
Apparentemente sovrano, l’individuo democratico esercita la sua autodeterminazione politica in forme cursorie, anteponendo il perseguimento di interessi privati alla costruzione di un ethos collettivo e individuando nel voto la forma più comoda e meno dispendiosa, di partecipazione alla dimensione pubblica. Questa tendenza si è fatta concreta nelle odierne ‘democrazie del pubblico’, al contempo apolitiche e antipolitiche, pervase da un individualismo che annienta l’individualità e segnate da una disaffezione profonda nei confronti delle istituzioni rappresentative.
David Ragazzoni si confronta con tre protagonisti della filosofia politica europea del primo Novecento spesso invocati, ma altrettanto spesso decontestualizzati, da quanti osservano le trasformazioni delle democrazie odierne – Max Weber, Carl Schmitt e Hans Kelsen – per studiare in chiave critica e comparata il rapporto che essi individuarono fra parlamentarismo, corpi partitici e costruzione/esercizio della leadership agli esordi della politica di massa. Parlamento, partiti e capi – gli interna corporis del ‘Leviatano democratico’ – sono elementi strutturali della politica moderna che, negli autori in esame, acquistano una problematicità inedita.
Nell’analisi di Ragazzoni, le pagine di Weber, Schmitt e Kelsen dischiudono tre concezioni della democrazia incentrate su tre distinte visioni della politica; al contempo, offrono una grammatica concettuale e un lascito teorico ancora fecondi per riflettere sulla teoria e sulla pratica delle nostre democrazie parlamentari e per ripensare il ruolo dei corpi intermedi sullo sfondo del ‘cefalocentrismo’ (l’ossessione per la leadership) che pervade la politica democratica odierna.
David Ragazzoni (1985), laureato alla Scuola Normale Superiore di Pisa, è dottorando in Scienza politica presso il Department of Political Science della Columbia University.
Edizioni di Storia e Letteratura

Lascia un commento