• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Dall’Aquila a Taranto, catastrofi nate dall’indifferenza

di Alberto Benzoni | 1 Novembre 2012

La magistratura chiamata a un ruolo di supplenza perché la ‘politica’ ha smesso di avere un ruolo.

La sentenza dell’Aquila. La vertenza di Taranto. La vicenda Finmeccanica. Tre eventi che ognuno può giudicare come vuole. Ma che, se le cose procederanno secondo la piega attuale, daranno luogo a un triplice disastro: la fuga degli scienziati e dei tecnici da qualsiasi assunzione di responsabilità la pratica liquidazione della grande industria siderurgica italiana la svendita-smantellamento della nostra meccanica di qualità a vantaggio dei nostri concorrenti europei. Eventi tanto più probabili perché, nel nostro vociare polemico quotidiano, non sembrano preoccupare nessuno. Quasi ci fossimo anticipatamente rassegnati a diventare come spesso siamo dipinti all’estero: il paese delle mozzarelle e di altri prodotti alimentari doc quello degli arenili e del sole quello dei “creativi”e delle escort.
Catastrofisti? Non proprio. Perché quello che sta avvenendo e quello che avverrà non è il frutto di un’aberrazione momentanea. Ma piuttosto la risultante di una “coazione a ripetere”, di una normalità perversa. Insomma, stiamo assistendo a un film già visto, e per anni e anni un film cui abbiamo assistito passivamente, facendo magari il tifo per questo o quel protagonista. Invece di abbandonare la sala o di chiedere la sospensione della proiezione come avremmo dovuto.
In questo film non ci sono colpevoli. Perché nessuno è innocente.
Non lo sono i magistrati. E non perché, all’Aquila, a Taranto e a Roma hanno praticato l’etica della convinzione e non quella della responsabilità. Il loro compito, dopo tutto, è e resta quello di applicare la legge e non quello di farsi carico, diciamo così, degli effetti collaterali delle loro iniziative. Ma perché la magistratura tende sempre più a funzionare non come contrasto di reati ma piuttosto come custode delle virtù, pubbliche e private che siano. Un mutamento di ruolo in atto da tempo. E particolarmente evidente nel caso dell’Aquila. Dove non c’è bisogno di aspettare la motivazione della sentenza per capire che il reato di “sbagliata previsione” non sta né in cielo né in terra. Mentre, tutt’al più si può attribuire a Boschi la colpa di essere stati corrivo rispetto alle, diciamo così, “istanze minimizzatrici” di Bertolaso & C. Una colpa, appunto, per cui ci si dimette (o si viene dimessi…) non un reato per cui si viene condannati, e in qualche modo a vita. Una distinzione elementare in qualsiasi stato di diritto, ma che la nostra magistratura tende a dimenticare anche per l’ottima ragione che a “custodire la virtù” c’è rimasta solo lei…
E qui possiamo chiamare in causa i politici. Prima della catastrofe perché colpevolmente indifferenti dopo perché cinici sino al midollo.
Così, all’Aquila, la catastrofe maturava da tempo, ma niente è stato fatto preventivamente per ridurne l’impatto. Dopo, poi, la coppia Berlusconi – Bertolaso l’ha cavalcata per fini politico-propagandistici: madonne pellegrine nelle “new town” testimoni di fronte al mondo nel G8 e, infine, supremo imbroglio, partigiani abruzzesi ad Onna. Per il Cavaliere, l’apice del successo nella realtà una specie di sciacallaggio “in positivo” ma sempre sciacallaggio.
A Taranto, poi, non compaiono né il “duo patacca” né gli speculatori edilizi ad un tempo colpevoli e beneficiari della catastrofe. A Taranto, protagonisti sono i simboli fisici e istituzionali della sinistra e delle sue conquiste – sindaco, presidente della regione, sindacati, Asl. Ma a Taranto la vicenda è sostanzialmente la stessa: silenzio e passività rispetto alle prepotenze del Padrone e alla sua costante violazione delle norme, in un’ottica in cui si ha la sensazione che la sorte dei lavoratori di Taranto sia l’ultimo dei pensieri.
Ma la sinistra non può chiamarsi fuori anche per un’altra ragione. Perché Riva, cui sono state vendute le aziende Iri a prezzo di saldo e senza garanzie, e che poi le ha condotte a suo piacimento, è uno dei tanti ”capitani coraggiosi” cui, negli anni novanta, sono state affidate le sorti della grande industria italiana. E sarebbe ora di fare un bilancio complessivo di quest’operazione. E della conseguente rinuncia a qualsiasi ruolo dello Stato in materia di politica industriale che ne è stata l’inevitabile conseguenza.
Possiamo ora uscire dal cinema della nostra metafora iniziale. Ma, prima di tornare ognuno a casa propria dovremmo guardarci tutti bene in faccia. Perché, con tutte le circostanze attenuanti del mondo, un po’ di colpa l’abbiamo anche noi, popolo italiano. Nel senso che abbiamo sviluppato, nel tempo, un rapporto profondamente perverso con la politica. Da una parte, infatti, continuiamo a credere alla sua onnipotenza insomma ci aspettiamo da lei di tutto e di più. Dall’altra poi abbiamo per i suoi rappresentanti il disprezzo più profondo.
E, allora, delle tre l’una. O aspettiamo possibili catarsi del ceto politico. O ci occupiamo più direttamente delle cose che ci riguardano. O ci affidiamo ad un Papa esterno: prete, funzionario europeo o demagogo di turno. Si accettano scommesse.

Pubblicato in : Primo piano

Info Alberto Benzoni

Nato nel 1935. Ha lavorato all’ufficio Studi e Internazionale dell’Iri. Nel Psi dal 1957. Vice sindaco di Roma dal 1976 al 1981. Autore di testi sulla storia del movimento socialista in Italia e, in particolare, sull’esperienza craxiana. Ha scritto anche, con la figlia Elisa, “Attentato e rappresaglia – il Pci e via Rasella” e “Le vie dell’Italia”. Si è interessato collaborando a varie riviste, di problemi di politica internazionale.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. n.c.

    1 Novembre 2012 alle 21:21

    Caro Alberto,

    quale che sia il corno del trilemma da te prospettato che scelgano gli italiani, temo che poi si dimenticheranno di essere stati loro a scegliere.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti