Grande è la confusione sotto il cielo di Europa. Le reazioni alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo ne dà ampia dimostrazione. In molti, anche politici “di primo piano” hanno collegato la Corte all’Unione europea prendendo a pretesto il verdetto per alimentarre i mai sopiti sentimenti nazionalisti e sciovinisti di una parte dell’opinione pubblica del vecchio continente. Poco è valso spiegare che semmai la Corte è riconducibile ad un’altra organizzazione internazionale: il Consiglio d’Europa, che con l’Unione proprio non ci azzecca e che, oltretutto è moribonda e priva di ruolo effettivo.
Peggio ancora se si entra nel merito delle polemiche: ma davvero vogliamo credere ad una riedizione delle lotte tra Guelfi e Ghibellini? Tutti da una parte i sostenitori, integralisti e clericali, della fede cattolica, tutti dall’altra gli arrabbiati esponenti del laicismo più esasperato?
Personalmente mi sento laico e di togliere il crocefisso dalle scuole o da altri luoghi non me ne può fregare di meno. Sono disposto a battermi per difendere il diritto a professare tutte le religioni ma penso che sia stupido e pericoloso ingaggiare una guerra dei simboli: da innalzare, da contrapporre, da eliminare. Se fossi vissuto all’epoca delle disposizioni che imponevano il crocefisso non le avrei condivise; ma ora non prenderei alcuna iniziativa per toglierlo. Sono convinto che piano piano il crocefisso sparirà dai luoghi pubblici senza che nessuno faccia alcunchè. Ma questa opinione deriva dalla mia posizione in ordine alla Fede: se così non dovesse essere, non ci piangerei e tantomeno mi arrabbierei.
La democrazia, per fortuna, ha portato, dove si è affermata, alla più intransigente difesa dei diritti delle minoranze. Che non significa disconoscere i diritti delle maggioranze, anche se queste, in quanto tali, devono dare prova di un maggiore spirito di tolleranza.
Ma in tutto l’Occidente, dall’America all’Europa, fioriscono associazioni per la difesa di minoranze che si proclamano tali con i pretesti più vari. Queste associazioni sono assai spesso in mano a personaggi che pretendono di parlare a nome di tutti gli appartenenti a quelle minoranze: a nome di tutti i gay, di tutti i fumatori di sigari, di tutti i mancini, i vegetariani, gli appartenenti ad una etnia e chi più ne ha più ne metta. Spesso costoro si fanno promotori di richieste e affermazioni che riguardano solo loro e nelle quali la maggior parte degli appartenenti a quelle stesse minoranze non si riconoscono.
Ecco, almeno per quanto riguarda la minoranza laica, mi sia permessa una esortazione: chi parla, parli per se. Un laico non può avere un portavoce che parla a nome suo. Soprattutto non può fare a meno di essere serio!
Nicola Cariglia

Caro Nicola, tu scrivi: Dubito che senza la venuta in terra del figlio di nostro signore, quel professore sarebbe stato più intelligente!
Dubito (è sempre un bell’inizio) che l’ostensione (grazie Adalberto..) di tanti crocifissi per tanti secoli abbia reso più intelligente questo Nostro paese e quel professore.
Certo è che il permesso al figlio del Tuo (colpito?)signore nessuno l’ha chiesto, nè per tante ostensioni nè per tanto parlare in suo nome.
per sussurrare che il re è nudo devono comparire bambini, o stranieri (in patria)
Non dimentichi, Palaferri, che uno dei problemi veri del Paese é anche la laicità negata.
Carissimo Nicola CARIGLIA,
ancora una volta, da Liberale, condivido in toto quanto scritto nel post, al punto da andarlo a riproporre, citandone la fonte e sottoscrivendolo, nel mio blog e in FB.
Purtroppo in Italia troppo spesso si confonde l’esser laico con l’essere laicista, troppo spesso si tende a calpestare “la tradizione” nel nome di battaglie di libertà. E’ proprio vero, verrebbe da dire, in un paese sempre più “anormale” si passo con la massima disinvoltura dall’arroganza delle minoranze alla dittature delle minoranze, e ritorno. Dimenticandoci dei problemi veri del paese. Se questa è la seconda repubblica, ridateci la prima o portateci nella terza.
Un saluto a tutti voi.
Galgano PALAFERRI
upl@hotmail.it
Coordiantore Nazionale
Unione per le Libertà_
Coordinamento del “Uomini Liberi”
Direzione Nazionale
PARTITO LIBERALE ITALIANO
La sentenza della Corte europea ha una sua logica, una sua coerenza ed un suo equilibrio.Apprezzabili – credo – da un punto di vista liberale.
