
Ci sono parole che segnano un’epoca. In Israele, due di quelle parole sono “pena di morte”. La Knesset ha approvato in prima lettura una legge che la reintroduce per i terroristi responsabili dell’uccisione di civili israeliani. È un gesto che suona come un pugno nello stomaco, ma anche come un riflesso pavloviano dopo anni di attentati, funerali e ostaggi. Israele non aveva mai osato tanto, non dopo Eichmann. Ora lo fa non contro i nazisti, ma contro i figli di Hamas.
“Dead Hamas Walking” non è solo un gioco di parole: è la fotografia di un passaggio storico. Hamas è un morto che cammina. Non perché Israele abbia ottenuto la sua vittoria in questa guerra, ma perché Hamas sta perdendo il consenso. A Gaza come nel mondo arabo, la glorificazione del “martire” si sta sbriciolando sotto il peso della miseria che ha generato. La rivoluzione è finita, restano solo i capi trincerati nei bunker e qualche influencer con la kefiah di seta.
La sete di giustizia ha superato la paura di somigliare ai propri nemici. Quando uno Stato democratico decide di uccidere i suoi assassini legalmente, compie un atto di disperazione lucida: la vendetta travestita da diritto. “Non accadrà mai più che un terrorista torni a uccidere dopo uno scambio di prigionieri”, dicono i fautori della legge. Ed è difficile dar loro torto, in un Paese dove gli scambi di corpi e ostaggi hanno un prezzo inaccettabile.
Israele si trova sullo stesso crinale: tra la necessità di sopravvivere e il rischio di perdere sé stessa. La pena di morte non è solo una legge, è un gesto simbolico — un modo per dire “non ci fidiamo più di nessuno, neanche della giustizia”. È la firma sotto la resa morale di un Paese che ha vissuto troppo dolore per continuare a credere nella redenzione.
Hamas è un cadavere politico che ancora si muove, ma Israele rischia di diventare una nazione che vive solo per seppellirlo. E quando un popolo comincia a misurare la propria forza in base ai corpi che lascia dietro di sé, non c’è vittoria possibile, solo sopravvivenza.
Come l’Italia degli anni bui, Israele dovrà decidere se vuole uscire dal terrore come una democrazia più dura o come una democrazia più giusta. Perché “Dead Hamas Walking” potrebbe presto diventare anche “Dead Israel Thinking”.
Nico Kir

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