feriali ore 21.00, festivi ore 16.00, lunedì 19 e 26 riposo. 14 gennaio/1° febbraio 2015 | feriali ore 21.00, festivi ore 16.00, lunedì 19 e 26 riposo. Di Tahar Ben Jelloun, con Ibrahima Diouf, Ndiawr Diagne, Marie Madaleine Mendy, Jean Guillaume Tekagne, regia e scena Massimo Luconi. La guerra non lascia solo rovine, ma anche migliaia di corpi insepolti che errano senza dimora, ed è bellissima l’idea di Ben Jelloun, autore marcatamente simbolico e allo stesso tempo realista, di dare parola ai tanti dispersi, sommersi dalla sabbia, dalla neve o dall’acqua, che vagano fra cielo e terra e che attraverso la poesia possono diventare la voce di tutti i morti abbandonati, di tutte le guerre, vicine a noi, lontane ed esotiche, arcaiche o ipertecnologiche, ma non certo diverse fra loro, nella loro scia di morte e distruzione. Come sempre Tahar Ben Jelloun decide di affrontare tramite la scrittura un nodo dolorosissimo, un atto d’accusa contro l’ottusa stupidità della guerra (di ogni guerra) dove la poesia è estremo baluardo, ultima speranza per il genere umano.

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