Domenica 4 gennaio 2009, Canale5 ha trasmesso, in seconda serata, i fatti salienti della vita politica di Bettino Craxi, dalla svolta socialista del Midas, a Tangentopoli, all’esilio ad Hammamet, alla morte in terra straniera. E’ stato un vero omaggio all’uomo Craxi, che rimarrà nella storia come il più grande statista politico italiano della prima Repubblica. Eppure, in Italia è stato avversato dai comunisti e combattuto vigliaccamente da una parte del potere forte rappresentato dalla Magistratura. Era l’uomo delle grandi intuizioni politiche ed economiche. Avviò il delicatissimo lavoro delle riforme di alcuni settori della vita pubblica ritoccando la Carta costituzionale. Egli fu un instancabile difensore delle minoranze che lottavano per conquistare la democrazia nei Paesi a regime assolutista dell’America latina e del terzo mondo. Malgrado ciò, è stato costretto a fuggire in esilio e morire in terra straniera.
Nonostante la sequenza di fatti degni di uno statista riconosciuto, oramai dalla storia, Di Pietro e Travaglio continuano a definire Craxi un gran ladro. La spregiudicatezza di tal signori non ha limite. Di Pietro non può sentirsi diverso da Craxi se prima non chiarisce la sua posizione di capo di un partito e nello stesso tempo di una società formata da lui, dalla moglie e da una segretaria, che gestisce in modo discutibilissimo i soldi sottratti al partito. E’ bene, a questo punto, affidare alla storia il giudizio politico sul narcisismo di Di Pietro, dopo aver ricordato un eloquente motto: “Il Bue chiama cornuto l’Asino”.
Tutti chiedono perché ha lasciato la Magistratura per dedicarsi alla politica, come pure perché promuove un referendum per abolire l’immunità parlamentare alle quattro alte cariche dello Stato e non quello per abolire il sovvenzionamento pubblico ai partiti.
L’altro nemico acerrimo di Craxi è Marco Travaglio, il gagliardetto di Santoro nella trasmissione “Anno Zero”. Ci vuole una faccia tosta parlar male anche del Padreterno, quando egli vive alle spalle dei fessi degli italiani che pagano il canone radio per essere avvelenati e istigati ad odiare tutto e tutti da un pseudo intellettuale. Quanto costa alla rete due Marco Travaglio? E di conseguenza quanto costa agli italiani. E’ il tipico comunista che predica bene e razzola male. Anche il suo impiego è frutto di raccomandazioni e di casta. Quale è il significato che deve trarre il popolo italiano dal suo meticoloso lavoro di indagini, che spetterebbero alla Magistratura. Non può essere rivendicato il diritto di cronaca per giustificare il suo lavoro, che infanga l’avversario politico delegittimando contestualmente le istituzioni che non sono in linea con i suoi teoremi i personaggi da lui beffeggiati. Non fa tesoro della fine ingloriosa dei suoi compagni ex comunisti. Il tempo è galantuomo. Bisogna aspettare per vederlo passare trascinato dall’acqua del fiume che lo disperderà nel mare.
14/01/09
Domenico Civitano – Bitetto (BA)

La riflessione sulle reazioni a catena sia dell’ex PM Di Pietro, sia del giornalista Travaglio, contro Craxi e i socialisti, è, nel caso di specie, la reazione alla mancanza assoluta, da parte di tal Signori, della cultura delle ragioni altrui. Non si può accettare la logica di evidenziare la pagliuzza negli occhi dell’altro e ignorare o nascondere consapevolmente la trave che è nei propri occhi.
Nessuno oserebbe affermare che i due personaggi in discussione sono uguali nello stile, nel linguaggio, nel bagaglio culturale e morale. Non altrettanto, per quanto riguarda la considerazione che essi hanno dell’intelligenza e del buon senso degli italiani. Entrambi definiscono la maggioranza degli italiani veri imbecilli, in quanto responsabili dell’attuale situazione politica e istituzionale, da loro due, dichiarata antidemocratica e amorale. L’intervento di Travaglio, ad Anno Zero del 15 gennaio u.s., è stato di un’ironica spavalderia inconcepibile. Ha ridicolizzato l’intera Magistratura, il Governo, i politici di destra e di sinistra, per mancanza di cultura nei diversi settori della vita dello Stato e per comportamento poco trasparente del proprio ruolo politico.
Sarebbe stato più onesto e coraggioso chiamare a raccolta il popolo e marciare su Roma per mandare a casa, nella più umana delle soluzioni, gli attuali governanti e politici e affidare a lui le sorti del paese Italia. Da buon comunista metterebbe la museruola a tutti gli italiani. E’ strano, però, che lo Stato paghi un lavoro di istigazione contro se stesso.
Domenico Civitano Bitetto(BA)
Beh ,adesso gli “allievi ” fanno riferimento ad Enzo Biagi , bravissimo ad ipotizzare senza dire….suggerendo che ,magari,non sarebbe improbabile che …..
Tecnica di psicologia spicciola ,in base alla quale con qualche accenno , metti nella mente di chi legge o ascolta il classico tarlo . Se poi il giudizio è sfavorevole ,sei tu che lo pensi ,io non l’ho detto ! Ottenendo un duplice scopo : primo ,di non incorrere nel rischio di querele; secondo ,di non far fatica a convincere ,perchè il pensiero cattivo è venuto a te !
Ci sono tante cose che non vanno da noi ,purtroppo . Solo che ci vorrebbe un politico ed uno statista ,ed una classe politica adatta per cambiare le cose. Un imprenditore e dei saltimbanchi ,pur efficaci e divertenti ,non servono alla bisogna !
Io direi che il famoso documentario trasmesso da canale 5 (palesemente agiografico e “stranamente” nel succo, affine alle ultime “battaglie” berlusconiane) non ha reso giustizia né a Craxi, nè tantomeno a tutti quei socialisti (e non solo) che per un lungo periodo lo sostennero. Non di meno, farei un distinguo tra Di Pietro e Travaglio, che non sono esattamente così, equiparabili.
Una domanda caro amico prima di proseguire, ma la cultura delle ragioni dell’altro è davvero così mal messa nel nostro Paese?
Su Di Pietro non ho molto da aggiungere, la sua mediocre maldestezza è più che palese. Su come invece interpreta il suo mestiere Travaglio, sarei un tantino meno superficiale. Intanto se davvero ti vuoi indignare sulla RAI, troppi/e ce ne sarebbero e prima in lista a partire proprio dal divo Santoro, poi secondo me, in un Paese in mano a pennivendoli, magistrati, primari e cattedratici vincitori di concorsi al prosciutto, oltre ad una classe politica non classificabile, se non ci fossero i vari Travaglio e Stella, avremmo voglia a raccogliere le banane…
A meno che, invece di chi è stato allievo dei Montanelli, degli Orlando e dei Bettiza, tu non preferisca appunto, gli “intellettuali” a libro paga, che infestano e disonorano la categoria.