non osiamo scrivere meritano) essere difesi e tutelati dagli eccessi del giudice per le indagini preliminari, Clementina Forleo.
La loro difesa è la difesa di tutti i cittadini.
Non c’entra niente la loro innocenza (auspicabile) o colpevolezza che si dimostreranno, eventualmente, alla fine di un processo.
C’entra molto, invece, che nessun magistrato ha diritto di trattare nessun cittadino come se già fosse colpevole prima che si sia concluso il processo.
E, invece, leggiamo ogni giorno provvedimenti, atti, o, peggio, dichiarazioni alla stampa di magistrati che si scagliano con inaudita violenza contro chi è oggetto, allo stato, di semplici indagini.
Il malcostume è talmente radicato che ormai non suscita più la minima reazione. Nella stessa vicenda che riguarda D’Alema, Fassino e Latorre e le loro telefonate intercettate con l’ex presidente di Unipol, Consorte, c’è un equivoco di fondo. Chi difende i leaders DS e, all’opposto, chi li accusa, spesso lo fa compiendo il medesimo errore: i primi affermando che si trattava di telefonate che niente avevano a che fare con le manovre di Consorte; i secondi sostenendo che le telefonate dimostrano complicità.
E tutti dimenticano che Consorte è innocente fino a prova contraria e fino a processo concluso, e nessuno può parlarne come di un colpevole.
E’ elementare. Fin troppo. Eppure, grazie alla “mirabile” stagione giustizialista, quella in cui un procuratore della repubblica poteva permettersi di definire “magico” per l’accertamento della verità il momento dell’arresto di un indagato, questo principio viene costantemente violato.
Ecco perché difendiamo D’Alema e Fassino. Ma loro (e molti altri) farebbero bene a chiedere scusa agli italiani per aver contribuito in maniera determinante a questa situazione.
DIFENDIAMO FASSINO E D’ALEMA. MA CHIEDANO SCUSA AGLI ITALIANI
Non c’entra niente la loro innocenza o colpevolezza. C’entra molto, invece, che nessun magistrato ha diritto di trattare nessun cittadino come se già fosse colpevole prima del il processo.

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