Il Consiglio dei Ministri di venerdì – come già era nell’aria- ha deciso la sospensione del Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, a norma della legge Severino.
Proprio all’indomani delle elezioni regionali, ci si era soffermati sulla questione De Luca (http://www.pensalibero.it/blog/2015/06/15/governatore-della-regione-campania-si-ma-non-proprio-le-ragioni-spiegate-dallanac-tra-25-incongruenze-di-legge-rilevate/), che è stato sì eletto Presidente della Regione Campania ma con il rischio di non potere esercitare il suo mandato in quanto condannato in primo grado per abuso d’ufficio.
Il pasticciaccio lo si è subito individuato nella normativa della Severino.
Come si è detto, è entrato nel dibattito che ne è seguito il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, che, con Atto di segnalazione del 10 giugno 2015, ha posto all’attenzione del Governo e del Parlamento ben venticinque incongruenze che quella normativa presenterebbe. Tra i punti da rivalutare e correggere, uno di questi – che ben si attaglia,appunto, alla questione De Luca – starebbe nelle contraddittorietà che ci sono tra le norme che riguardano le misure di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi e quelle sulla incandidabilità: le prime esigono quella “moralità” cristallina che le seconde, invece, ignorano.
Ma per De Luca, appena sospeso, un bello spiraglio comunque c’è ed è quello di proporre un gran bel ricorso che sospenda la sua sospensione, almeno sino al 23 ottobre. Vediamone i motivi.
L’aspettativa gli viene da un altro caso campano, quello del sindaco Luigi de Magistris, che pure nel 2014 aveva subito una condanna per abuso d’ufficio a conclusione del processo “Why not”.
E’ infatti di questi giorni la sentenza del Tribunale civile di Napoli che ha accolto il ricorso presentato da de Magistris contro la sospensione dalla carica per effetto della legge Severino. Il ricorso è stato accolto tenuto conto che su quella legge dovrà pronunciarsi la Corte Costituzionale, già adita dai giudici amministrativi (Tar e Consiglio di Stato).
L’efficacia del provvedimento del Prefetto di Napoli, che a suo tempo sanciva la sospensione del Sindaco, secondo il Tribunale di Napoli, è quindi da considerarsi “sospesa fino alla decisione della Corte Costituzionale sulla già sollevata questione di legittimità costituzionale”, prevista per il prossimo 23 ottobre.
Tornando a De Luca viene un’ idea birichina e maliziosa … che il Governo lo abbia sospeso sapendo che tanto quella sospensione sarà sospesa?
Tirando le fila del discorso, al cittadino vien da dire : ma quante norme che creano lacci e lacciuoli e che poi si contraddicono tra loro e che creano sospensioni a sospensioni e deroghe a deroghe ci sono? E quanto costa al contribuente il susseguirsi di indagini e giudizi che si rincorrono fra loro?
Ma non solo. I casi fiorentini di queste ore ci pongono un altro interrogativo: quante sono le regole che si rischia di violare senza neanche sapere che queste regole ci sono?
Neanche un uomo di legge come l’ex Procuratore Generale di Firenze Beniamino Deidda, poteva mai immaginare di violare regole quando ha cercato di dare una qualche spiegazione al Direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl 10, Giuseppe Petrioli, che a lui si era rivolto per avere ragguagli sulla sua posizione giudiziaria dopo i sequestri avvenuti all’Asl nell’ambito dell’inchiesta sui ‘superstraordinari’ (quelli che sarebbero stati autorizzati dalla Regione, fra il 2010 e il 2015, ai dipendenti dell’Asl fiorentina per effettuare controlli sui luoghi di lavoro).
Secondo l’ipotesi accusatoria, come già riportato copiosamente dai quotidiani di venerdì scorso, Deidda avrebbe svolto accertamenti per tramite della sua ex segretaria, ancora operativa in un ufficio giudiziario e che quindi aveva accesso al registro informatico delle notizie di reato, notiziando poi lo stesso dottor Petrioli dell’esito della ricerca.
Nessuno dei tre, sicuramente, avrebbe mai pensato di trovarsi iscritto nel registro degli indagati con le accuse di rivelazione di segreto di ufficio e accesso abusivo a sistema informatico. Non a caso, infatti, l’ex Procuratore Generale ha tenuto a precisare, spiegandone anche i motivi giuridici, di avere agito nella convinzione che l’indagine non fosse più coperta da segreto.

Lascia un commento