
Tanto giudicare quanto essere giudicati rappresentano fatti comuni nella nostra vita. Ma formulare un giudizio che sia rigoroso e intellettualmente onesto è un fine esercizio di sintesi e analisi. Significa mettere l’oggettivo davanti al soggettivo.
Dopo un anno di Governo Meloni è giusto analizzare e criticare. Beninteso, riprendendo l’etimologia greca: dove il termine krinein (giudicare, discernere) è privo di una accezione positiva o negativa, è quindi una valutazione obiettiva.
Questo si traduce (dati Quorum / YouTrend) nella fiducia che gli elettori di Fratelli d’Italia ripongono nel partito di Giorgia Meloni. Il 75% rivoterebbe FdI; che rimane il primo partito italiano (al 30.7%), cresciuto di quasi il 5% rispetto un anno fa. Il Partito Democratico, ad esempio, è cresciuto solo dello 0.3%.
Nella prossima legge di bilancio, ci saranno i soldi per il taglio del cuneo fiscale, l’avvio della riforma fiscale, la riduzione delle imposte per i redditi più bassi, nuovi fondi per i dipendenti pubblici e misure per le famiglie. Tutto ciò, al netto di un bilancio economico statale non favorevole e fortemente appesantito dal Superbonus e dagli interessi sui titoli di Stato.
Sino ad ora, il Governo si è mostrato coerente, ha la fiducia dei mercati, dei grandi attori internazionali e statuali e – non ultimo – della Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen.
Non va negato, tuttavia, che il lavoro da fare è ancora moltissimo. E che, per farlo, occorre altro tempo. Se «Del doman non v’è certezza», ci rifacciamo all’analisi di Giorgia Meloni: «L’Italia di oggi è migliore di quella di un anno fa».
Stefano Maullu

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