
Donald Trump non aveva l’autorità per imporre dazi su decine di partner commerciali degli Stati Uniti. Lo ha stabilito, con una sentenza che sta letteralmente terremotando i mercati internazionali, la Corte Suprema americana secondo cui Trump ha oltrepassato i limiti del suo mandato ricorrendo all’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) per comminare tariffe alle merci in entrata negli Usa. Nella sentenza i giudici della Corte – a maggioranza conservatrice – hanno affermato: “Il nostro compito oggi è solo decidere se il potere di regolamentare le importazioni, come conferito al Presidente nell’Ieepa, comprenda il potere di imporre tariffe. Non lo comprende”. La decisione, presa a maggioranza da sei giudici contro tre, segna la prima grande sconfitta per Trump alla Corte Suprema, che finora gli aveva assicurato diverse vittorie in ambiti controversi, tra cui quello relativo alla deportazione dei migranti. “Nel mezzo secolo di esistenza dello Ieepa, nessun presidente ha invocato la legge per imporre tariffe, per non parlare di tariffe di questa portata ed entità”, ha scritto il Presidente della Corte Suprema John Roberts a nome della maggioranza. A esprimere parere contrario rispetto alla maggioranza sono stati i giudici Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh.

No liberation day?
Il caso era stato portato all’Alta corte da diversi gruppi di aziende americane, a cui si sono uniti 12 stati degli Stati Uniti, che sostenevano di essere stati danneggiati dai dazi. La vicenda risale allo scorso aprile quando Trump, dopo essere tornato alla Casa Bianca, aveva promesso di usare i dazi per riorganizzare un ordine commerciale globale che, a suo dire, aveva “derubato” gli Stati Uniti per decenni. Trump ha annunciato il nuovo regime tariffario, che prevede aliquote diverse per ciascun paese, nel “giorno della liberazione” lo scorso 2 aprile, scatenando settimane di agitazione nei mercati finanziari e allarmando gli alleati degli Stati Uniti. Sebbene nel frattempo abbiano rinunciato a imporre alcuni dei dazi più severi, gli Usa hanno chiuso il 2025 con un’aliquota tariffaria effettiva superiore al 10%, la più alta dalla seconda guerra mondiale. La decisione della Corte Suprema conferma le precedenti conclusioni dei tribunali di grado inferiore, secondo cui i dazi imposti da Trump ai sensi dell’Ieepa erano illegali.
Cosa succede ora?
La pronuncia di oggi non determina automaticamente la caduta di eventuali accordi commerciali, come quelli raggiunti da Washington con l’Unione europea o la Cina. Riduce, però, la leva negoziale dell’amministrazione e potrebbe favorirne una rinegoziazione. Di fatto, con il venir meno dell’uso estensivo dello Ieepa, la Casa Bianca vede restringersi sensibilmente i propri margini d’azione. Quello che i funzionari dell’amministrazione potrebbero fare in questo momento è ricorrere ad altre normative per giustificare il mantenimento dei dazi che tuttavia prevedono vincoli precisi: aliquote generalmente non superiori al 15%, durata massima di 150 giorni e necessità di motivazioni economiche dettagliate, suscettibili di contenzioso. Trump potrebbe anche rivolgersi al Congresso per ottenere una legge che gli attribuisca poteri tariffari più ampi. Ma si tratta di un percorso politicamente complesso, considerata anche la maggioranza repubblicana risicata in entrambe le Camere.
Verso una rinegoziazione degli accordi?
Sul piano politico ed economico, tuttavia, le conseguenze della sentenza potrebbero essere rilevanti. Se, ad esempio, un’intesa con Bruxelles fosse stata raggiunta sotto la pressione di misure tariffarie ora dichiarate illegittime, l’Unione europea potrebbe sostenere che sono venute meno le condizioni che avevano favorito il compromesso. In tal caso, l’accordo resterebbe formalmente valido, ma potrebbe essere rimesso in discussione. La sentenza è stata accolta con gioia dai democratici: “Una vittoria per il portafoglio di ogni consumatore americano” ha osservato Chuck Schumer, il leader della minoranza al Senato di Washington, su X. “Trump ha cercato di governare per decreto e ha imposto alle famiglie il disegno di legge”, ha scritto il senatore dello Stato di New York, esortando: “Basta caos. Porre fine alla guerra commerciale”.
Più incertezza per tutti?
Secondo la stampa americana, Trump è stato informato della decisione della Corte Suprema durante un incontro con un gruppo bipartisan di governatori e ha definito la sentenza una “vergogna”, precisando di avere un piano di riserva per portare avanti la sua agenda. Intanto il dollaro si è leggermente indebolito sull’euro e la sterlina. “Dato il noto entusiasmo del presidente per i dazi come strumento di negoziazione, è improbabile che assisteremo a un grande cambiamento di politica da parte della Casa Bianca”, osserva il corrispondente finanziario della Bbc da Washington. Inoltre non è ancora chiaro cosa accadrà in termini di rimborsi per i dazi già pagati dagli importatori statunitensi. Quindi, se da un lato la sentenza fornisce la certezza che il presidente non possa far ricorso allo Ieepa per imporre i dazi che desidera, dall’altro l’incertezza non è cancellata. Una sentenza negativa era “ampiamente prevista”, osserva il Financial Times, ma “crea ulteriore incertezza mentre l’amministrazione Usa cerca di ripristinare le tariffe”. Diversi operatori finanziari concordano: “Trump ha avuto parecchio tempo per elaborare un piano e ora tenterà di trovare un modo per aggirare il problema”.
Il commento
Di Mario del Pero, ISPI e Sciences Po
“Era nell’aria, questo pronunciamento della Corte Suprema che dichiara l’incostituzionalità dei dazi onnicomprensivi di Donald Trump, confermando i precedenti pronunciamenti di due tribunali federali. L’effetto è però potenzialmente devastante. Perché sottrae a Trump il suo strumento privilegiato non solo di politica economica, ma di politica estera più in generale: il mezzo con cui esercitare pressioni sugli interlocutori, anche su dossier diversi da quello strettamente commerciale. Perché ora numerosi gruppi economici chiederanno di essere risarciti per i costi che hanno dovuto sopportare a causa dei dazi. E, infine, perché acuisce uno scontro istituzionale e costituzionale, evidenziando una volta di più la capacità del potere giudiziario di contrapporsi alle iniziative dell’Esecutivo, al suo sistematico utilizzo di legislazione emergenziale nel creare, di fatto, uno stato di eccezione ormai quasi permanente”.
Alessia De Luca

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