Le cose vanno chiamate con il loro nome. Quando in una elezione uno schieramento prende percentuali superiori all’80 per cento si tratta di una vittoria schiacciante. Di converso quando una coalizione prende meno del 20 per cento dei voti, si tratta di qualcosa di più di una sconfitta. E’ il fallimento di una strategia. Nelle elezioni suppletive di Scandicci e del Mugello è successo proprio questo. Il centro sinistra ha stravinto, il centro destra ha toccato il fondo. I dati parlano chiaro: Antonello Giacomelli 83,2 per cento, il suo avversario Giuseppe Calderisi 16,8; stessa cosa nel Mugello, Severino Galante 81,5, Simone Gnaga 18,5. La scarsa affluenza alle urne in entrambi i collegi, dal 34 al 36 per cento degli aventi diritto, non basta a spiegare la debacle. Tanto più che i candidati della Casa delle Libertà avevano impostato la campagna elettorale sulla necessità di dare un segnale di cambiamento anche in Toscana a fronte di un potere egemonico che tutto controlla e tutto dispone. Calderisi e Gnaga non si illudevano di vincere, volevano invertire una tendenza. Il messaggio non è passato. La risposta è stata l’esatto contrario. Se l’elettorato di centro destra avesse recepito la proposta e fosse andato a votare, il risultato, visto che tradizionalmente alle suppletive votano sempre meno persone, sarebbe stato eclatante. Questo però non è successo. Bisogna chiedersi perché i moderati hanno disertato le urne in misura maggiore degli elettori del centro sinistra. Le ipotesi sono due. O il messaggio era sbagliato o non sono risultate credibili le forze politiche che lo portavano avanti. Noi crediamo sia vera la seconda ipotesi. La politica è fatta di idee e di comportamenti. Se questi non sono conseguenti a quelle non si va lontano. Se a questo poi si aggiunge la mancanza di organizzazione, l’insistenza nel non organizzare il partito a livello territoriale, la pratica della cooptazione di dirigenti e candidati, l’ostinazione nel non ascoltare le opinioni esterne e quelle che all’interno non sono in sintonia con il gruppo dirigente, ecco che arrivano i risultati di Scandicci e del Mugello e a livello nazionale quelli di Milano e Napoli. Non si tratta più di campanelli di allarme. E’ un cambiamento di orientamento nell’elettorato. A livello nazionale i segnali vengono da lontano. Prima le provinciali di Roma e le comunali di Brescia, nella primavera scorsa le provinciali di Milano e le comunali di Bologna e Bari. Segnali che non sono stati colti. Del resto non erano passate neanche 24 ore dalle suppletive che il centro destra si spaccava ancora sulla giustizia. La conseguenza di tutto questo è che tutto un mondo moderato, laico e riformista non crede più nella CDL.
La stessa cosa accade in Toscana. Tutta quella parte di società che non si riconosce nel “modello Martini” non va più a votare. E’ a questi che bisogna restituire voce. Con una rivoluzione nella Casa delle Libertà, ammesso che ne sia capace, e con nuovi soggetti politici capaci di costruire una alternativa credibile allo strapotere e al consociativismo delle sinistre. Non basta gridare al regime, bisogna fare un’opposizione ferma che non scende a compromessi sui contenuti, che non collude con la maggioranza, che porta avanti un progetto alternativo per uno sviluppo della società toscana.
Di fronte al disastro il Ministro Matteoli ha fatto un richiamo a tutte le forze politiche della CDL invitandole a serrare le fila e a fare squadra. Impietosa la risposta del segretario dell’UDC Nedo Poli “per fare squadra – mi si consenta l’analogia calcistica – ci vuole una società seria, non dilaniata dalle polemiche, con una precisa strategia…candidature decise all’ultimo momento nelle stanze romane, senza alcun coinvolgimento dei territori interessati e delle forze politiche che le dovevano sostenere non sono il miglior viatico per il successo”.
CROLLA LA CASA DELLE LIBERTA’. NELLE ELEZIONI A SCANDICCI E NEL MUGELLO IL CENTRO DESTRA TOCCA IL MINIMO STORICO
Ai candidati del centro sinistra oltre l’80 per cento dei voti. L’elettorato di centro destra sceglie l’astensione. Le ragioni di una disfatta

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