Che abbiano perso un po’ della primitiva baldanza i sostenitori di Matteo Renzi? Sembrerebbe, a considerare le motivazioni a sostegno delle realizzazioni del grande rottamatore. Quando Matteo decise di rompere gli indugi, invitare Enrico Letta a “stare sereno”, perché nessuno lo avrebbe insidiato al governo, e, infine, sfilargli la presidenza del consiglio si diceva che bisognava sostenerlo perché era l’ultima spiaggia per un Paese altrimenti destinato al naufragio. Diciamo la verità: non un gran viatico. Piuttosto una minaccia. Nella migliore delle interpretazioni, magari, un modo di chiedere scusa. Come a dire: è vero, è un pastrocchio, siamo costretti ad una campagna acquisti di voti, non teniamo fede alla promessa di passare da elezioni in modo da ottenere una chiara investitura popolare. Ma ci siamo costretti: altrimenti andiamo tutti a fondo. Balle, naturalmente: è peculiare delle democrazie avere in se i germi per autorigenerarsi. La Gran Bretagna non si mise in gramaglie perché era stato mandato a casa Winston Churchill; la Francia non smise di stappare Champagne perché all’Eliseo non c’era più De Gaulle e la Germania non restò paralizzata per l’addio di Adenauer. Cosa ci volevano dare ad intendere i giornali confindustriali e gli instancabili portavoce delle pretese della finanza italiana, grande o asfittica che sia? Che senza lo statista di Rignano non c’è futuro?
Ora, dopo i pasticci ed i fallimenti della spending review, delle politiche del lavoro, delle finte riduzioni fiscali e della finta abolizione delle provincie, eccoci di nuovo al gioco delle tre carte.
La questione sono le riforme costituzionali. E quale è la argomentazione a sostegno più gettonata? Che si tratta del primo passo, dopo 70 anni. E che se non vincesse il si ci toccherebbe aspettare almeno altri 70 anni. Fa ridere questo ritornello dei 70 anni, come se il giorno dopo l’approvazione della Costituzione già gli Italiani si fossero messi ad invocare a gran voce la sua riforma. Ma perché ci dovremmo accontentare di una riforma incompleta? Qualcuno ci vuole, di grazia, spiegare quale sarà il “secondo” passo? E il terzo? E perché se è prevedibile una attesa di altri settanta anni per riformare la Costituzione in caso di vittoria dei NO, il secondo ed il terzo passo della riforma attuale dovrebbero essere più veloci? Piuttosto della ipocrita teoria del primo passo, è preferibile la baldanza di Maria Elena Boschi che attribuisce alla sua riforma virtù taumaturgiche. Lei, almeno, getta il cuore oltre l’ostacolo. Quelli del “primo” passo vogliono dare l’impressione di assecondare ragioni di forza maggiore per meglio riposizionarsi in caso di insuccesso al referendum.
In ogni caso Pensalibero pubblica per il momento il secondo di tre articoli di Livio Ghersi che pacatamente argomenta le ragioni del NO, senza omettere di spiegare cosa succederebbe nell’un caso e nell’altro. Vorremmo ospitare articoli altrettanto argomentati da parte dei fautori del SI. Di quelli fortemente motivati e di quelli convinti che un primo passo è sempre meglio che niente. Ma a costoro chiediamo, almeno, di farci capire quali sarebbero i passi successivi.

Caro Zorro,
Dal nome capisco che il suo modello è la democrazia messicana. Dove i partiti durano al governo almeno 50 anni.
La democrazia muore quando non decide piu’ Questa e’ una grande verita’ . E i partiti in Italia , negli ultimi decenni le uniche decisioni che prendevano erano finalizzate a impedire che gli avversari , al governo o no , decidessero qualcosa , La democrazia funziona quando c’e chi governa e chi fa opposizione . In Italia i ruoli erano confusi , inesistenti o sovrapposti . E questo e’ stato il risultato del bicameralismo . Per decenni i politici hanno , tutti insieme , accumulato privlegi e distrubuito priveligi clientelari . La democrazia Italiana del voto dei cittadini non sa cosa farsene , gli bastano le clientele . Ora e’ arrivato il momento di dare una spallata . Capisco che chi fa parte delle clientele abbia dei problemi , ma speriamo sia una minoranza
La Democrazia muore quando i deputati non sono più liberi di decidere autonomamente – Dopo tanti anni di nominati il parlamento ha perso il rapporto con i cittadini –
Gli Onorevoli sono diventati Casta e il cittadino e diventato Suddito.
