Per secoli la Chiesa ha incassato nei paesi cattolici le eredità delle famiglie che si estinguevano, che venivano lasciate alle parrocchie, alle diocesi e agli ordini religiosi nella convinzione che ne avrebbero fatto buon uso: il che era però a discrezione dei pii gestori, che spesso nella categoria del “buon uso” facevano rientrare prima di tutto sè stessi. Il fenomeno era così imponente che nei 70 anni intercorsi tra la confisca dei beni ecclesiastici operata da Napoleone e quella operata dal Regno d’Italia oltre la metà delle terre coltivabili del cuneese era tornata nelle mani della chiesa, come rilevato da una ricerca del giovane Luigi Einaudi.
Non abbiamo dati su quel che è successo nei successivi 140 anni, cioè fino ad oggi: quel che è certo è che mentre gli ospedali cattolici vanno verso il fallimento, i loro beni son goduti dai gestori e i loro immobili concessi gratuitamente ai prelati, vedi caso Bertone. E’ l’andazzo in corso da più di 15 secoli a Roma, che ne ha permeato la mentalità, da cui gli attuali saccheggi di Mafia Capitale, degli immobili degli enti previdenziali e degli affitti agli enti pubblici.
Adesso si scopre che nel giro di una trentina di anni questo malcostume è penetrato anche nelle opere collegate a Don Ciotti, che da anni vorrebbe ampliare il suo impero economico facendosi affidare la gestione e possibilmente la proprietà dei beni sequestrati ai mafiosi. Il principio è sempre lo stesso: nessuno si permette di chiedere i conti a un sant’uomo. Il guaio è che i santi non si interessano di conti e i non santi se ne approfittano. Si dice che i monsignori della congregazione che crea i santi e i loro collaboratori laici che certificano i miracoli siano particolarmente benestanti: un fondatore santo moltiplica i lasciti…E poi , nei seminari e negli atenei pontifici non si insegna il controllo di gestione ma le opere della provvidenza…
Insomma, alle opere religiose e al connesso volontariato, è meglio sostituire le fondazioni laiche con dipendenti professionali, ben pagati e molto attenti ai conti e ai certificatori esterni.
Claudio Bellavita

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