
• il superamento dell’incompatibilità Sdi/Di Pietro
• il superamento dell’Ulivo a vantaggio della Grande Alleanza,
• l’accoglimento a pieno titolo, nella coalizione, del partito di Bertinotti.
Tre punti che hanno un minimo comune denominatore: l’esigenza per tutto l’arco del centro sinistra di restare unito per avere la possibilità di vincere contro la Casa delle Libertà. La svolta politica, e soprattutto il denominatore comune ricordato, hanno avuto conseguenze anche sul piano programmatico. Il vertice ha infatti trovato una posizione comune su punti fino ad ieri oggetto di grandi distinzioni:
• il ritiro immediato delle truppe dall’Iraq
• l’abrogazione, in caso di vittoria nel 2006, delle principali riforme varate dal governo Berlusconi
• giudizio durissimo contro la Finanziaria tanto da indire una manifestazione unitaria il prossimo 6 novembre
• netta bocciatura delle riforme istituzionali e nessuna volontà di dialogo sulle stesse
A fare da corollario all’intesa: la decisione, per la Grande Alleanza, di presentarsi insieme nel 2005 in tutte le regioni interessate dal rinnovo degli organi e la scelta di tenere le primarie per l’individuazione del candidato premier entro febbraio del 2005.
Illuminante, e a nostro avviso pienamente centrato, il commento all’intesa fatto da Folena, della sinistra DS “quando ci si incontra tutti insieme, da Mastella a Bertinotti, le difficoltà si superano e si proietta l’azione politica in avanti. Quando invece si concepisce e si pratica una divisione tra radicali e riformisti, quando si teorizzano i cerchi concentrici e i compartimenti stagni allora le cose non funzionano. Dunque si alla grande alleanza democratica, il nuovo soggetto plurale e unitario del centro sinistra, una sorta di confederazione di tutte le forze politiche, delle associazioni, dei movimenti in cui ogni soggetto ha la sua autonomia ma converge in una costituente politica e programmatica con gli altri”.
Il senso politico del vertice è tutto in queste affermazioni. In pratica un netto spostamento a sinistra dell’asse del centro sinistra, necessario per tenere uniti tutti ma pericoloso per la conquista dell’elettorato indeciso di marca centrista. A questo va poi aggiunta la decisione di Bertinotti di candidarsi alle primarie. Il risultato sarà che Prodi verrà naturalmente investito dell’incarico di leader ma Bertinotti sicuramente prenderà più voti di quanti possono essere nel bacino elettorale di Rifondazione. Un risultato che contribuirà, ancora, a dare più spazio alle tematiche della sinistra radicale. A questo punto l’Ulivo da alleanza di centrosinistra con Verdi e Comunisti italiani diventerà la sola alleanza di Ds, Margherita, Sdi e Repubblicani europei, in pratica il partito riformista che ancora si tenta di fare proprio nell’ottica dei cerchi concentrici stigmatizzata da Folena e invisa a sinistra e movimenti. Primo cerchio partito riformista, secondo cerchio Grande Alleanza Democratica. Nel centro sinistra la partita politica dei prossimi mesi è tutta qui. A pagare il prezzo più salato sarà la Margherita. Per non sbilanciare troppo a sinistra la coalizione sarà costretta a immolarsi sull’altare del nuovo partito. E forse il sacrificio risulterà vano.

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