Una storia in miniatura, opera di artigiani specializzati, disegnatori, incisori, fonditori. Ne parla Maria Cristina de Montemayor, in un articolo che Pensalibero è ben lieto di offrire ai suoi lettori
I soldatini in miniatura sono un’invenzione vecchia di oltre 2500 anni. Ne sono stati rinvenuti nelle tombe egizie e in quelle romane, in Grecia, in Spagna, in Gallia, in Italia, nelle sepolture dei Faroni, di alti dignitari, come di sconosciuti bambini. Era infatti costume seppellire i piccoli con i loro giocattoli, affinché potessero nell’aldilà avere compagnia e continuare a giocare, un atto d’amore che ha permesso di conservare queste tenere testimonianze.

Se all’inizio questi giocattoli erano destinati al trastullo dei bambini aristocratici, per i quali artisti valenti, orafi e calderai ne produssero di vari e di bellissimi, nel tempo anche i bambini borghesi si avvicinarono ai soldatini in minitura, ma saranno soprattutto i genitori a restarne affascinati, dando vita ad un appassionato collezionismo.
E’ con il soldatino di stagno che si registrerà il primo grande tributo ‘popolare’ di consensi, intorno al 1600. Dai soldatini di Norimberga, grezzi, non dipinti, ai soldatini piatti di stagno creati da Bois di Hannover, a quelli di carta degli inizi del nostro secolo, fino a quelli in ‘pasta’ coloratissimi, questi eserciti in miniatura hanno allietato piccoli e grandi, narrando, a loro modo, la storia; una storia, in miniatura anch’essa, dove le guerre non sono cruente, tutti sono valorosi, tutti perfetti nelle loro uniformi, tutti, infine, vincitori. “…Eroici soldatini a un soldo il foglio…”, “Soldatini di latta…”, soldatini di tutte le guerre e di tutte le battaglie, in Europa e in America, quanta letteratura li ha ricordati! A loro Hans Christian Andersen ha dedicato una tenera fiaba Il soldatino di stagno.

Questi personaggi in miniatura raffiguravano diversi soggetti, non solo militari, e richiedevano sempre di più artigiani specializzati, disegnatori, incisori, fonditori. Molto importanti sono le misure dei soldatini. Sarà un tale Ernst Peter Heinrichsen a stabilire le cosiddette misure di “Norimberga”. Trasferitosi in questa città nel 1839 produsse figure di tre diverse dimensioni: 45, 55 e 70 mm, sia piatte che a mezzotondo, che dal 1924 costituiscono la “Scala Norimberga”. Il soldato a piedi aveva una altezza di 30 mm, mentre quello a cavallo di 40 mm. Berlino e Hannover, l’altro importante centro produttivo, risposero con la “Scala Berlino o Hannover” stabilendo la misura di 40 mm anche per il soldatino a piedi. Queste regole, apparentemente di poca importanza, erano in realtà fondamentali sia per le confezioni, che dovevano contenere un numero preciso di soldatini, che per il mercato e il collezionismo. I soldatini venivano infatti venduti in scatole da un ottavo, da un quarto, da mezza o da una libbra. La scatola, di legno o di cartone, da una libbra conteneva circa 300 fanti o 150 soldati a cavallo. I soldatini venivano venduti o grezzi o dipinti, ma solo quel tanto che era necessario per riconoscere l’uniforme e l’esercito d’appartenenza.
Nel Novecento la produzione di soldatini piatti lasciò il posto a quelli a tutto tondo, realizzati in particolare in Inghilterra e in Francia. Il piombo fu soppiantato da nuovi materiali, come la “pasta”. La fabbrica viennese Pfeiffer ottenne buoni risultati utilizzando un impasto di cartapesta, segatura e colla di pesce, mentre, in Germania, Elastolin e Lineol fecero soldatini con un impasto di caolino, colla e segatura.
Le fabbriche italiane – le prime figurine piatte di stagno erano comparse verso il 1770 – si specializzeranno, negli anni Venti del Novecento, proprio in questi soldatini in pasta, avviando una produzione realizzata a base di colle, gesso e cartapesta. Tra queste aziende, Xiloplasto e Società Anonima Lavorazione Plastiche e Affini (S.A.L.P.A). Ma, tra tutte, va ricordata la bottega fondata a Roma da Francesco Antonini nel 1910, ancora oggi attiva e condotta dal nipote Francesco. All’inizio, Antonini importa dalla Germania diverse serie di stampi in alluminio della “Gebruder Schneider” di Lipsia, che permettevano di riprodurre in piombo soldati prussiani, lancieri, fanti inglesi, ussari, indiani, cow boys … Francesco Antonini passò poi alla realizzazione di propri stampi, che firmò, sull’etichetta delle scatole, con il marchio “L.P.G.”, ovvero Laboratorio Giocattoli in Piombo, mentre il soldatino veniva contraddistinto dalla caratteristica basetta ovale. Questi stampi, al contrario dei precedenti tedeschi in alluminio e in “semi-tondo”, erano in bronzo e a “tutto-tondo”, il che permetteva di ricavare esemplari in miniatura in tutto simili al vero.

