Torna in questa città, sul piatto delle cose da fare, l’idea di una migliore sistemazione della Piazza di San Lorenzo. Ha affermato il Sindaco, nei giorni scorsi: “Vogliamo un bel mercato di San Lorenzo, un mercato che sia all’altezza di Firenze: cercheremo di utilizzare il lavoro di rifacimento delle strade per poter intavolare una discussione, con chi ci vuole stare, per fare banchi più belli, banchi architettonici… “. L’argomento non è certo nuovo, rammento che fu già introdotto – anche se evidentemente non sviluppato o risolto (e salvi ulteriori precedenti) – quando era Sindaco Mario Primicerio.
Dal punto di vista dell’apprezzamento estetico, non tanto dei banchi quanto dell’insieme dell’assetto della piazza, non c’è dubbio che esso lasci oggi piuttosto a desiderare. E l’intenzione manifestata da Renzi di dargli un volto all’altezza di Firenze, di primo acchito, appare buona. Solo che il mio apprezzamento, come quello di Renzi (che certamente ha ben altro peso, si intende) e di altri numerosi cittadini restano espressione di un giudizio personale, quindi soggettivo. Il Governo cittadino può dunque e molto opportunamente cercare di elevare il livello di piacevolezza o godibilità estetica del mercato e (quindi) della piazza ma, nello stesso momento in cui si appresta ad affrontare il problema su tale piano, deve accettare in partenza la relatività, la inevitabile debolezza dell’istanza.
Il problema sottostante è ben diverso ed è – stavolta si – oggettivo: perché riguarda l’utilizzo degli spazi pubblici nella città.
Prendiamo appunto San Lorenzo, una piazza che da tempo immemorabile è per una buona parte della giornata e per la gran parte della settimana occupata dai banchi e, così, impraticabile, non fruibile nella sua pienezza da chi si trovi ad attraversarla o ad ammirarla: io mi domando – senza ipocrisia ma anche senza alcuna ostilità verso i commercianti che vi operano – se non sia di fatto da ritenere ‘espropriata’ alla collettività. Allora, è corretta, è giusta questa ‘espropriazione’ di fatto? E ancora: si tratterebbe ancora di ‘espropriazione’ se il mercato si celebrasse solo in uno o al massimo due giorni della settimana, come avviene per i mercati di tanti paesi e città? Naturalmente chi vi opera vi ha investito ed ha ben da far valere, in concreto, l’attività pregressa e il denaro immessovi ma il punto è: ciò è sufficiente a far si che questi possa pretendere, di fatto, di mantenere nel tempo – al di là dei rinnovi periodici della licenza – la posizione sulla piazza? Perché, allora, non stabilire criteri di rotazione? Quanti commercianti ambirebbero ad esercitare su questa piazza l’attività di vendita? E ancora: è coerente – alla luce di tali questioni – l’affermata volontà dell’Amministrazione comunale di rimuovere le rendite di posizione se alla fine tutto si risolverà (come probabile) in una questione di design dei banchi? Infine: è corretta la prospettiva o ipotesi di condurre la battaglia contro la rendita di posizione sul filo della compressione della libertà contrattuale e imprenditoriale?
Lascio che le domande rimangano tali. Qui ciò che conta è capire che nulla è scontato. E’ solo la politica che ci ha abituato a ritenere acquisito ad nutum ciò che essa – per ragioni di consenso e quieto vivere – preferisce non affrontare e che il tempo ha vieppiù consolidato. Proprio il tempo dirà se nella cabina di regia delle scelte politiche e amministrative per la città saranno ancora le inveterate ‘consuetudini’ a farla da padrone.
Paolo Marini

Il vero sogno inconfessato è liberare Piazza S.Lorenzo e via dell’Ariento per il transito di qualche linea ATAF, visto il disastro di Piazza S.Marco ridotta a deposito tramviario.