Può sembrare incredibile ma giorno dopo giorno la statura politica di Antonio Di Pietro cresce. E’ vero che il giudizio su una persona sconta il giudizio che viene dato sulle altre persone che lo circondano, nel caso dell’ex pm di Mani Pulite quelle che compongono l’Esecutivo, e questo, bisogna riconoscerlo, favorisce molto il ministro per le infrastrutture. Però, nonostante questo, Di Pietro sembra indovinare molte mosse il che lo fa salire nella considerazione dell’opinione pubblica. L’ultimo caso è rappresentato dalla richiesta avanzata a Visco di un passo indietro, dopo la presa di posizione della magistratura che ha giudicato illegittimo ma non illecito il comportamento del vice ministro dell’economia nella vicenda della Guardia di Finanza. Di Pietro solleva una questione di “moralità” politica e non c’è dubbio che abbia ragione. Visco con l’allontanamento di Speciale ha avuto, nella migliore delle ipotesi e senza voler considerare la strana coincidenza delle indagini che la Guardia di Finanza stava facendo su Unipol, un atteggiamento da “padrino” che se fosse stato tenuto da un ministro del passato governo avrebbe scatenato, giustamente, le ire e i fulmini del centrodestra. Difficilmente ora Di Pietro arriverà alle estreme conseguenze, come potrebbe essere il votare una eventuale mozione di sfiducia individuale che potrebbe presentare la Casa delle Libertà ma anche così la sua presa di posizione è una spina nel fianco niente male per Prodi e company. Anche perché la presa di posizione di Di Pietro si accompagna ad un’altra richiesta che il ministro sta avanzando da qualche tempo. Vale a dire quella di andare ad un Prodi bis riducendo sostanzialmente il numero di ministri e sottosegretari. Se si vuole questa posizione, per il centro sinistra, è anche più pericolosa dell’altra perché trova un fondamento logico su due cose difficilmente contestabili: l’alto numero di membri del governo, il più alto dei pur numerosi e affollati governi che si sono succeduti in Italia dal 1946 ad oggi, e la nascita del Partito Democratico che se unifica due dei partiti che sostengono Prodi, Ds e Margherita, deve portare necessariamente anche alla riduzione dei loro posti nell’esecutivo. Più facile però a dirsi che a farsi. Le poltrone sono il vero collante di questa maggioranza e non sarà certo facile andare nella direzione indicata, anche se ora, se non altro per non lasciare a Di Pietro la palma del moralizzatore, la tesi del rimpasto ad inizio del nuovo anno sta trovando più di un sostenitore e alla fine potrebbe, per Prodi, diventare l’ultima carta da giocare per evitare di cadere. Se a tutto questo poi si aggiunge che Di Pietro, sia pure con una certa misura, strizza anche l’occhio al movimento di Grillo, si capisce perché le quotazioni dell’ex pm siano in lento ma costante rialzo. Una tendenza fra l’altro che viene registrata anche dai sondaggi. L’Italia dei Valori è l’unico partito del centro sinistra in crescita di consensi. E questo la dice lunga sullo stato di salute della maggioranza e, purtroppo, anche dell’Italia.
Giancarlo Magni

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