“La “teoria delle finestre rotte” è stata applicata per la prima volta alla metà degli anni ottanta nella metropolitana di New York City, il punto più pericoloso della città.
Rimaniamo in casa, che andare in giro per il mondo è diventato davvero pericoloso. E allora godiamoci lo spettacolo di chi fa i propri bisogni i mezzo alla strada o davanti ai portoni e attraverso le fessure, cerca, con dolo, di inondare gli atri delle case altrui.
Quasi mezzo secolo fa , un professore dell’Università di Stanford, Stati uniti, fa un esperimento di psicologia sociale. Lascia due macchine per strada, identiche, stessa marca, modello e colore. Una nel Bronx, l’altra a Palo Alto, per gli smemorati zona ricca e tranquilla della California. Due quartieri diversi e quindi abitati da gente di estrazione sociale altrettanto diversa. Un team di specialisti in psicologia sociale, ne studia il comportamento.
Come prevedibile l’auto abbandonata nel Bronx comincia ad essere smantellata in poche ore. Come da noi succedeva a Napoli e dintorni ma anche altrove, oggigiormo. Quella di Palo Alto, è rimasta intatta.
È facile attribuire le cause alla povertà. Comunque andiamo oltre.
Dopo una settimana i ricercatori decidono di rompere un vetro della vettura di Palo Alto, con il risultato identico a quanto avvenuto nel povero e degradato Bronx di New York . Infatti il veicolo viene smantellato.
Dunque non è, o almeno, non è soltanto la povertà, che innesca questo processo demolitorio ma qualcosa che ha a che fare con la psicologia, il comportamento umano e le relazioni sociali. Un semplice vetro rotto trasmette un senso di deterioramento, di disinteresse, di non curanza, sensazioni di rottura dei codici di convivenza, di assenza di norme, di regole e di inutilità nel cercare di tutelare le cose, fino ad arrivare a una violenza irrazionale.
Ma gli studiosi sono andati oltre dichiarando che l’incuria ed il disordine accrescono addirittura mali sociali, fisiopsicologici e contribuiscono a far degenerare l’ambiente. Anche in una casa privata il disordine e il caos tendono a rendere più difficile l’educazione dei figli generando anche mancanza di rispetto fra i membri della famiglia e possono avere una ricaduta nella qualità di rapporti interpersonali con la società in generale.
“La “teoria delle finestre rotte” è stata applicata per la prima volta alla metà degli anni ottanta nella metropolitana di New York City, il punto più pericoloso della città. Si cominciò combattendo le piccole trasgressioni: graffiti scomposti, lo sporco dalle stazioni, ubriachi e drogati cronici, evasione del pagamento del biglietto, piccoli furti e vari e azioni disturbatorie. I risultati sono stati evidenti: a partire della correzione delle piccole trasgressioni si è riusciti a fare della Metro un luogo sicuro. E nel 1994 l’allora sindaco di New York, Giuliani, basandosi sulla teoria delle finestre rotte e l’esperienza della metropolitana, ha promosso una politica di tolleranza zero. Il risultato pratico è stato un enorme abbattimento di tutti i tassi di criminalità a New York City.”
Anche da noi la tolleranza zero è risuonata per decenni, ma dato che qui siamo buonisti e tolleranti, e abbiamo una gran paura della repressione e ci portiamo dietro il complesso dell’autoritarismo, rimembranza quasi un secolo fa, abbiamo consentito le piccole cose al grido di soragassi.. Senza contare il rifiuto senza appello di una di maggiore prevenzione e repressione delle forze dell’ordine, sentita come una sorta di militarizzazione che una parte politica in particolare ha sempre temuto e aborrito. Ma se si rompe il vetro di una finestra, si notano segni di deterioramento , e se vengono tollerati sfregi di carrozzerie, vetri rotti di bottiglie usate da giovani che strabevono e si fanno di canne e atro, o altri piccoli reati , si andrà incontro automaticamente, quasi per istinto, a crimini più gravi. Se gli spazi pubblici sono danneggiati e nessuno interviene, saranno abbandonati anche per paura di incontri spiacevoli progressivamente occupati da piccoli o grandi criminali.
E il concetto principale è più prevenzione e promozione di condizioni sociali di sicurezza e la questione non riguarda tanto la violenza sui trasgressori, né manifestazione di arroganza da parte delle forze dell’ordine. D’altra parte, anche in merito all’ abuso di autorità, dovrebbe valere la tolleranza zero. Non tanto nei confronti della persona che commette il reato, ma di fronte al reato stesso. Per vivere in comunità ordinate, rispettose della legge e delle regole che sono alla base della convivenza civile e socialmente accettabile. In mancanza di una adeguato metodo di tutela della convivenza civile , assistiamo allo spettacolo di chi fa i propri bisogni i mezzo alla strada o verso i portoni per cercare di inondare gli atri delle case degli altri. O, andando oltre. all’uso sempre più consueto di spranghe di ferro, coltelli o addirittura machete.
E proprio in momenti così critici per la nostra sicurezza siamo a parlare di rimedio a un caso di tortura inflitta, almeno così è stato provato, alla Diaz con una legge fatta con animo non sereno che potrebbe rischiare di mettere a disagio o rendere addirittura impotenti e con le mani legate, per il timore di essere accusati di eccesso di zelo, al minimo, gli uomini delle forze dell’ordine…perchè in Italia si fa tutto in ritardo in fretta e con astio gli uni verso gli altri. D’altra parte, come ci informa chi ne sa più di noi, i parametri sono scritti chiari e tondi nella convenzione internazionale contro la tortura e i trattamenti inumani o degradanti. C’è scritto tutto per filo e per segno. E il nostro progetto di legge, che dobbiamo adottare per gli obblighi che abbiamo liberamente sottoscritti, pare che li rispecchi in pieno. Per altro dopo la sentenza della Corte Europea sul caso Diaz siamo obbligati a fare la legge.
La speranza è quella di vivere in un mondo senza finestre rotte, ma la vediamo dura.

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