• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

PENSIONI: COLPA DEI SINDACATI E NON SOLO…

“Il sistema pensionistico non funziona e non funzionerà più , perchè è radicalmente cambiata la struttura sociale delle nostre società . Cambiare radicalmente si deve e si può : una propsta di Giancarlo Pagliarini.

di Redazione Pensalibero.it | 26 Settembre 2007

Pensioni. Pochi giorni fa durante un dibattito ho commentato la differenza tra il sistema “a ripartizione” e quello “a capitalizzazione”. I miei due interlocutori, una deputata di Forza Italia e un senatore dell’Italia dei valori, non conoscevano l’enorme differenza tra i due sistemi ed hanno dichiarato che oggi in Italia il sistema è già a capitalizzazione perché le pensioni non sono più calcolate col sistema retributivo ma ormai si considerano i contributi sociali effettivamente versati. In pratica confondevano il metodo di calcolo (tornato ad essere “contributivo” ma pur sempre all’interno del sistema a ripartizione) con il sistema a capitalizzazione.
Questa non conoscenza dei “fondamentali” è abbastanza generalizzata.

1 Il sistema “a ripartizione”
Con il sistema a ripartizione succede che i lavoratori credono di versare i contributi sociali per la loro pensione, mentre in realtà i contributi sociali che versano ogni mese all’INPS (che è dello Stato) e agli altri enti previdenziali sono immediatamente utilizzati per pagare le pensioni di quelli che sono già andati in pensione.
Non tutti si rendono conto (e nessuno glielo dice), ma oltre a Bot e CCt l’egoismo dello Stato e della politica gli ha trasferito un altro debito, molto più grande: quello per pagare le pensioni ai lavoratori che sono già in pensione e a quelli che andranno in pensione prima di loro.
Il “present value”, cioè l’ammontare scontato ed attualizzato del debito pensionistico (che è un vero e proprio debito, ma che non viene contabilizzato per competenza nei bilanci degli stati membri dell’UE) che stiamo cinicamente trasferendo sulle generazioni future è poco meno del doppio dell’enorme debito pubblico finanziario.
Quando verrà il loro turno di andare in pensione, per loro non ci sarà accantonato nemmeno un euro.
Avranno solo, chiamiamolo così, una specie di “credito morale” verso le generazioni future.
In altre parole, un po’ blasfeme ma voglio essere molto chiaro, con questo sistema tutti quelli che vanno in pensione dovrebbero comperare un cero grande così, accenderlo dedicandolo alla Madonna o al loro santo preferito, e pregare che lo Stato riesca ad obbligare le generazioni future a lavorare e a pagargli pensione.
Ma se domani mattina tutti gli italiani che lavorano facessero la valigia ed emigrassero (o forse è meglio dire “scappassero”) che so, in Australia o in nuova Zelanda, gli attuali pensionati non incasserebbero più un centesimo, perché col sistema a ripartizione le loro pensioni non sono coperte, non sono “capitalizzate”, anche se i lavoratori hanno versato all’Inps e agli altri enti previdenziali fior di contributi sociali per tutta la vita. Tutto quello che hanno versato allo Stato non c’è più. È stato completamente utilizzato. Mangiato e digerito.

2 La riforma Brodolini
Solo due parole sulla storia delle pensioni a ripartizione. Il padre del moderno Welfare State è Lord William Beveridge, autore del “Beveridge report on the social services” (presentato al Parlamento nel Novembre 1942).
All’inizio del secolo il Parlamento di Londra aveva approvato due leggi di Lloyd Gorge, il combattutissimo Old Age Pensions Act (1908: questa legge prevedeva di dare da 1 a 5 scellini la settimana agli indigenti che avevano più di 70 anni) e il National Insurance Act (1911) .
Fino ad allora la base culturale prevalente era quella di Bismark: in Prussia nel 1881 si andava in pensione a 65 anni, col piccolo particolare che la vita media, anche per effetto delle guerre che si facevano lor signori (tanto a morire ci mandavano il popolo) era di 45 anni.
Da noi la prima legge è del 17 Marzo 1898: riguardava l’assicurazione obbligatoria di alcuni operai.
Un decreto del 21 Aprile 1919 stabiliva l’obbligatorietà di un accantonamento per far fronte alla vecchiaia.
Nel 1933 è nato l’Infps, l’Istituto Nazionale Fascista di Previdenza Sociale.
Poi c’è stata una lunghissima schiera di leggi promosse dai soliti politici “sacerdoti del Dio voto”, culminata nell’Aprile del 1969 con la “riforma Brodolini” (legge 153 del 30 aprile 1969). Con quella legge si passava dal metodo di calcolo contributivo a quello retributivo. Il valore delle pensioni veniva fissato tra il 74 e l’80% dell’ultimo stipendio e veniva agganciata all’indice del costo della vita, indipendentemente dai versamenti effettuati: incredibile ma vero.
Si vede che c’era qualche elezione importante.
E mi sa che c’era qualche elezione importante anche nel 1973, quando sono nate le pensioni baby: così i dipendenti statali potevano andare in pensione dopo aver lavorato 20 anni (le donne sposate un po’ di meno: dopo 15 anni, 6 mesi e un giorno).

3 E’ solo questione di tempo
A mio giudizio questo sistema “a ripartizione” dovrà necessariamente essere cambiato per motivi demografici e per motivi morali.
Motivi demografici: abbiamo visto che lo Stato “requisisce” i contributi pensionistici versati dalla popolazione attiva di oggi e li trasferisce immediatamente ai pensionati attuali. I contributi sociali da soli non sono più sufficienti e lo Stato deve aggiungere dei soldi: nel 2006 sono stati circa 40 miliardi di Euro, finanziati con le tasse. Questa è una cifra enorme: per darvi una idea pensate che nel 06 tutto il gettito dell’odiata ICI sulla casa è stato di circa 12 miliardi. Il buco delle pensioni dunque costa alla collettività più di tre ICI. E questa cifra aumenta ogni anno.
Questo sistema poteva funzionare mezzo secolo fa, quando vi erano almeno sette lavoratori attivi per ogni pensionato, che peraltro decedeva in media non molti anni dopo essere andato in pensione.
Quel mondo è totalmente scomparso. Grazie al declino del tasso di natalità e all’aumento dell’aspettativa di vita, negli Stati del “nucleo storico” dell’Unione Europea ci sono oggi in media appena quattro persone in età lavorativa per ciascun pensionato. Nel 2040 ce ne saranno appena due, mentre in alcuni Paesi, tra cui l’Italia, questo rapporto sarà addirittura vicino ad uno. Ecco perché il Csis (Center of Strategic and International Studies) nell’indice che misura la capacità di far fronte all’invecchiamento della popolazione classifica Italia, Francia e Spagna tra i paesi ad “alta vulnerabilità”.
Ma è solo questione di tempo, perché il difetto, come si suol dire, “sta nel manico”: è nel sistema a ripartizione, che ormai ha fatto il suo tempo, come hanno ben capito il Cile, la Corea del sud, la Polonia, la Svezia e gli altri Paesi che hanno cominciato, con velocità diverse, a muoversi verso un sistema a “capitalizzazione”, avendo capito che nel lungo periodo il sistema a ripartizione puro sarà assolutamente insostenibile.
I motivi morali invece, a parte che non è giusto che i nostri figli lavorino per pagare le nostre pensioni, sono anche questi: fermo restando che l’aspetto finanziario dei sistemi previdenziali è importante ma viene dopo l’aspetto sociale, sono sicuramente aspetti sociali la sicurezza, l’indipendenza, la dignità di poter scegliere e di non dover dipendere da nessuno, l’essere padroni del capitale accantonato per la propria pensione e poter disporre della sua gestione. Queste sono le caratteristiche dei sistemi a capitalizzazione.

4 Il sistema “a capitalizzazione”
Oltre al sistema del “cero da accendere a qualche Santo”, c’è un altro sistema, che piano piano sta prendendo piede in numerosi Paesi. Questo sistema si chiama “a capitalizzazione”. Se vogliamo dare anche a lui un soprannome potremmo chiamarlo il sistema del “vai in pensione quando decidi tu” oppure del “nessuno può toccare i soldi che risparmi per la tua pensione”. Vediamo come funziona. Ecco una breve sintesi, in soli 10 punti.
1 Tutti quelli che lavorano sono obbligati a pensare alla loro vecchiaia, e di conseguenza sono obbligati a versare una parte del loro stipendio su un loro conto, per la loro pensione. Chiamiamolo “fondo individuale e privato per la pensione”.
2 Con questo sistema non ci sono più i contributi sociali. Questo significa che a parità di costo per il datore di lavoro, i soldi che i lavoratori si metteranno in tasca aumenteranno in modo significativo. In realtà penso che non dovrebbero più esserci i sostituti di imposta e i lavoratori dovrebbero incassare tutto il loro stipendio lordo, e poi, responsabilmente, dovranno pensare alla loro pensione e alla loro dichiarazione dei redditi.
3 I conti sono intestati ai singoli lavoratori. Sono e rimangono di loro esclusiva proprietà. Nessuno può toccarli, nemmeno i sindacati e nemmeno lo Stato. Quello che versano ogni mese non viene “requisito” dallo Stato e speso subito per pagare le pensioni di quelli che sono in pensione, come succede oggi con il sistema “a ripartizione”.
4 Il denaro versato sui “fondi individuali e privati per la pensione” viene investito. L’investimento frutta un reddito che aumenta la cifra accantonata per la pensione del titolare del fondo.
5 Se una persona cambia lavoro o addirittura Stato, il suo fondo pensione lo segue nella nuova professione e nel nuovo Paese.
6 Ogni lavoratore riceve un “libretto della pensione ”che gli permette di tener conto di quanto ha accantonato e di quanto gli hanno fruttato gli investimenti. A sua disposizione ci sono terminali informatici di facile uso tramite i quali può calcolare in ogni momento il valore della sua pensione o l’entità della somma da depositare allo scopo di andare in pensione con una certa cifra all’età scelta da lui, non dalla casta dei politici o da quella dei sindacati.
7 Per la gestione dei soldi accantonati per la sua pensione ogni lavoratore è libero di scegliere tra un certo numero di aziende private che investono in pacchetti diversificati di azioni e di obbligazioni a basso rischio. C’è una legge e ci sono delle tecniche di controllo finalizzate garantire che le società di gestione investano in azioni ed obbligazioni senza rischio.
8 I lavoratori possono passare liberamente da un gestore all’altro. C’è concorrenza tra i gestori. Questo è importantissimo. In questo modo i gestori fanno a gara per offrire ai lavoratori, che sono a tutti gli effetti loro clienti, un servizio migliore e commissioni più ridotte.
9 Naturalmente è prevista una “rete di sicurezza”. Se alla fine i risparmi non sono abbastanza elevati, dopo una certa età lo Stato garantisce una pensione minima. Questa però è “assistenza” ed è finanziata con le tasse, non con i soldi accantonati per le pensioni. Perché non deve essere possibile finanziare lo stato sociale di oggi con gli accantonamenti per le pensioni di domani, come invece succede adesso in Italia.
10 Non c’è più una età per andare in pensione fissata per legge. Ognuno può smettere di lavorare all’età che lui sceglie, purché disponga nel proprio conto di una somma sufficiente ad avere una pensione ragionevole. I lavoratori, se lo desiderano, dopo che hanno iniziato a percepire la pensione, possono andare avanti a lavorare senza obbligo di continuare a versare alcuna somma nel loro conto previdenziale. In questo modo nessuno è costretto ad abbandonare la popolazione attiva oppure a lavorare nell’economia sommersa solo perché percepisce una pensione.