Meno apprezzabile, se non altro da un punto di vista lessicale, il commento di Umberto Bossi, che la definisce “una stronzata”.
In gran parte delle nostre scuole, ormai da anni se non da decenni,il crocifisso non è più nelle aule .Senza che il fatto abbia suscitato alcuna protesta; e senza che su questo si sia misurato il grado di civiltà o di religione (cattolica), o di rispetto della religione (cattolica).
La decisione di affiggerlo nelle aule scolastiche risale agli anni venti del secolo scorso , gli stessi che videro l’introduzione dei patti lateranensi , del concordato tra regime e Vaticano: decisione presa, dunque, per motivi politici, non proprio religiosi.
Tra i contrari all’ostensione del crocifisso nei locali della scuola pubblica vi furono Benedetto Croce ( sì, lo stesso Croce del ” non possiamo non dirci cristiani”, tanto citato quanto poco letto ) e – udite, udite – Giovanni Gentile, anche se egli, come è noto, poi non protestò contro quei decreti del
regime .
Già! Il grande Giovanni Gentile, padre della riforma scolastica , forse l’unica degna del nome da allora fino ad oggi.Chi avesse voglia di andare a leggere qualche suo testo ( leggere, prima di parlare, farebbe tanto bene a tanti ) potrebbe, per esempio, scoprire che il Nostro , nella premessa all’edizione del 1907, di un discorso fatto in quell’anno in una scuola siciliana, rivalutava il pensiero di Giordano Bruno ( Giordano Bruno, avete letto bene, quello arso sul rogo di fronte a ostentati crocifissi ), affermando di voler tralasciare gli ” schiamazzi fatti da tutti i politicastri rossi e neri d’Italia” per ” restituire al Bruno la sua dignità storica di filosofo e martire della filosofia”.
Con i complimenti al direttore ed ai lettori intervenuti nel dibattito.
E con tutto il rispetto e l’affetto per Gesù di Nazareth, la sua storia, la religione cristiana, appresa dai miei genitori, protestante-evangelica lei, cattolico lui, contrari per natura e per cultura alle guerre di religione.
Purtroppo, caro Cariglia, l’Europa è ancora lontana dall’essere veramente al servizio dei cittadini e per tanti aspetti pone senza sosta ostacoli di tutti i tipi.
Sui “portavoce” non posso non essere daccordo con lei, e anche su i “pro” e i “contro” riguardo al mantenimento del crocefisso in classe. Se la laicità diviene anch’essa una religione, non se ne esce piu’, ma spesso è difficile se non impossibile restare neutrali.
Dico solo che l’Italia ha spesso un’attitudine provinciale, e che rifiuta per partito preso tutto cio’ che è nuovo, ed i partiti al potere, soprattutto la Lega Nord, ben riflettono questo modo di pensare.
Ora si festeggia la caduta del muro di Berlino, ma esistono tanti”muri” invisibili che continuano ad esistere nell’animo umano e che saranno ben piu difficili da abbattere.
Caro Valerio,
assolutamente no: la sentenza è equilibrata e non ho niente da dire.
Il mio pensiero è molto semplice ed ha preso lo spunto da questa vicenda.
L’arroganza delle maggioranze (nel caso specifico i sostenitori del crocefisso) è cosa che ci si può aspettare.
Nelle moderne democrazie, infatti, ci sono norme dettagliate e spesso efficaci per tutelare le minoranze dai soprusi delle maggioranze.
Ma le reazioni di certi “laici” mi hanno spinto a rendere nota una riflessione che faccio da tempo. Ed è questa: è necessario, spesso, difendersi anche dall’arroganza delle minoranze. E, sopratutto, da chi pretende di parlare a nome di una certa minoranza attribuendosi un mandato che nessuno gli ha conferito.
Ti sei mai trovato a sentire qualche “comitato” che fa richieste a nome del quartiere dove vivi senza che nessuno ti abbia mai consultato? O a discutere con “pacifisti” dei quali non condividi niente di quello che dicono? Davvero dovrei accettare che loro rappresentano la pace ed io la guerra?
L’esempio di Chiara (la sua compagna di banco umiliata da un professore che indicava il crocefisso) è efficace. Dubito che senza la venuta in terra del figlio di nostro signore, quel professore sarebbe stato più intelligente!
Caro Nicola, questa volta non capisco. Non capisco quale differenza ci sia se la Corte formalmente dipenda dal Consiglio o dall’Unione, spero bene che i giudici applichino le leggi e non altro.
