Gli autori hanno lavorato «pressoché esclusivamente sui documenti ufficiali del processo alla Juventus» e hanno sostenuto che «la vicenda Juve passa attraverso tre momenti cruciali, dalla cultura del sospetto, al processo mediatico, al processo in aula». «Pasta e Sironi _ scrivono Piero Ostellino e Christian Rocca nell’introduzione – si sono letti la sentenza sportiva che ha condannato la Juventus alla serie B e hanno scoperto che al Bar dello Sport non avrebbero saputo fare di meglio. Il risultato della loro lettura è clamoroso, non solo dal punto di vista sportivo, ma anche da quello giuridico e civile: la Juventus è stata condannata per non aver commesso il fatto, per non aver comprato né aggiustato né taroccato nessuna partita di campionato».
«I giudici – scrivono i due autorevoli giornalisti – hanno scritto che nel calcio italiano non c’era nessuna cupola, che il sistema Moggi era un’invenzione, che i sorteggi non erano truccati, che la balla delle ammonizioni mirate per favorire preventivamente la Juventus era, appunto, una balla. […] Pasta e Sironi, leggendo la sentenza, hanno spiegato che l’illecito sportivo contestato alla Juventus non esisteva nei codici, ma che è stato creato ad hoc, trasformando geneticamente in illeciti sportivi tre comportamenti «di per sé», come dice il dispositivo, non configuranti l’illecito».
L’ultimo dubbio venuto a Ostellino e Rocca e agli autori del volume: perché la proprietà della Juventus non s’è difesa? «C’è il sospetto concreto che il ruolo della Juventus in Calciopoli sia stato più dalla parte delle guardie che tra i ladri, che la proprietà volesse disfarsi di due dirigenti troppo intraprendenti che lavoravano a diluire il peso specifico di parte della famiglia Agnelli».

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