Il finalmente Ministro Mussi, da molosso del Partito, si è mutato in un ottimo segugio, fiutando la sconfitta dei suoi capi.
Fabio Mussi ha parlato chiaro come poche volte in vita sua, sul terribile progetto dei Ds di generare non creare un partito democratico che più destro non si può.
Ma pure lui, grida troppo tardi allo sfacelo. Sfacelo già evidente con D’Alema ai tempi dell’inciucio. Con le bicamerali e senza accenni all’eterno e mai affrontato conflitto di interessi, di un D’Alema pieno di centrismi e di liberalismi, affiancato da un Fassino afflitto dal morbo della globalizzazione, che per un anno altro non sapeva dire, a di un Veltroni inventore del buonismo come primo punto programmatico.
I segnali dello sfascio, sfascio di ideali collegato alla fine delle pratiche politiche di segno antifascista eran tutti li, davanti ai nostri volti esterrefatti.
Ma Mussi tira dritto e resta dentro al covo di serpenti, che pone il “rutellismo” come linea guida del partito, candidando l’ex belloccio a Segretario. Nientemeno.
Mussi crede ancora alla vecchia regola marxista per cui si resta dentro, a fare egemonia, meglio che all’esterno, privi di potere e di possibilità.
Ma si resta dentro quando un progetto c’è, di condivisibile percorso e quando si è capaci di colpire ai fianchi, sfinendo a poco a poco l’avversario, mettendolo alle corde.
L’antagonista Mussi non capiva che su quel ring era da solo, senza né avversario, né secondi a massaggiarlo.
A poco sono valse le proteste dei compagni da sinistra e di sinistra, il dirigentismo imperversava ed il verticismo dominava sulla base imbavagliata, pagata per tacere ed, in caso di rifiuto, maltrattata.
Nel pozzo senza fine dei Ds finiscono il peggiore ecologismo (quello che non affronta lo sviluppo industriale e le sue leggi), il laburismo, il femminismo deteriore che s’affida al sessismo, il vuoto riformismo liberale. Il moderatismo. L’anti-statalismo.
Come se non fosse stato abbastanza moderato il chiamarsi fuori dal passato comunista e il rinnegare tutte le ragioni del marxismo, post-marxismo e neo.
Come se non fosse stato chiaro l’intervento a vuoto dei DS, sulla Sanità. sulla Giustizia, sulla Scuola e sull’Economia. Fucilate a salve verso nessun bersaglio. Un moderatismo sinonimo d’immobilismo e di attendismo.
Vengano pure ai ferri corti: Mussi se ne vada con i suoi, insultando sulla porta, denunciando il tradimento e preavvisando il fallimento dell’assurda operazione, sbraitino pure sui voti irrimediabilmente persi e sui tesseramenti fasulli, troppo tardi persino per le accuse.
Ci ritroveremo presto assieme, i socialisti laici e riformisti, i socialisti rossi ex ulivisti, i rifondisti, ma a niente ed a nessuno servirà lo strappo dai reciproci partiti, se l’obiettivo resti ancora e sempre una formale aggregazione di soggetti, senza comuni ideologie, (senza visuali coraggiose e autodeterminazione per collocarsi, dentro o fuori dal governo, più a sinistra che al centro del potere) per sommare ancora e sempre solo numeri, ma senza ottenere risultati.
Elena Ronconi

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