Quel pasticciaccio che ruota attorno alla vicenda di Vincenzo De Luca ….
Tanto quanto il 31 maggio l’astensionismo alle urne aveva fatto quasi da padrone rendendo “freddino” l’appuntamento elettorale, alla stessa misura il periodo post-elezioni ha creato un clima “surriscaldato”.
Si sono finalmente sopite le voci dei partiti in cui ognuno di questi ha giurato e spergiurato di essere uscito vincitore dalla battaglia, si stanno abbassando i toni rissosi sulle liste di proscrizione della Rosy Bindi (che tanto, come qualcuno le ha promesso, la si vedrà nelle aule di giustizia) e si è aperto il sipario sulla questione De Luca, l’ex Sindaco di Salerno … De Luca che, come sappiamo, è stato sì eletto Presidente della Regione Campania ma che potrebbe non esercitare il suo mandato perché è stato condannato in primo grado per abuso d’ufficio. Sono dieci i consiglieri regionali uscenti che in hanno firmato una diffida in tal senso: un vero e proprio scontro tra centrodestra e centrosinistra.
Ma se lo si è potuto eleggere, perché adesso per De Luca si parla di inconferibilità dell’incarico e di sospensione? cosa dice la legge Severino e i due provvedimenti che ne hanno dato attuazione durante il Governo tecnico di Monti?
La questione, interessante di per sé, varca quindi i confini della Campania e assume una portata e una valenza nazionale.
Entra nel dibattito, Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. Le argomentazioni sono interessanti e ci si riferisce non alle dichiarazioni rilasciate qua e là nelle sedi informali, riguardanti lo specifico caso campano, ma ai documenti ufficiali .
E’ così che, con un Atto di segnalazione, il n. 4 del 10 giugno 2015, recante ‘Proposte di modifica, correzione e integrazione della normativa vigente in materia di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi amministrativi”, l’ANAC pone all’attenzione del Governo e del Parlamento non una ma ben venticinque incongruenze che l’attuale normativa presenterebbe. La segnalazione è pubblicata sullo stesso sito dell’ANAC (http://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/Comunicazione/News/_news?id=de3007700a77804227f0fb74eba3c40c.).
Il documento, si legge nelle premesse, muove dall’esigenza che “ la revisione organica della disciplina in materia di inconferibilità e incompatibilità dei funzionari pubblici costituisce, per il nostro Paese, impegno assunto in modo vincolante con l’adesione alle convenzioni civile e penale del Consiglio d’Europa …”, ratificate nel 2012, e dalla considerazione che l’adempimento del predetto impegno “ … sarà oggetto, a partire dal 2016, del IV Ciclo di peer review nell’ambito del Consiglio d’Europa (GRECO), che si occuperà di “Prevenzione della corruzione dei membri del Parlamento, di giudici e pubblici ministeri”.
L’ANAC segnala quindi al Governo e al Parlamento ben venticinque punti da rivalutare e correggere. Uno di questi (stupisce il perfetto tempismo!) ben si attaglia alla questione De Luca. Occorre – si dice infatti al punto 7 del documento- correggere le contraddittorietà che ci sono tra le norme attuative della legge Severino: il decreto legislativo 39/2013, che riguarda le misure di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi, e il decreto legislativo 235/2012 sulla incandidabilità.
L’obiettivo delle due misure è lo stesso – evitare l’accesso o la permanenza in carica di soggetti privi dei dovuti requisiti di moralità e imparzialità – ma i due provvedimenti, si rileva, sono tra loro incongruenti.
Infatti: con una condanna in primo grado e quindi non definitiva, ci si può legittimamente candidare ma, con quella stessa condanna, scatta la sospensione dall’incarico se si vincono le elezioni.
Altra incongruenza tra quanto previsto dal decreto legislativo 39 e il decreto legislativo 235: se il primo distingue tra i reati più gravi e meno gravi, il secondo, per quanto riguarda la sospensione da cariche regionali e locali, non applica né distinzioni né graduazioni in base al reato e alla pena inflitta. Per questo, conclude l’Autorità, sarebbe “opportuno che il legislatore procedesse a un’armonizzazione”.
Resta confuso e perplesso il cittadino: come è possibile che in un Paese allora retto dalla migliore intellighenzia, si sia partorito un bel mucchio di incongruenze? E fra qualche anno cosa si scoprirà delle leggi fatte oggi? Che sono un mucchio di incongruenze pazzesche?
Se la ride invece sotto i baffi il burocrate e pensa a quanto aumenterà il suo lavoro … non resterà mai disoccupato !

Lascia un commento