E’ singolare, e anche un po’ sinistro, che l’attuale presidente del consiglio degli italiani ribadisca che la legge elettorale su cui si fonda il suo governo e il suo personale primato va bene così.
L’aspetto singolare, ovviamente, non sta nel fatto puro e semplice che il signor B. ami questa legge elettorale, che gli ha consegnato la più occidentale delle satrapie e gli ha consentito di espandere il suo potere a livello di sultanato senza essere costretto a togliere il cartellino “Repubblica democratica” dalla scatola Stato Italiano, ma nel fatto che dichiari: “Certo non si può dire che non rispetti (il porcellum) il principio basilare della democrazia liberale: e cioè che il popolo sia sovrano”.
Parole grosse, conveniamone: a giustificare il porcellum (appellato tale, per interpretazione autentica c’è da supporre, da uno dei suoi estensori) viene chiamata in campo nientemeno che la democrazia liberale.
Andiamo dunque a constatare quanto la legge elettorale vigente sia in sintonia con la democrazia liberale.
I punti salienti della nuova regolamentazione del voto nazionale sono due meccanismi semplici semplici: liste bloccate e sostituzione dei collegi uninominali con grandi circoscrizioni.
Una tenaglia che di fatto annulla la libertà di scelta dell’elettore, forzandolo a sottoscrivere scelte già prese dal partito. Qualcosa di molto simile, per intenderci, a un cda aziendale, in cui i partecipanti siano chiamati a ratificare col voto scelte già prese dal Capo e dal suo staff.
A forzare ancora di più questo ruolo passivo dell’elettore, interviene anche la necessità di indicare prima la coalizione di governo e il suo leader.
A completare il soffocamento della rappresentatività reale del Parlamento e ad azzerarne definitivamente il ruolo principe pur previsto dalla Costituzione, l’ultima pennellata: il famigerato premio di maggioranza, che consente allo schieramento blindato che ha ricevuto pur un solo voto di maggioranza, di ottenere il 55% dei seggi alla Camera dei Deputati.
Si dice che la democrazia liberale preveda la sovranità popolare, come graziosamente concede il signor B.
Infatti ….
Le liste bloccate e la sostituzione dei collegi con grandi circoscrizioni hanno il pregio di non consentire all’elettore niente più che una croce su una schedina o su di un’altra: non importa se la lista di prescelti non è di gradimento, se vorreste che un candidato onesto che conoscete passasse, se sapete che il capolista è assolutamente inadatto e incompetente nel ruolo cui l’hanno chiamato i maggiorenti di partito: potete solo mettere una croce di sottoscrizione. E non illudiamoci che alla prossima tornata potremo far rinsavire il partito togliendo voti agli Unti e portandoli ai nostri cari outsider: niente!
Potremo solo cambiare schieramento, ma dall’altra parte, ovviamente, è lo stesso identico sistema.
Direi che questo è un primo schiaffone per la sovranità popolare.
Uno schiaffone con delle conseguenze a tutta prima quasi inavvertibili: ma, se di fatto chi siede in Parlamento non è altro che un’accolita di nominati (conseguenza pubblica e dichiarata, come abbiamo appena visto), chi rappresentano (oltre a se stessi, è chiaro)?
Il Partito che li ha messi su quelle seggiole, ovvio. O chi quel partito comanda, è altrettanto ovvio.
Ed è ancora più ovvio che questi nominati potranno essere minacciati, se non fanno i bravi, di essere riposizionati a piacere del Capo: basta che la prossima volta non vengano più messi in lista e il gioco è fatto. La domanda scatta spontanea: chi avranno nel cuore, secondo voi, il Popolo Sovrano o il Capo?! …
Ma non è finita. Se il Parlamento è costituito da Nominati (anche Unti dalla grazia, pensiamo a certi condannati che se non sedessero lì starebbero in luoghi più freschi), analizziamo cosa significa l’obbligo giuridico di indicare il capo unico della coalizione. Di fatto, se un giorno siffatto Parlamento (…) decidesse di sfiduciare il Capo del governo, si troverebbe in contrasto con la volontà popolare. Perché? Semplice: i cittadini hanno votato direttamente il Capo del governo.
Vale a dire, votando la coalizione costituita da liste blindate e giuridicamente già formata con tanto di “Premier”, hanno ancora una volta sottoscritto la scelta già operata a monte, che comprende anche il Capo della coalizione vincente.
Sembra di parlare di una Repubblica presidenziale, ma siamo ancora in una Repubblica Parlamentare, come recita la nostra Costituzione … o qualcosa ci è sfuggito?!
Ed infine, con il premio di maggioranza che porta, giova ripeterlo, la coalizione che avesse anche un solo punto in più dell’altra ad aggiudicarsi il 55% dei seggi alla Camera, ogni residua possibilità che la sovranità popolare si esprima viene spazzata via.
Di fatto, il porcellum si configura come uno tsunami che ha modificato la struttura della Repubblica Italiana senza passare per i percorsi costituzionali previsti.
Del resto, il Paese c’è già passato: nel 1924, la legge Acerbo consentì a Mussolini di indebolire l’opposizione spianando la strada a ciò che sappiamo.
Con una differenza: per non sbagliare, l’attuale porcellum ha raddoppiato le soglie di sbarramento per i partiti non coalizzati: il risultato?
Intanto, l’annientamento della sinistra, spinta fuori dal Parlamento, e l’indebolimento (uso un eufemismo) delle forze intermedie.
Vogliamo davvero vedere la prossima mano?!
Stefania Valbonesi

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