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Dallo stupro di Palermo alle borseggiatrici impunite

E’ di tutta evidenza, lapalissiana,  la diversità dei due  esemplari tipi di violenza. Dunque perché parlarne in contemporanea? Perché la violenza non ha colore, non ha ideologia,  non ha alibi,  non ha alcuna giustificazione., ma soltanto un diverso grado  di gravità. I nostri giovani sono a rischio. Si vedono troppo spesso con il bicchiere  in una mano e una canna nell’altra. Quando non assumono, deliberatamente o  involontariamente,  sostanze ben più pesanti  e deleterie. Magari la cosiddetta droga dello stupro. Sottovalutare il problema non serve a  nasconderlo o superarlo. Tanto meno risolverlo.

di Carla Ceretelli | 24 Agosto 2023

E’ di tutta evidenza, lapalissiana,  la diversità dei due  esemplari tipi di violenza.

Dunque perché parlarne in contemporanea?

Perché la violenza non ha colore, non ha ideologia,  non ha alibi,  non ha alcuna giustificazione., ma soltanto un diverso grado  di gravità.

I nostri giovani sono a rischio. Si vedono troppo spesso con il bicchiere  in una mano e una canna nell’altra. Quando non assumono, deliberatamente o  involontariamente,  sostanze ben più pesanti  e deleterie. Magari la cosiddetta droga dello stupro.

Sottovalutare il problema non serve a  nasconderlo o superarlo. Tanto meno risolverlo.

Specie quando si tratta di minori, di adolescenti in età evolutiva, le prime istituzioni che devono controllare e farsene carico, sono, ovviamente, la famiglia e la scuola.  Che, purtroppo negli ultimi decenni  latitano in modo eclatante. Non tutte, ovviamente, ma sempre troppe rispetto ad altri momenti della storia dell’ultimo  mezzo secolo.

Prima del 68 noi giovani allora, ci siamo ribellati ad una severità che ci sembrava eccessiva. E forse lo era. Ma dopo il 68, abbiamo assistito a una decadenza esorbitante  nel sociale , nell’educazion e nell’istruzione. Di questo abbiamo spesso detto. Ma dire non è sufficiente. Occorre fare. Anziché prendere il toro per le corna lo abbiamo lasciato libero di scorrazzare a suo piacere, talvolta mostrando troppi mantelli  rossi . Fino ad arrivare alla cultura woke e alla cancel culture.

Si tratta dunque di comprendere quanto le suddette  sostanze, droga e alcool,  influiscano sul comportamento più o meno violento dei giovani. E quanto, altresì,  conti la prevenzione  da parte delle istituzioni. Come si diceva, famiglia e scuola in primis.

Sarebbe troppo semplice citare uno dei miei aforismi, precetti, favoriti, “in medio stat virtus”. Eppure se non vogliamo che le nuove generazioni siano travolte da movimenti  e gesti violenti ce ne dovremo fare carico.

 Anche il cellulare e il pc, l’uso eccessivo della tecnologia, è sotto accusa.

“Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti”. La frase sul web viene spesso citata e attribuita ad Einstein  soprattutto in relazione al crescente utilizzo dei cellulari e degli smartphone e al loro impatto sulle relazioni sociali.

“Ma la frase  non appare in nessuno scritto di Einstein, né tanto meno nella raccolta The Ultimate Quotable Einstein (Pensieri di un uomo curioso). Inoltre non vi è alcuna evidenza che Einstein abbia mai fatto una dichiarazione del genere. La frase è stata probabilmente creata ad hoc e risale probabilmente al 2012”.

In ogni caso non è  importante chi l’ha, o l’avrebbe,  detta. Certo è molto forte e incisiva, ma  certo è che l’uso eccessivo di questi strumenti  tecnologici fa perdere un tasso troppo alto di sensibilità  all’individuo, rendendolo spesso ottuso e indifferente alle relazioni umane. Negli uffici pubblici se un servizio si blocca   è colpa del sistema che non funge. Quando basterebbe tenere accese, in azione e operanti,  le due posizioni, in alternativa. Quella della competenza  individuale e quella tecnologica. Ma troppo comodo  è affidarsi allo strumento. Magari, dimenticando o accantonando  l’uso della mente e del suo ingegno.

Quando si tratta di giovani la situazione diventa ancora più grave. Poco da dire , se non  che il cervello in evoluzione è  fragile, il sistema di ricompensa è meno attivo quindi bisognoso di esperienze più forti perché  i ragazzi si sentano pienamente gratificati. E questo predispone ad adottare comportamenti a rischio. Spesso violenti.

Già ma che c’entra la tecnologia con la violenza. In questo caso non c’è molto da spiegare. Basta andare su qualsiasi social, e trovare la più crassa  tipologia di scenari  di violenza, sopraffazione e abusi di ogni  valenza.

A questo proposito vorrei citare  “The end of history and last man”  dove Francis Fukuyama riesce ad anticipare le problematiche dei giorni d’oggi e parla di società basata sull’innovazione telematica e dei mezzi di come gli attuali social, Facebook, twitter, Instagram, eccetera.

Questo comporterà, secondo  il noto politologo, molti danni, con i relativi problemi come il cambiamento dei rapporti sociali ed interpersonali, aumento della disoccupazione, della criminalità, diminuzione delle nascite, deterioramento della morale ed infine diminuzione del capitale sociale. E ci stiamo arrivando, purtroppo. Se non ci siamo già arrivati.

Il politologo sostiene  che, in ogni caso,  ogni società è in possesso di auto-organizzazione, la quale permetterà di superare il passaggio traumatico da un’era all’altra, l’essere umano si adatterà al cambiamento nel migliore dei modi…

L’evoluzione non è un fatto casuale ma è scaturita da una serie di eventi concatenanti.

“Con un ampio riferimento alle democrazie liberali nel mondo intero ed alla tesi proclamata Fukuyama  definisce la Fine della Storia e dell’ultimo uomo come fondamentale riferimento alle riflessioni politico economiche riverse nel mondo sociale.

La fine della storia di Fukuyama è una una profezia smentita almeno una volta.

Nel 1989 Francis Fukuyama profetizzò l’imminente “fine della storia” riferendosi al fatto che, dopo il crollo del comunismo sovietico e la fine della Guerra Fredda, la democrazia liberale e il capitalismo sarebbero stati destinati a pervadere, gradualmente, tutte le nazioni del pianeta. Tre decenni dopo, constatiamo che tale previsione era eccessivamente semplicistica. E il primo a rendersi conto che la fine della Guerra Fredda non ha frenato, ma bensì accelerato, il dispiegarsi della storia è lo stesso Fukuyama. Il 18 marzo 2017 la rivista svizzera NZZamSonntag ha pubblicato un’intervista a Fukuyama in cui l’autore ritrattava numerose considerazioni espresse in passato, tradotta da chi scrive per Osservatorio Globalizzazione”.

E le borseggiatrici impunite? Ne parleremo  la prossima volta.

Carla Ceretelli

Pubblicato in : Dossier, EditorialeTag: capitalismo, cellulare, comunismo, considerazioni, conti, danni, democrazia, democrazia liberale, diversità, francis fukuyama, giovani, globalizzazione, Liberali, mondo, mondo intero, nuove generazioni, palermo, scuola

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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