Cari amici, non ho mai nascosto di avere simpatie repubblicane ed è con molto dolore, dopo averlo pensato per anni, che annuncio, la fine dell’Edera. L’attuale, quella che mai Tristano avrebbe riconosciuto, è una sorta di mutazione genetica dell’antico PRI, fondata da Ghisleri, dai repubblicani e dai mazziniani, che un tempo era quasi il medesimo pensiero, nel 1895. Dopo anni d’agonia il partito repubblicano è morto. Quello di un tempo, casa politica e d’ideali di tanti ottimi italiani per l’Italia, non esiste più. Quel partito illuminato ed emancipato, anticipatore di eventi, di una sinistra non marxista, libero e sensibile alla fratellanza universale degli uomini, al cammino della scienza, pieno di generosità, non è più.
Enrico Martelloni


“E non importa chi tu sia, non importa che lavoro tu faccia, in questi tempi di crisi è importante ridere, sorridere e festeggiare. E allora festeggiamo io, tu, Lele, Fede, ma soprattutto tantissimaf(r)ica!”. (di Elio)
Non nascondo che quando mi è giunta la vignetta di Martelloni sono rimasto turbato da tanto pessimismo.
Naturalmente nessun dubbio sul pubblicarla: Pensalibero non censura le idee. E’ capitato qualche volta di censurare espressioni che ritenevamo offensive per qualcuno. Magari siamo ipersensensibili, visto quello che passa quotidianamente nei talk show televisivi. E comunque, quelle tre o quattro volte che lo abbiamo fatto, ne abbiamo sempre parlato con gli autori, concordando la modifica di qualche espressione e, in un solo caso, rinunciando, di comune accordo, alla pubblicazione.
In questo caso sono felicissimo che la vignetta amara di un repubblicano autentico come Martelloni abbia rappresentato una salutare frustata ed abbia suscitato reazioni. Mi piace, in particolare, quella argomentata e nobile di Simone Aiazzi che ribadisce la fiducia nei grandi ideali, superiori ad ogni contingente meschinità. Tuttavia, mi permetto di esprimere l’opinione che nel mondo repubblicano e in generale nel modo laico e rifomista, qualcosa si debba cambiare rispetto agli atteggiamenti spaccacapello del passato. Mi ripeto, ma è per la rabbia di vedere nuovamente sprecate le opportunità che puntualmente si presentano: non è possibile andare ognuno per proprio conto. Occorre raggiungere una massa o soglia critica, sotto la quale n iente è possibile. E per farlo occorre unire. Poi, ci saranno sensibilità diverse: ma sull’essenziale le differenze sarebbero irrilevanti.
n. c.
Lasciamo l’amico di Carrara a fare quello che meglio sa fare. Toccarsi gli zebedei.
L’importante è che lasci in pace quelli degli altri.
Ora i repubblicani di Berlusconi sono in buona compagnia, è arrivato il Cecchi Paone e può dar loro una mano. Ovviamente a toccarsi…
Lei ha ragione signor Fantoni: i testicoli si accarezzano. Non c’è dubbio.
Caro Enrico,
non credo di condividere l’aspra e struggente analisi storico-politica offerta dalla vignetta.
Non rinvengo una argomentazione logica che possa in qualche modo portare a tanto assioma.
Come ben sai non è una novità il fatto che l’avvento della “nuova politica” abbia spazzato via ogni retaggio valoriale o culturale del ‘900. Trascinandosi dietro uomini ed idee.
Il perseguire tale ragionamento, tuttavia, ha un vizio d’origine. E cioè immaginare che la forza delle idee non sopravviva agli uomini ed al transeunte.
Mi par proprio che, ancora una volta, il condizionamento della cultura dell’”oggi” abbia avuto in te il sopravvento.
La via d’uscita non è nell’analisi del presente e neppure nelle incrostazioni che avvolgono la ormai stanca e visionaria, ma sempre tenace, pulsione individualista dei capitani di ventura. Ma è nel saper mettere in gioco ogni risorsa disponibile perché, dal voluto caos, si torni al naturale corso degli eventi.
Ci siamo nutriti ed ubriacati di lotte ai comunismi, di insulti ad ogni soggetto espressione delle nostre Istituzioni, di arene sanguinarie, di esasperati conflitti generazionali. E chi più ne ha ne metta.
Occorre avere una visione prospettica, quasi illusoria, nella volontà, non speranza, di riconsegnare agli uomini culture e sistemi valoriali in grado di spezzare l’assurda piroetta del mondo irreale e pubblicitario che pervade le nostre coscienze.
Questa è la lotta da condurre.
Il Movimento Repubblicano non è morto fintanto che non sarà morta l’”idea repubblicana”. E proprio per quella cultura dobbiamo lottare: Salvaguardia delle Istituzioni, Libertà di manifestazione del pensiero, Stato di Diritto, Laicità e non laicismo, solidarietà ma non marxismo, Individualità come ricchezza universale contemperata dal dovere sociale, Federalismo e Stati Uniti d’Europa, Educazione ed autoeducazione, cooperazione, libera concorrenza e libero mercato da realizzarsi nelle regole, e così via.
Nulla quindi è morto a cospetto di tanta modernità. E allora non usiamo le strutture di partito per recitare i “de profundis”, semmai cerchiamo di innovare, convincere ed illuminare, coloro che ne fanno parte.
Solo se le banali ed incrostate idee della vendetta e della rivalsa prevarranno, allora sì che il “Movimento Repubblicano” sarà destinato a morire (ma certo non l’idea). Non prima. Non prima di aver messo alla luce del sole ogni idea forza, ogni passione, ogni illusione, ogni speranza. Il cammino che si apre avanti a noi è certamente irto ed impervio ma, sicuramente, non saremo soli.
Qualcosa sta cambiando.
Simone Aiazzi
Caro Martelloni, mentre leggo il tuo articolo e mi carezzo gentilmente i testicoli, mi rendo conto che neanche di fronte ad avvenimenti importanti come quelli accaduti nel 46 congresso del PRI si riaprono le vostre menti ormai sclerotizzate. Il PRI esiste ancora, è nuovamente unito, rappresenta la storia d’Italia e ci sarà anche domani quando l’ubriacatura dei leaders finirà. Per buona pace tua e di tutti gli iettatori come te.
Caro Enrico,
Come sempre, per quelli del Sud, di chi è la colpa se i Repubblicani, non li votano più nessuno?
Ovvio, della Lega, che oltretutto copre il mostro di Firenze, che tutti sanno, essere Berlusconi, come prova il c.c. di Pacciani dove essendoci soldi, ne è chiara la provenienza, inoltre le mucche padane producono troppo latte e meritano perciò la multa nonché di venire arrestate come avvertimento al Berlusca, che i magistrati, questa volta, fanno sul serio.
Ok, nel frattempo, se trovate il tempo di andare da un dottore…
Sono stato iscritto al Pri dell’on. Giorgio La Malfa dal 1995 al 2000. L’anno della “svolta” berlusconiana-leghista ho salutato amici e non, e pazientemente ho atteso e sempre attendo. Cosa? A questo punto ho le idee molto confuse. I dubbi sono tanti.
Dal lontano congresso di Bari del 2001 ho portato e continuo a portare il “lutto” per un partito che si è alleato con i nemici di Mazzini, Cavour, Garibaldi, Benedetto Croce ed Ugo La Malfa.
Avrei preferito festeggiare il 150° dell’Unità d’Italia con animo più sereno e gioioso.
Invece in cambio del silenzio leghista sui festeggiamenti per l’Italia unita si concede una festa lombarda (con chiusura scuole e uffici e la sig.ra Marcegaglia ora tace!) che contraddice clamorosamente quella del 17 marzo.
Ho seguito il 46° congresso del Pri via radio e non mi è parso di sentire la maggioranza dei favorevoli all’alleanza con Berlusconi (accetto smentite ed eventualmente mi scuso in anticipo) indignarsi per la scuola leghista di Adro o per le parole ingiuriose pronunciate da un ministro leghista contro Giuseppe Garibaldi e la sua salma.
E Storace che torna alleato di Berlusconi? E quindi dei repubblicani. Silenzio.
Al contrario quanto astio nei confronti dell’on. Giorgio La Malfa e quanta indignazione per la scelta di seguire Casini e Rutelli nel Terzo Polo. Non un cenno ai leghisti. Non un cenno ai milioni di euro sottratti ai malati oncologici per pagare le multe dei produttori di latte.
Il sig. Formigoni vorrebbe le centrali nucleari ma non nella sua meravigliosa Lombardia. E allora dove? Facciamole nella pattumiera dell’Italia e cioè il Sud.
Questo è il federalismo? Se così fosse ci sarebbe da rimpiangere i Borboni con annessi regni di Napoli e delle due Sicilie. Tanti morti per l’unità d’Italia (Repubblica Napoletana, carboneria, Repubblica Romana, guerre di indipendenza, due guerre mondiali e una feroce dittatura fascista) e alla fine? …
Qualcuno mi perdonerà lo sfogo da qualunquista e disfattista meridionale quale forse sono (e perdonatemi anche il mio eventuale “autocompiacimento” qualora ci fosse) ma sono nauseato e stanco di combattere per un Paese che non ha più voglia di indignarsi per niente. E’ un Paese di indifferenti, di cinici e di “sepolcri imbiancati”. E Mazzini ammoniva: “L’indifferenza è l’immoralità della mente”.
A chi oggi canta il “De profundis clamavi ad te, Domine” dico solo che il sottoscritto lo ha già fatto con notevole anticipo nel lontano 2001.
Non è cattiva ma peggio: amarissima, quasi disperata…
La vignetta è molto cattiva e dimostra la delusione di molti repubblicani per lo stato attuale del (dei?) partito. A differenza di Martelloni io ho una speranza: che dalle ceneri non dei partiti laici e socialisti ma della loro cultura possa prendere vita una esperiienza completamente nuova. Che chiuda definitivamente con il passato.