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Delirio per delirio: un esempio di par condicio

I giudici, lavorando su tre turni, di 8 ore cada uno, riuscivano nella folle impresa di evadere la pratiche in sospeso nei tempi previsti dalla legge, affrontando con serenità, equità ed umanità le peggiori situazioni… di Elena Ronconi

di Elena Ronconi | 12 Luglio 2007

Ho fatto anch’io un sogno alla rovescia, come Paolo Rossi della Milano da bere.
Ho sognato un sistema giudiziario dove al magistrato che metteva Izzo in libertà, o a quello che non ne aveva sentenziato l’ergastolo, si mettevano sulla scrivania, al posto delle foto dei familiari o del cane, quelle della strage del Circeo e di quelle delle altre due povere assassinate, per un periodo pari alla quantità di tempo speso dai familiari e dalle vittime stesse nel chiedere giustizia e certezza della pena.
Ho sognato un processo in cui al PM che scatenato urlava “ma signora mia, cosa ci viene a raccontare!” ad una donna che serena, rispondeva alla domanda testè da Lui posta, con dovizia di particolari e d estrema pertinenza, si avvicinava una psicologa di chiara fama, specialista in unità di crisi per PM esausti od esauriti, o semplicemente inadeguati a tal mestiere, e che il giudizio veniva rinviato per mancanza di giudizio in chi doveva giudicare.
Ho sognato alla rovescia, tribunali civili e penali nuovi e funzionali, resi tali dallo smantellamento e vendita di quelli militari.
E dove i giudici, affiancati da colleghi in formazione con contratto regolare, lavorando su tre turni, di 8 ore cada uno, riuscivano nella folle impresa di evadere la pratiche in sospeso nei tempi previsti dalla legge, affrontando con serenità, equità ed umanità le peggiori situazioni, con senso comune e ragionevolezza da manuale di nonna papera, quelle più comuni ed ordinarie.
Ho sognato che tutti i giudici colti in odore di massoneria, nepotismo, clientelismo e lobbismo, in quota di partito, responsabili di abusi od omissioni di atti d’ufficio, distratti perditori di fascicoli nei cassetti delle loro private scrivanie di casa, meri applicatori e non interpreti delle leggi costituzionali a seconda delle cause loro affidate, fossero radiati dai loro Uffici ed obbligati al pagamento immediato dei risarcimenti morali e materiali per le parti da loro stessi lese.
Ho sognato che gli stipendi dei magistrati non fossero equiparati a quelli dei Senatori (e che quelli dei Senatori fossero simbolici, visto che sono già tutti pluri- incaricati in altri luoghi ) ma a quelli dei poliziotti e dei carabinieri laureati.
Ho sognato che nessuno, se indagato, si sentisse violato, controllato e minacciato.
Che lo sciopero di un giudice non fosse naturale.
Nel mio sogno vedevo l’aprire dei concorsi solo a nuovi missionari del diritto, aperti, preparati, rigorosi e riposati, umani e appassionati.
Vedevo quelli bravi, che non da eroi nè da martiri o da pazzi visionari applicano il principio dell’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, far carriera presto e bene, per diventare in tarda età insegnanti dei novizi.

Elena Ronconi

Pubblicato in : Primo piano

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