Fa notizia che la maggioranza che sorregge un governo in carica da nemmeno sei mesi abbia approvato il decreto fiscale collegato alla finanziaria. Cioè un provvedimento che, se bocciato, avrebbe potuto mandare tutti a casa , trascorsa la metà di un anno dal voto.
Basta e avanza per farci capire quanto il sistema sia malato e, soprattutto, quanto sia precario e dannoso l’attuale equilibrio.
E, come si sa, le brutte notizie non vengono mai sole. L’esito del voto al senato ( che di per se dovrebbe essere scontato, altrimenti che maggioranza è?) ha prodotto uno strano effetto: non si parla più delle contraddizioni e dell’aumento insensato di tasse e imposte. Il dibattito ora prende un’altra piega: si credeva che fosse in crisi la maggioranza, invece è in crisi l’opposizione di centro destra: Oppure: nessuno si illuda, perché il governo cadrà presto, forse addirittura al voto finale sulla legge finanziaria che intanto prosegue il suo iter al Senato.
Se ne ricavano conclusioni tuttaltro che rassicuranti.
Primo: questo centro-sinistra (è bene tenere sempre presente che ce ne potrebbe essere uno diverso) ha come obbiettivo quello di durare, non di governare. Se c’è in giro tanta esultanza perché è riuscito a far passare un decreto, cosa possiamo mai attenderci sui veri problemi che stanno alla base di tutto: previdenza, liberalizzazioni che non siano regali agli amici, problemi etici, lotta alle nuove povertà?
Secondo: questo centro-destra ( e vale la stessa annotazione di cui sopra, per il centro-sinistra) ragiona di spallate e trascura di far capire alla gente quale sia il suo progetto alternativo. E i cittadini si ritrovano a dover scegliere il ogni caso al buio.
Terzo: nel centro-destra qualcuno (Casini, ma non solo) si sforza di dimostrare che quella coalizione potrebbe essere diversa. Migliore o peggiore non sapremmo: comunque diversa.
Nel centro-sinistra ciò non avviene. Chi ci aveva debolmente provato, la Rosa Nel Pugno, o tace o è distratta dalle beghe interne. Eppure il compito che socialisti dello SDI e radicali si erano dati era quello di collegarsi con gli altri socialisti, liberali, repubblicani, socialdemocratici, laici, con l’ambizione di “traghettarli” nel centro sinistra.
Tale ambizione è legittima, al pari di una domanda che esige una risposta: in quale centro-sinistra? In quello attuale che si contenta di tirare avanti ad ogni costo?
La risposta è scontata. Perciò, per rendere credibile la propria strategia sarebbe opportuno, una volta approvata la finanziaria, che socialisti e radicali della Rosa nel Pugno (se esiste)prendessero le distanze dall’attuale governo e, assieme ad altri, si dedicassero a delineare un nuovo e diverso centro-sinistra.
Nicola Cariglia

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