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Dal bipolarismo al monopartitismo: il futuro (dal cuore antico) dell’Italia renziana

di Daniele Marchetti | 12 Aprile 2015

Dopo venti anni di un bipolarismo (che molti hanno definito «all’amatriciana») mai divenuto bipolarismo, l’Italia si attrezza per rispolverare il monopartitismo.
Non più tardi di qualche giorno fa, il prof. Ainis, analizzando la nuova legge elettorale italiana, sottolineava come l’introduzione del premio di governabilità assegnato alla lista risulti essere al tempo stesso un premio (assai corposo) per la maggioranza ed un disincentivo per la formazione di una minoranza forte e coesa.

Osservazione assai preziosa che chiarisce il portato politico-culturale in atto nell’Italia post-berlusconiana interpretata dal Premier Renzi. Non a caso, infatti -a testimonianza che non sono le leggi elettorali a cambiare il sistema politico ma l’opposto- l’Italicum è il frutto del “cenacolo” del Nazareno.

Dopo venti anni di un bipolarismo (che molti hanno definito «all’amatriciana») mai divenuto bipolarismo, l’Italia si attrezza per rispolverare il monopartitismo.

Un balzo carpiato all’indietro che chiude la quarantennale stagione dei governi di coalizione (dal compromesso storico, al centro-sinistra, al pentapartito, al Polo delle Libertà, all’Ulivo fino ai più recenti governi tecnici o “del Presidente”) per inaugurare un nuovo ciclo di esecutivi monocolore, con un unico grande dilemma: la governabilità.

Se infatti i Governi di coalizione non hanno offerto buona prova di compattezza e quindi di efficacia, l’idea monopolare (o monopartitica) introdotta dall’Italicum con la previsione del premio di maggioranza alla lista più votata al fine di assicurare governabilità e stabilità, rischia di trasformarsi nel più classico dei “cavalli di Troia”.

Nella corsa all’oro del “premio di governabilità” infatti, almeno due potrebbero realisticamente essere gli scenari possibili: la formazione di un “listone” composito (se non disomogeneo per cultura e programmi politici) che una volta vinte le elezioni ed incassato il premio, si dissolve in più gruppi parlamentari riproponendo -ex post- le lancinanti difficoltà dei governi di coalizione.

Oppure la formazione di una lista espressione di un mega-partito (Partito della Nazione, tanto per non fare nomi) che, grazie anche al voto di preferenza, vedrebbe rappresentate in Parlamento tutte le sue varie anime.

Correnti che, all’occorrenza, potrebbero (come accade oggi nel PD) far pesare la loro influenza parlamentare ostacolando la composizione del Governo ed “imponendo” una estenuante quanto logorante trattativa. Una sorta di “ingovernabilità” (interna) strisciante che oltre a decelerare l’azione di Governo rischierebbe di trasformarsi in un non proprio lusinghiero déjà vu per il futuro di ogni Esecutivo.

In tale scenario anche l’introduzione di alcuni accorgimenti ex-novo per rafforzare l’Esecutivo, come il capilista bloccati, potrebbero rivelarsi -in termini di fedeltà alla linea politica e quindi di coesione e forza- assai più utili all’opposizione che alla stessa maggioranza.

Volteggi e previsioni di un transito d’epoca già abbondantemente in atto, che l’Italicum è chiamato a strutturare.

Pubblicato in : Primo piano

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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