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D’ALEMA E FINI PER FAVORE LASCIATE PERDERE LA RELIGIONE

Affiancare all’ora di religione cattolica quella di religione islamica non significa risolvere il problema, o meglio i problemi: quello di rendere tutti uguali e quello di dare attuazione al principio di uno stato laico. di Nicola Cariglia

di Nicola Cariglia | 20 Ottobre 2009

La proposta di Italiani Europei e Fare Futuro, i due centri studi vicini rispettivamente a Massimo D’Alema e Gianfranco Fini, di introdurre nelle scuole l’insegnamento della religione islamica, se ha il merito di segnalare un problema, comporta anche il non trascurabile inconveniente di prospettare una soluzione che è forse peggiore del male.
L’ora di religione attuale, più propriamente ora di religione cattolica, ha motivazioni che si spiegano con la nostra storia e, forse, anche con il sentimento diffuso nella maggior parte degli italiani. In realtà è il risultato di un compromesso dettato dal realismo politico. Accettabile, dai tempi del fascismo fino a tutti gli anni ’50, tollerabile dopo la rivoluzione del nostro costume dagli anni ’60 in poi, del tutto anacronistico ai tempi nostri.
Ma affiancare all’ora di religione cattolica quella di religione islamica non significa risolvere il problema, o meglio i problemi: quello di rendere tutti uguali e quello di dare attuazione al principio di uno stato laico.
Perché la religione islamica? Per il numero dei suoi adepti? E qual è la quantità che fa scattare il diritto all’insegnamento scolastico?
Se davvero fosse questo il motivo, come non tener conto allora della quantità di atei e agnostici, certamente, in questo momento, più numerosi degli stessi islamici?
Sono in molti a proporre di sostituire l’insegnamento di una o due religioni determinate con lezioni dedicate alla storia delle religioni.
A noi sembra che tutti questi tentativi di rendere più laici la nostra scuola ed il nostro stato siano inadeguati e rispondano alla presunzione che tutto si possa e si debba insegnare tramite la scuola.
Non è così, soprattutto oggi, in una epoca in cui i metodi per insegnare ed apprendere sono molteplici e quello scolastico risponde all’esigenza di dotare i giovani soltanto dei fondamentali, al più di un metodo.
Non siamo portati alle guerre di religione e nemmeno ci scandalizziamo troppo per atteggiamenti confessionali, provengano pure dalle pubbliche istituzioni. E tuttavia siamo convinti che l’insegnamento della religione possa ormai uscire dalle nostre scuole. Ci sono, per chi lo desidera molti altri modi e molte altre sedi per coltivare la materia. D’Alema e Fini non si complichino inutilmente la vita complicandola anche a noi.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Primo piano

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. mariella

    21 Ottobre 2009 alle 16:56

    Bravi !!! lasciamo le generazioni future nell’ignoranza , ancora di più ignoranti di quello che già sono… così si possono manovrare meglio , si possono imbottire di idee ad uso e consumo dell’oratore di turno. I giovani devono sapere tutto , conoscere tutto, per poter fare poi una scelta consapevole che possa aiutarli ad avere una vita decente per loro stessi e per coloro che incontreranno. Nella vita prima o poi (succede a tutti!)avrai bisogno di una stampella , a volte anche di due,che ti aiuti ad andare avanti , lasciamo che studino LE religioni come le altre materie, poi decideranno loro. (risposta agi ultimi 2 interventi9

    Rispondi
  2. Adalberto Scarlino

    21 Ottobre 2009 alle 15:30

    E poi, oltre alla cristiana cattolica ed a ll’islamica ci sono la cristiana evangelica, l’ortodossa, quella ebraica,; e la buddista. E, via credendo, altre ancora . Aggiungendo poi, come opportunamente nota Nicola Cariglia, gli atei ed i non credenti..Vogliamo una scuola/supermercato delle religioni?
    Via ! Il problema, in particolare nella nostra Italia – ahimè – concordataria , è di difficile soluzione, nel senso che è difficile e lontana una soluzione liberale. I binari da seguire, però, dovrebbero essere quelli di una scuola – la statale, si intende – senza alcun specifico insegnamento religioso e, in sostituzione, con un’ora di storia delle religioni, al plurale, interessante tutti gli alunni, inserita nell’insegnamento di storia e/o filosofia. Ma…a questa “destra” e a questa “sinistra” interessa una pur lontana soluzione liberale del problema?

    Rispondi
  3. Vittorio Mazzei

    21 Ottobre 2009 alle 11:09

    Condivido interamente il pensiero di Nicola Cariglia con la variante di incrementare di un’ora la cattedra di Storia e Filosofia, o insegnamenti analoghi negli istituti tecnici, da dedicarsi allo studio storia delle religioni.

    Rispondi
  4. Marzio Siracusa

    20 Ottobre 2009 alle 18:20

    A me fanno ridere Fini e D’Alema che in mancanza d’altro da una decina d’anni vanno a braccetto per assolversi a vicenda dal complesso dell’ex neofascista e dell’ex comunista. La politica come intruglio alto.

    Rispondi
  5. Paolo Vannini

    20 Ottobre 2009 alle 16:57

    Lasciamo uscire la religione dalle scuole. Questa è l’unica cosa saggia da fare.

    Rispondi
  6. Chiara

    20 Ottobre 2009 alle 16:28

    Perefttamente d’accordo con te.

    Rispondi

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