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Dietro il caso Minetti l’attacco a Mattarella: chi vuole liberare il Quirinale prima delle elezioni?

È un attacco micidiale al presidente della Repubblica. Diretto, inedito. È del tutto evidente che l’obiettivo non è Nordio, anche perché il ministro in questa vicenda ha avuto un ruolo del tutto secondario, di passacarte. È chiaro che non poteva essere lui ad indagare su Nicole Minetti, il compito spetta alla magistratura (e finora la magistratura non è dipendente del ministro…).

di Piero Sansonetti | 5 Maggio 2026

È un attacco micidiale al presidente della Repubblica. Diretto, inedito. È del tutto evidente che l’obiettivo non è Nordio, anche perché il ministro in questa vicenda ha avuto un ruolo del tutto secondario, di passacarte. È chiaro che non poteva essere lui ad indagare su Nicole Minetti, il compito spetta alla magistratura (e finora la magistratura non è dipendente del ministro…). Né poteva essere lui a decidere, il potere era ed è solo di Mattarella. Ora si fa un po’ di melina, il gioco politico si attorciglia e si confonde, ma l’unica conclusione che si vede all’orizzonte è il tiro ad alzo zero contro il Quirinale. Chi ha interesse a questo attacco sono gli stessi che hanno sollevato il caso Minetti e raccolto le informazioni su di lei e sul suo compagno Cipriani? Qui le cose diventano più difficili. Bisognerebbe capire se nella vicenda c’entrano o no i servizi segreti. E poi bisognerebbe capire, nel caso, quali pezzi di servizi segreti. E poi a nome e per conto di chi. L’occasione però è stata molto ghiotta. All’indomani del referendum, in un momento di grande debolezza del governo, e con un tema molto importante sul piatto: il potere di grazia del Quirinale.

Da quando è stata abolita l’amnistia, un quarto di secolo fa, il potere di grazia è rimasto l’unico potere giudiziario che sfugge alla magistratura. La quale non lo ha mai visto di buon occhio. Se il Quirinale alla fine si piegherà al diktat, e ritirerà la grazia per Nicole Minetti, si creerà una situazione nella quale nessun presidente più avrà il coraggio di esercitare quel potere. E si potrebbe persino arrivare alla scelta di abolire per legge, come è stato per tutti gli altri poteri di clemenza. La magistratura, o almeno la sua parte più potente, non ama la clemenza. Ma come mai proprio in questo momento è scattato l’attacco feroce contro il Presidente? Difficile capirlo con certezza. Non ci sono gli elementi. Ma si può ragionare. Per esempio si può ragionare sul fatto che da circa un mese si è capito che molto difficilmente il centrodestra, dopo le elezioni del 2027, avrà una maggioranza (o comunque una maggioranza larga) in Parlamento. È possibile che sia in minoranza o che invece si trovi comunque con una maggioranza molto risicata. E una maggioranza risicata, questo la storia ce lo insegna, non è sufficiente per eleggere il Presidente della Repubblica.

Non è un dettaglio, nello svolgersi della lotta politica. Il centrodestra da tempo ragionava sulla probabilità di poter eleggere un suo presidente della Repubblica a conclusione del settennato di Mattarella. Molti giornali lo avevano scritto. Per la prima volta la Repubblica italiana potrebbe avere un presidente di destra. Era la verità, sempre che non si vogliano considerare di destra presidenti democristiani come, ad esempio, Antonio Segni e Giovanni Leone. Ora però questa verità si incrina. E allora? Beh, potrebbero esserci forze consistenti che gradirebbero l’esodo dal Quirinale di Sergio Mattarella prima della scadenza naturale e prima della prossima tornata elettorale. Ed è immaginabile che Mattarella, di fronte a una campagna contro di lui, potrebbe decidere di non farsi logorare e di uscire a testa alta. E in questo modo si consegnerebbe a questo Parlamento, con una spropositata maggioranza di destra, il potere di scegliere il nuovo presidente della Repubblica. Ci sono prove di fatto che sia in atto questa manovra? No, chiaro. Solo che la logica spinge a pensare che sia così.

P.s. 1. C’è comunque un ostacolo a questo ipotetico disegno. Se si eleggesse il prossimo capo dello Stato nel corso del 2026 Giorgia Meloni sarebbe incandidabile perché compirà 50 anni solo nel 2027.

P.s. 2. Ho notato che in tutta questa polemica nessuno si occupa del bambino di Nicole Minetti. Il fatto che la grazia sia stata concessa per consentire a questo bambino malato di essere assistito non interessa. Il bambino è un accidente da non considerare. E se per caso la grazia fosse revocata, e il bambino si dovesse trovare senza una persona, diciamo pure una mamma, che lo assiste e lo aiuta, questo sarebbe solo un trascurabile effetto collaterale delle Giustizia Giusta e Implacabile che piace ai più. C’è da stupirsi? No, no: il cinismo in politica non stupisce né indigna nessuno.

Piero Sansonetti

da suo profilo Facebook

Pubblicato in : Editoriale

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