Il decreto fiscale è legge. Il Senato ha approvato il provvedimento senza dover ricorrere al voto di fiducia. 162 voti a favore, 155 contrari. Hanno votato con il centro sinistra 5 senatori a vita (Montalcini, Cossiga, Scalfaro, Colombo, Ciampi, assenti gli altri). Al centro destra sono mancati tre voti: due assenti (D’Alì di Forza Italia e Rotondi della Dc), uno, Nedo Poli dell’Udc, che ha sbagliato (?). Anche se la Cdl fosse stata compatta il decreto sarebbe passato ma quei tre voti in meno hanno reso ininfluente il voto dei senatori a vita. E’ bene chiarire subito che la polemica della Casa delle Libertà sul diritto di voto dei senatori a vita è del tutto strumentale sul piano giuridico. I senatori a vita hanno sempre votato e, a legislazione invariata, è bene che continuino a votare. Ma se è ininfluente sul piano giuridico la questione non lo è su quello politico. Una cosa è se un provvedimento passa senza il voto dei senatori a vita, un’altra se il loro voto è determinante. Ebbene il centro destra non riesce nemmeno a fare questo: rendere determinante il voto di Scalfaro, Ciampi e compagni. Non ci vorrebbe poi molto. Basterebbe essere sempre presenti. Ci riescono degli ultranovantenni, non ci riescono molti degli eletti del centro destra. Il fatto la dice lunga. Giustamente dopo il passaggio del decreto fiscale a Palazzo Madama, l’Unione ha brindato. Russo Spena è arrivato a dire che si è trattato di “uno spartiacque politico”. Probabilmente ha ragione. Si è avuto la prova che Prodi regge, nonostante i numeri risicati. Dopo la manifestazione del 2 dicembre, che sarà probabilmente molto numerosa, si avrà anche la prova che Prodi regge, nonostante la piazza. Il centro destra, ma soprattutto Forza Italia, non sembra aver ancora capito che senza un progetto alternativo a quello, sgangherato e confuso, abbozzato dal centro sinistra, Prodi reggerà a dispetto di tutto, anche di molti dei suoi.
Quando lo stesso Berlusconi ammette che se cadrà, l’esecutivo cadrà per le sue contraddizioni interne, implicitamente dice che la Casa delle Libertà non fa politica. Non si vede infatti nessuna idea del Paese alternativa a quella della sinistra. Certo, si intuisce. Più individuo e meno Stato, meno tasse e più tagli alle spese, più liberalizzazioni e meno concertazione e via dicendo. Ma tutto questo deve essere riassunto in dieci, non di più, idee-forza. Sulla base di queste si devono poi motivare le scelte in Parlamento, e sulla base di queste, domani, si dovrà governare, senza stare a sentire i clientelismi di questo o di quello o le pressioni delle varie lobby. Stare all’opposizione con serietà, come se si fosse al governo. Fare domani quello che si dice che oggi dovrebbero fare gli altri.
Forse, a ben pensarci, è proprio per questo che qualche senatore è sempre assente e che si punta tutto sulle spallate, vere o presunte.
Decreto fiscale/2: trionfo dell’Unione al Senato. Ennesima magra del centro destra
Nessuna imboscata a Palazzo Madama. Il centro sinistra ottiene un indubbio successo politico. La Casa delle Libertà non capisce che per vincere serve un progetto-Paese del quale per ora non si vedono le tracce

Dal momento che gli opposti (?)schieramenti si basano tutti sul sostegno di logge,lobbies,famiglie e camarille varie, con la metà di voti elettorali più uno si vincono le elezioni ; e le decisioni poi si prendono più che legittimamente a colpi di maggioranza ( sempre più uno ) ;e le “vittorie” sono sempre inequivocabili ed incontrovertibili. Inutile sperare che da questa “nobile” tenzone politica emerga un valore politico,sociale o morale qualsivoglia. Che vanno invece elaborati,evidenziati ed affermati in contrapposizione a questa ”palude”; anche senza il bisogno di rispolverare il vecchio e storicamente provato appellativo di “cittadino”( precursore del “compagno” e del “camerata”). Non è più tempo ,oggi ,di parole d’ordine , ma di idee politiche attuali ed operative, discusse e condivise il più largamente possibile .Anche sfruttando i nuovi sistemi di comunicazione a disposizione.