Le reazioni, in forme e dimensioni impensabili, si sono avute da quelli che gridano la loro contrarietà, ed è sufficiente seguire qualche talk show per rendersene conto. Mi dirai che il La Russa, la Mussolini e tale don Mario sono tipi particolari, ma il comportamento di uno Sposini fa davvero temere quanto di nuovo potrebbe accadere
per la violenza di minoranze e l’ignavia se non l’accondiscendenza dei più. Rileggi attentamente quello che ha scritto Chiara.
Può darsi che il crocefisso in un aula sia una prevaricazione sopportabile, ma prevaricazione rimane, soprattutto per coloro che non amano che altri, non richiesti, parlino, o appendano immagini, in nome loro. Hai letto la sentenza? Ti pare arrogante?
Gent.mo Paolo,
se ho dato l’impressione di considerare una ridicolaggine tutto quanto viene dall’Europa mi sono espresso male.
Prima di tutto perchè ho cercato di spiegare che la Corte niente ha a che fare con l’Unione europea e, semmai, è riconducibile al Consiglio d’Europa: una organizzazione secondo me logora ed anacronistica proprio perchè nel frattempo sta nascendo una nuova Europa intesa come entità non solo geografica ma anche politica.
In secondo luogo, rispetto la sentenza. Rispetto meno le reazioni che si sono avute su entrambi i lati: favorevoli e contrari alla sentenza.
Non è vero che un Crocefisso (uso, non a caso, la parola più desueta, rispetto a Crocifisso) in un’aula sia una insopportabile prevaricazione e non è vero che toglierlo sia rinnegare la nostra identità culturale.
In quanto laico (una delle tante minoranze) vorrei che nessuno parlasse anche a nome mio.
Perchè vede, caro Paolo: il mio discorso voleva prendere di mira oltre all’arroganza delle maggioranze, quella di chi pretende di essere, lui solo, il rappresentante di una minoranza. E di parlare, chissà perchè, a nome di tutti.
E’ o non è, anche questa, una forma di insopportabile arroganza?
L’articolo di Nicola Cariglia non farebbe una piega, solo che quel simbolo al quale siamo abituati sin dall’asilo non corrisponde piu’ all’Italia o all’Europa odierna e dietro quel simbolo di una religione, esiste una volontà politica che porta dietro tante conseguenze.
L’Italia, come il resto dell’Europa, é già una realtà multietnica e quindi dalle molteplici religioni. Non sto a citare le differenti dottrine, perché non le conosco tutte e sarebbe in ogni caso una lista troppo lunga.
Quello che contesto a Cariglia é il fatto che egli consideri ogni decisione presa dall’Europa una specie di ridicolaggine paragonabile alla lunghezza media dei cetrioli, o al fatto se sia piu’ o meno igienico autorizzare il lardo di colonnata!
Se nel 1975 una classe di 30 bambini era formata al 100% da cattolici, questa realtà é superata oggigiorno, ora non credo che il crocefisso sia una tradizione, é un simbolo religioso, e guarda caso l’insegnamento dell’ora di religione come il crocefisso qui in Francia non lo si é mai visto, eppure cio’ non limita le libertà religiose!
E’ solo un fatto di separazione netta tra Chiesa e Stato, si comincia dai simboli, per poi arrivare a diritti negati, moralismo bacchettone, family day…..
Certo in Italia abbiamo le Binetti, le Bindi, le Santanché….che ci dicono cosa é giusto e cosa é sbagliato.
Credo che la decisione europea meriti piu’ rispetto e comprensione, e forse sarebbe il caso di smetterla in Italia di credere di essere per tutto sempre i migliori…sempre i piu’ furbi.
Concordo con Pier Franco, che tra l’altro saluto con molto piacere su queste pagine. Non si tratta di scatenare integralismi che sono già purtroppo anche troppo bravi a fomentarsi da soli, quanto di riconoscere che i luoghi pubblici appartengono allo stato e non alla Chiesa. Per il resto, tabernacoli, chiese e varie possono restare dove stanno da secoli, per quanto mi riguarda. però non dimentico la mia compagna di banco al liceo – scuola pubblica – perseguitata da un professore integralista che continuava ad indicare il crocifisso sopra di lui ed a dirle: perchè noi abbiamo il vero Dio e la vera fede. Allora ho imparato, grazie ad una ingiustizia, quanto sia importante il valore della laicità nella scuola statale.
