
È il risultato massimo, di cui se ne farebbe volentieri ameno. Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per creare un centro per migranti a Guantanamo. Cuba ha definito l’intenzione del presidente Usa come un “atto brutale”. Il campo di prigionia di Guantanamo è una struttura detentiva degli Stati Uniti di massima sicurezza, interna alla base navale americana, situata sulla costa dell’omonima baia sull’isola caraibica. Il Laken Riley Act, che prende il nome da una studentessa 22enne della Georgia assassinata l’anno scorso da un venezuelano senza documenti ricercato per furto. Il provvedimento prevede la detenzione fino alla loro espulsione di un’ampia fascia di stranieri senza documenti, compresi i richiedenti asilo, che hanno commesso reati minori come il furto o il taccheggio.
Secondo la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, il presidente americano ha in programma la firma di diversi ordini esecutivi tra i quali la fine dei finanziamenti per le scuole che sostengono tesi “woke”. (“Woke” non è traducibile in italiano – vuol dire qualcosa come “consapevole” – ma mostra, o almeno delineava inizialmente, l’espressione di chi presta attenzione alle ingiustizie sociali, legate soprattutto a questioni di genere e di etnia, e non ne rimane indifferente, aiutando ed eventualmente impegnandosi per aiutare chi le subisce). L’espressione “woke” esisteva già ed era usata tra gli afroamericani, sia con l’accezione di “stare all’erta” rispetto a un pericolo, sia con quella più generica di essere a conoscenza di qualcosa. Trump ritiene che l’alleato della Nato, la Danimarca, alla fine cederà sulla questione della Groenlandia, anche se Copenaghen insiste sul fatto che il territorio autonomo ricco di risorse non è in vendita. Il primo ministro danese Mette Frederiksen ha dichiarato martedì di aver ricevuto “un grande sostegno” dalle sue controparti europee di fronte ai progetti di Donald Trump. Rubio ha anche espresso la preoccupazione che la Cina, che ha messo gli occhi sull’Artico, possa guadagnare terreno in Groenlandia. “È abbastanza realistico pensare che i cinesi finiranno, forse anche a breve termine, per cercare di fare in Groenlandia quello che hanno fatto nel Canale di Panama e in altri luoghi”, ha spiegato Rubio. Donald Trump ha confermato i dazi al 25% per Canada e Messico dal primo febbraio. L’amministrazione Trump sta considerando di ritirare il nulla osta dato dal governo federale alla città di New York per l’introduzione di una tassa sul traffico nella metà sud di Manhattan. La controversa decisione non è stata ancora finalizzata, scrive il New York Times.
Dopo l’uscita improvvisa dell’Ad Carlos Tavares, il presidente di Stellantis John Elkann ha fatto cambiamenti strategici negli Stati Uniti annullando i licenziamenti, rinnovando il team di gestione locale e adeguando i piani di prodotto. Lo scrive il Financial Times. Elkann, che ha incontrato Trump prima della cerimonia di insediamento, ha annunciato investimenti per oltre 5 miliardi di dollari negli Stati Uniti, con l’obiettivo di lanciare una gamma di veicoli elettrici, ibridi e a benzina su piattaforme multi-energia per soddisfare la domanda del mercato e affrontare il rallentamento delle vendite di veicoli elettrici negli Usa. Se Trump aumenterà i dazi sui prodotti brasiliani ci sarà “reciprocità” da parte del Brasile. Lo ha detto il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva. Gli Stati Uniti sono il secondo partner commerciale del Brasile, che vi esporta principalmente prodotti industriali. A proposito dei suoi rapporti con il nuovo inquilino della Casa Bianca, Lula ha sottolineato di voler “migliorare” le relazioni tra i due Paesi, pur mantenendo un atteggiamento fermo e critico. I dazi indifferenziati e a “tutto campo” sono un’arma migliore di quelli mirati per consentire agli Stati Uniti di essere “trattati meglio” dai loro partner commerciali. Lo ha detto Howard Lutnick, nominato da Donald Trump a segretario al commercio, nel corso della sua audizione in Senato per la conferma. Nella sua audizione al Senato per la conferma come segretario alla Sanità, Robert F. Kennedy jr. ha detto di sostenere le politiche anti-aborto del presidente Trump, tra cui la fine dei finanziamenti federali per l’interruzione di gravidanza in patria e all’estero e la protezione delle esenzioni per gli operatori sanitari anti-aborto. Donald Trump assicura che la “pensione” degli americani e la “sanità” non verranno toccate da “ciò che stiamo facendo o faremo”, probabilmente riferendosi al congelamento dei fondi federali. Non c’è peggior inferno che trovarsi intrappolati in un paradiso di illusioni.
Giuseppe Basilico

Lascia un commento