La nuova serie di soldatini Antonini fu realizzata con una lega ad alto contenuto di stagno, per consentirne l’inalterabilità nel tempo: presero forma soldati dell’esercito italiano del 1861, del 1866 e del 1896. Fu Luciano Antonini, che da sempre aveva seguito il padre Francesco nel lavoro della “bottega”, a costruire le nuove serie nella misura standard di 54 mm., adottando moderne macchine per la fusione e stampi in gomma vulcanizzata. I personaggi e i cavalli acquistarono un aspetto ancor più accurato. Nascono le fortunate serie: del Granducato di Toscana, 1756; del Regno delle Due Sicilie, 1799-1802 e del 1854; degli stati pre-unitari: il Regno di Sardegna, 1848; lo Stato Pontificio, 1860; il Lombardo Veneto, 1849. E poi il Regno d’Italia, dal 1907 al 1942. Veri capolavori sono la Carica dei Carabinieri a Pastrengo e i tanti personaggi dell’epopea garibaldina.
Numerosi in Italia i Musei del soldatino. A Bologna un gruppo di collezionisti ha creato, unendo le proprie collezioni, il Museo nazionale del Soldatino, intitolato a Mario Massaccesi, che per primo valutò l’estrema importanza storico-didattica di queste minuscole figurine, reduci da storiche ed antiche battaglie. Nel 1979, fu fondata la Società del Modello e della Figurina Storica – Museo Storico del soldatino. Da allora il Museo si è sviluppato e comprende anche l’intera collezione che il prof. Massaccesi, morendo, ha voluto lasciare in eredità. Dal 1983 il museo è nella “Guida ai musei del giocattolo d’Europa”, indicato come terzo museo in ordine d’importanza dopo Kulmback e Compiègne; possiede circa 50.000 esemplari, esposti a rotazione, prodotti dai primi dell’800 ad oggi. Sono rappresentati tutti i tipi di soldatini nelle più diverse forme e materiali, compresi anche i parenti poveri, cioè quelli in carta in fogli o ritagliati, che hanno illustri antenati nelle incisioni del Callot o di Stefano della Bella del XVI e XVII secolo.
Lo scopo dei Musei del Soldatino è quello di conservare la memoria storica di battaglie, luoghi, personaggi coadiuvando un percorso storico didattico e divulgativo volto a far conoscere gli eventi attraverso una attenta ricerca condotta su fonti iconografiche, documentarie e narrative, ma anche grazie all’esperienza degli artefici che hanno saputo tradurre questa ‘storia in miniatura’ in un’autentica storia d’arte.
In occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, musei e collezionisti si sono dati da fare per allestire mostre di soldatini risorgimentali. A Firenze, “Immagini dal Risorgimento”, presso la sede dell’Ente Cassa di Risparmio, sono stati esposti i soldatini della superba collezione Alberto Predieri. A Napoli, a Palazzo Reale, nell’ambito della mostra “Da Sud”, è stato schierato, in perfetto assetto da parata, l’esercito borbonico e quello savoiardo, straordinaria collezione di soldatini in carta dipinta, donata alla città partenopea dai fratelli Emanuele ed Emilio Gin.
Solo due esempi di un patrimonio di ‘figurine’ che contribuiscono a raccontare e a rievocare la storia del nostro Paese.

Lascia un commento