Bravo Nicola , un articolo bello,corretto e anche spiritoso.La laicità vera è merce rara anche dove penseresti di trovarla purtroppo….e purtroppo anche questo specifico dibattito fa distogliere l’attenzione dai veri problemi della nostra società che peraltro deve far sempre i conti con la vera anomalia del nostro italina:la pervasività del vaticano
Bravo Nicola , un articolo bello,corretto e anche spiritoso.La laicità vera è merce rara anche dove penseresti di trovarla purtroppo….e purtroppo anche questo specifico dibattito fa distogliere l’attenzione dai veri problemi della nostra società che peraltro deve far sempre i conti con la vera anomalia del nostro italina:la pervasività del vaticano
Caro Federico, non sono musulmano e non vengo da lontano. Ho solo idee diverse da te su libertà, rispetto e ,a quanto pare di capire, molto molto altro.
Temo le fratellanze con la maiuscola…
Meglio, temo le maiuscole…
Rispondo a Forzaviola con questa frase contenuta nell’articolo: “Se fossi vissuto all’epoca delle disposizioni che imponevano il crocefisso non le avrei condivise; ma ora non prenderei alcuna iniziativa per toglierlo.”
Se non ci fosse, sareste d’accordo nel metterlo?
Carissimi Amici: desidero fare una riflessione, ormai ogni giorno le notizie ci travolgono come dei “caterpillar” ed impotenti, noi miseri mortali, perseguitati dalla frenesia del mondo attuale, che ignora ogni e qualsiasi sentimento umano, ci costringe a farci digerire notizie di una tragicità spesso inaudite; sorpassate solo dalle cosi dette notizie “gossip” che più richiamano l’attenzione della molteplicità, o meglio direi che più valgono ad accrescere l’audiens o le tirature dei quotidiani e settimanali. Premesso ciò; OGGI VI PREGO DI TIRARE IL FRENO AL MONDO; chi di Noi ha una Coscienza DEVE REAGIRE ad una sentenza europea che definire oltraggiosa, disgustosa, malevola, diabolica sono solo definizioni leziose per chi tenta di affossare una Cultura, un Popolo, un Continente, una Umanità che da sempre si è riconosciuta nella Cristiana Fratellanza che ha come simbolo indistruttibile IL CROCIFISSO, quel Crocifisso che rappresenta Colui che ha sacrificato se stesso anche per coloro che oggi tentanto di calpestarlo. Noi Amici Fraterni, alziamo il nostro scudo contro e difendiamo le nostre radici e più di tutto il nostro Futuro, che dovrà essere di Integrazione, di Rispetto, di Dialogo; e non di meschina sottomissione.
Personalmente l’immagine del Cristo Crocifisso l’ho impressa nell’Anima ed è indistruttibile, ma la desidero vedere ora e sempre in quei luoghi che da sempre sono segno di civiltà: scuole, tribunali, uffici pubblici, e laddove Colui che ancora una volta viene trafitto dalla spada nel costato, continua ad Amarci perché siamo suoi Figli.
Amiamo i nostri Fratelli che giungono da lontano e che adorano un Dio che ha solo un nome diverso, rispettiamoli, ma sia ben chiaro un principio e cioè che il Rispetto sia reciproco.
HO DETTO Federico
già che c’è lasciamocelo, i problemi sono ben altri…
di fronte a tanto pensiero laico, cosa si può aggiungere?
grazie però per il testo della sentenza, molto più istruttivo di tante articolesse di questi giorni
Condivido sostanzialmente le affermazioni espresse:la laicità è in primis tolleranza. Andrebbe anche detto però che nello spirito della separazione tra Stato e Chiesa come garanzia di libertà per tutti i cittadini credenti e non credenti,l’esposizione del Crocifisso negli edifici pubblici lascia comunque perplessi.
Sarebbe come pretendere che il Tricolore fosse esposto nelle chiese.Certo il Crocifisso ha anche un valore più ampio di quello religioso cattolico,ma quello che mi preoccupa è il fatto che a difendere il Crocifisso e magari anche i valori della famiglia persone che con il loro comportamento non sono certamente dei santi.
E con ciò non voglio esprimere giudizi di natura etica sul comportamento privato di qualcuno.Ma un briciolo di coerenza sarebbe necessaria.
Concordo in pieno, sono cresciuto in ambiente di praticanti cattolici, e nelle scuole che ho frequentato c’è sempre stato un crocifisso, ma ne’ lui ne’ i miei genitori sono riusciti a condizionarmi nelle mie scelte e nei miei convincimenti. Personalmente non mi sento disturbato dalla presenza di crocifissi o immagini sacre, per rispetto di quelle minoranze allora sarebbe giusto non dico abbattere ma coprire tutti quei tabernacoli raffiguranti cristi e madonne di cui l’Italia è costellata. Non credo che togliere una croce da un’aula possa risolvere problemi di integrazione, non vorrei che questa fosse una delle tante trovate per far perdere di vista all’opinione pubblica quelli che sono i reali problemi di questo Nostro Paese.
cordialmente Maurizio Collini