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Da Iacopo della Quercia a Donatello: un ‘album’ ricchissimo del primo rinascimento senese

(Siena, 26 marzo-11 luglio 2010 – Santa Maria della Scala) Nei primi anni del Quattrocento anche Siena – analogamente a Firenze – visse una stagione straordinaria di fioritura artistica nella quale si consumò il passaggio dall’età gotica a quella rinascimentale: di questo momento storico-artistico la mostra reca una testimonianza eccezionalmente ampia.
Di Paolo Marini

di Paolo Marini | 5 Luglio 2010

Siccome mi piace parlare, in particolar modo, di ciò che ha costituito una mia esperienza diretta e  poiché solo di recente sono stato (apposta) a Siena, solo oggi – a distanza di pochi giorni dalla sua chiusura – posso scrivere della mostra Le arti a Siena nel primo Quattrocento, da Iacopo della Quercia a Donatello per sottolineare alcune delle cose che più mi hanno colpito:
1) nei primi anni del Quattrocento anche Siena – analogamente a Firenze – visse una stagione straordinaria di fioritura artistica nella quale si consumò il passaggio dall’età gotica a quella rinascimentale: di questo momento storico-artistico la mostra reca una testimonianza eccezionalmente ampia – fors’anche sterminata – quanto ad opere (sculture, dipinti e vari oggetti d’arte) e artisti. In particolare, notevole è la rassegna di opere lignee di Iacopo della Quercia (Siena, 1371 ca – 1438) e di Francesco di Valdambrino; ragguardevoli, altresì, le opere pittoriche di Stefano di Giovanni detto il Sassetta, di Sano di Pietro (bellissime le sue due Prediche di San Bernardino, una in Piazza San Francesco e l’altra in Piazza del Campo), di Domenico di Bartolo, per citarne solo alcuni;
2) la mostra è allestita nell’antico Ospedale di Santa Maria della Scala, uno dei più antichi d’Europa (del quale è parte integrante la Chiesa della Santissima Annunziata, con il suo soffitto ligneo riccamente decorato), che non è altro che l’edificio prospiciente la cattedrale. Per conoscere la storia di questa prestigiosa istituzione non c’è niente di meglio che visitare la famosa sala del Pellegrinaio (istoriata tra il 1440 e il 1444 dal Vecchietta, da Domenico di Bartolo e Priamo della Quercia con una sequenza di scene di storia e di vita dell’ospedale), che per l’appunto precede l’ingresso alla mostra vera e propria. Per me, senese, quella di Santa Maria della Scala rappresenta una palingenesi: da  bambino era ancora un ospedale (e lo è rimasto fino al 1995) e quando ci si appropinquava nei suoi paraggi si veniva invitati al silenzio. Non vi ero mai entrato prima dell’altro giorno e non potevo immaginare, non sospettavo la bellezza di questo complesso monumentale, restaurato e felicemente convertito alla funzione museale-espositiva, un terzo polo cittadino accanto a quelli della Cattedrale e del Palazzo Comunale;
3) con il biglietto della mostra si accede in realtà ad un più vasto ‘compendio’ monumentale e museale che comprende: il Duomo, il Battistero e la Cripta, il Museo dell’Opera del Duomo e il Museo Diocesiano: una full immersion impegnativa, quasi estenuante, nell’arte e nella storia patrie (nel senso della patria senese, certamente): essendo oltretutto il prezzo del biglietto di dodici euro (un costo contenuto se paragonato a quello che si paga talora per l’ingresso a piccole mostre, pur di pregio) debbo dire che si è di fronte ad un’opportunità quantitativamente e qualitativamente unica.
Ma al di là di questa ‘opportunità’ (la mostra raccoglie opere provenienti da numerose istituzioni museali di tutto il mondo ed ha richiesto verosimilmente un lungo, intenso periodo di studio, progettazione e allestimento), è bello pensare che viviamo in un Paese e in particolare in una terra (la Toscana) che ovunque e comunque ti volti ti propone un monumento di storia o un capolavoro d’arte. Questa mostra chiude il prossimo 11 luglio, ma ogni giorno abbiamo la possibilità di trovarci, anche inavvertitamente, coinvolti in una analoga (almeno per qualità, se non per quantità) full immersion.
Infine, una notazione da ‘patriota’ (…): a Santa Maria della Scala, al di fuori della mostra, ho rintracciato (è stata una sorpresa, per mia ignoranza) un’opera pittorica relativamente ‘recente’, Le ultime ore della libertà senese, di Piero Aldi (1852-1888): un’opera a me molto cara non tanto per se stessa, bensì per ciò che racconta: qualcosa che a Siena, dopo quasi cinquecento anni… nessuno ha dimenticato.
Paolo Marini

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: anni, bambino, chiesa, di pietro, euro, europa, firenze, mondo, siena, terzo polo, toscana

Info Paolo Marini

Nato a Siena nel 1965, vive a Firenze da oltre quarant’anni. Laureato in giurisprudenza nel 1991, dopo una intensa militanza politica nel Partito Liberale (1984-1993) ha scelto di impegnarsi al di fuori del sistema dei partiti. Appassionato di arte, letteratura, storia, filosofia e diritto, ha pubblicato “Dal patto al conflitto” (1999) – critica radicale alla concertazione e ai suoi riti – e due volumi di poesia – “Pomi Acerbi” (1997) e “All’oro” (2011) -, oltre a numerosi articoli per varie testate, cartacee e on line. Avvocato civilista e del lavoro e consulente di imprese, ha al proprio attivo anche pubblicazioni – libri, articoli, note di commento, check list – soprattutto in materia di diritto e procedura civile, protezione dei dati personali e responsabilità amministrativa di enti e persone giuridiche.

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