La riforma costituzionale votata dai nominati ratifica e ampia questo status
riproponendo un regime autoritario dove l’esecutivo non eletto dai cittadini nomina i parlamentari e ricatta i senatori – Instaurando una Dittatura
Appropriata e giusta la tua osservazione, caro Nicola, giustissima. La riforma che si vuole imporre è una riforma non solo di parte politica, ma anche di parte sociale e culturale. Contro l’illegittimo crescono le premesse di una legittima disobbedienza civile. Occorre aggiornare la nozione e l’identificazione delle condizioni per cui oggi è riconoscibile il colpo di stato.
Naturalmente tutte le opinioni sono legittime e benvenute. Su Pensalibero ancora di più. Tuttavia mi è difficile capire come la Costituzione, che, per dirla banalmente, dovrebbe stabilire le regole del gioco e l’organizzazione dello Stato, possa intervenire su interessi e privilegi. Credevo che questo compito spettasse ai governi e alle maggioranze parlamentari.
Probabilmente il vizio di questa riforma, della sua genesi, e del dibattito che la caratterizza, deriva proprio dalla sovrapposizione di questi due piani.
Per giustificare un No grande come una casa basta l’ultima velina di regime: duecentocinquanta professori e ricercatori si sono schierati per il Si’. E ti credo, sono tutti in carriera, precari o a contratto stipendiati dallo Stato e dovrebbero votare No? SOLO I SERVI DICONO SI’.
Abbiamo aspettato decenni per avere il primo passo e chiediamo ora quale sara’ il secondo ? Vorrei ricordare che nel 1982 , governo Spadolini , l due Camere in seduta solenne e congiunta decisero , alla unanimita’ di abolire il sistema bicamerale . E nei decenni precedenti se ne era gia’ parlato in varie sedi .Perche’ non si e’ fatto nulla ? Perche faceva comodo non fare nulla . Faceva comodo a prtiti e partitini , sindacati , lobby , gruppi di potere ecc ecc . Chi ora parla di vulnus alla democrazia e’ in mala fede , chi parla di Costituzione violata non l’ha mai letta
Ci dobbiamo accontentare di una riforma incompleta perché’ le riforme non le vuole nessuno . Ne hanno parltoper decenni , hanno fatto bicamerali , tricamerali , comitati di saggi ecc ecc per non fare niente . Allora la domanda che mi piacerebbe venisse da Cariglia e’ ” Perché e per colpa di chi non si sono fatte le riforme ? ” Io , da cittadino , la risposta me la sono data da tempo : perché’ le riforme per essere tali tagliano poteri . Altrimenti non sono riforme . Questa riforma , incompleta , taglia poteri ? A giudicare dalla reazione dei sindacati e di tutti quelli che precedentemente ne hanno solo parlato direi proprio di si . Quindi mi accontento
alla faccia della gattina frettolosa. la realtà è talmente cambiata che pensare di restare fermi è semplicemente suicida. Il che può andar bene per noi di una certa età. Non sicuramente per i giovani.
Codesta è la logica di bertoldo.
Si comincia e DA CAMMINO NASCE CAMMINO. semplicemente.
il secondo tempo lo abbiamo già letto nella storia . quando il giovane socialista Mussolini scalò il potere e abolì la debole democrazia di allora
oggi il giovane margherita Renzi presenta una riforma che abolisce la democrazia di nominati e ripropone la dittatura
Ottimo e condivisibile, prima di dare un voto, occorre conoscere, sapere cosa VOTI.
penso che la “GATTINA FRETTOLOSA FACCIA I GATTINI CIECHI”.
Quindi dicutiamo, comprendiamo e poi daremo il VOTO.