5 Come si fa a non essere d’accordo?
Come vedete il sistema a capitalizzazione non è un sistema “di destra” o “di sinistra”: è un sistema che va a vantaggio di tutti i lavoratori.
È un sistema che permette ai lavoratori di possedere un capitale finanziario e di aumentare la loro partecipazione alla vita economica. In questo modo i lavoratori non dipendono più dallo Stato per la vecchiaia e assumono responsabilmente il controllo della loro pensione. Con questo sistema, che, è dimostrato, costa molto meno del 32% di contributi sociali che paghiamo oggi e ci permetterebbe di costruirci, col nostro lavoro, pensioni immensamente più alte di quelle gestite dalla terribile accoppiata Stato-Sindacati. Tutti i lavoratori possono accumulare un capitale, possedere azioni, godere della dignità personale che comporta il controllo dei propri beni, esercitare il diritto di proprietà sul proprio denaro, avere la libertà di adattare i piani pensionistici che ritengono più adatti alle proprie esigenze.
Sembra che sia una cosa che va bene per tutti, vero? Come si fa a non essere d’accordo? Volete sapere chi non è d’accordo? Facile: non sono d’accordo alcuni sindacati e tutti gli statalisti. Il guaio è che i sindacati hanno un potere enorme e non sempre lo usano nel migliore dei modi, e gli statalisti oggi in Italia sono la stragrande maggioranza dei politici e occupano tutte le poltrone del Parlamento: destra, centro e sinistra. Perché più che rappresentanti del popolo molti (troppi) si sentono “sacerdoti dello Stato”, e più potere ha lo Stato, più potere hanno loro. Per questo le pensioni devono restare “una cosa dello Stato”. Per i “professionisti della politica” lo Stato è la ragione di vita. Mentre per i cittadini normali Stato significa soprattutto tasse, inefficienza, pochi servizi e minore libertà.
Prima o poi i numeri obbligheranno l’Italia e tutti gli altri Paesi membri dell’Ue a passare al sistema a capitalizzazione. Prima cominciamo meglio è, perché la gestione dell’inevitabile periodo di transizione da un sistema all’altro sarà molto dura, molto difficile, ed è fin troppo facile prevedere che provocherà l’ira dei sacerdoti del “Dio voto”, perché dovremo fare dei sacrifici per rimediare all’incredibile egoismo nostro e di quelli che ci hanno preceduti. In altre parole penso che dovremo aspettare gli effetti dell’esplosione della bomba demografica. E sono anche sicuro, perché ormai “conosco i miei polli”, che quando succederà tutti gli statalisti di destra e di sinistra grideranno “io l’avevo detto”.

6 Conclusione
Dai, coraggio: è importante, anzi essenziale, cominciare a parlarne, perché le riforme importanti e di successo sono quelle che nascono dal basso, dal comune sentire e dal buon senso della gente, che vuole solo vivere secondo natura: cioè libera e senza rimorsi. E mi chiedo cosa c’è di più “contro natura” dell’idea di far pagare il nostro benessere e le nostre pensioni alle generazioni future. Ma i seguaci del “Dio voto” non sanno nemmeno cosa è la natura, non sanno nemmeno cosa è la libertà, e sono incapaci di sentire rimorsi.

Giancarlo Pagliarini

Pubblicato in : Primo piano

Info Redazione Pensalibero.it

Redazione della testata

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti