
A un mio amico a cui, a Buti, era stato affidato il compito di portare la Croce astile, quella che apre la processione, il parroco ha detto che doveva rivolgere il Crocifisso non in avanti, come è ovunque consuetudine, ma all’indietro, verso il corteo. Quando lui ha chiesto spiegazioni, il Pievano gli ha risposto semplicemente “perché siamo pisani”.
Infatti, solo a Pisa vige questa usanza che è millenaria in quanto fa riferimento alla tradizione secondo cui, durante la prima crociata, i pisani guidati da Cucco Ricucchi, che teneva in alto lo stendardo, furono tra i primi a scalare le mura di Gerusalemme. A questo punto, secondo la tradizione, miracolosamente, il Crocifisso che era in cima all’asta si sarebbe girato verso le milizie pisane. E avrebbe esclamato: Seguitate, o cristiani, Cristo vi guida!.
La scena è rappresentata in un affresco di Pier Dandini nella sala delle Baleari di Palazzo Gambacorti (sede del Comune).
Questo Crocifisso, oggi conservato nel Museo dell’Opera del Duomo di Pisa e che dal XII secolo ha un piedistallo di marmo verde, come si ricorda negli inventari dell’epoca e che ha alterato l’originaria funzione processionale della croce, si chiama Croce dei Pisani ma la denominazione non deve essere identificata con la Croce Pisana, il famoso vessillo, che è il Gonfalone della città.
L’unica somiglianza è che, in entrambi i casi, l’origine di questo emblema ricorda il ruolo particolarmente importante che i Pisani ebbero nella prima Crociata. Erano guidati dall’Arcivescovo Daiberto (per l’occasione nel 1092 Pisa fu elevata da papa Urbano II ad Arcivescovado, che risulta essere il primo concesso a una città dopo cinquecento anni, visto che i precedenti risalgono al VI secolo). Dopo la conquista di Gerusalemme Daiberto, che era Legato pontificio, ne divenne il primo Patriarca latino, pur conservando anche la Cattedra di Pisa.
Maria Luisa Ceccarelli Lemut osserva che nell’XI secolo Pisa aveva ormai consolidato la propria posizione di grande potenza nel Mediterraneo occidentale, grazie anche all’alleanza con il papato riformatore.
Nel 1035 la Repubblica marinara conquistò e occupò la città algerina di Bona (l’antica Ippona). Nel 1064 effettuò una spedizione militare contro la Palermo araba, un evento noto come l’impresa di Palermo. La vittoria portò un ingente bottino, in parte utilizzato per finanziare la costruzione della Cattedrale.
Questa incursione consolidò la potenza di Pisa che nel 1087 guidò una spedizione contro la città di Mahdia (oggi al-Mahdiya Zawila), per liberare i prigionieri cristiani detenuti dal re “Timino”. L’impresa è narrata nel Carmen in victoriam Pisanorum di un anonimo ecclesiastico pisano (a cui si sarebbe ispirato d’Annunzio per la Canzone del Sacramento).
*E fu silenzio ed isplendore insolito
su tutto il mare, a segno del Primate.
E tutte le galèe stavano in giolito,
con le pale fuor d’acqua affrenellate
su la bonaccia. E il giorno di San Sisto
era per i Pisani, a mezza state.*
Con stile immaginifico e ieratico d’Annunzio vuole dare alla spedizione il carattere di una “guerra santa” che precorreva lo spirito delle crociate.
Grazie anche al prestigio di Daiberto e in riconoscimento del ruolo della Repubblica marinara nel Mediterraneo occidentale, dal 1092 l’Arcivescovo di Pisa divenne Primate di varie Diocesi sarde e gli furono assegnate come suffraganee le Diocesi corse.
Torniamo alla Croce pisana (bianca in campo rosso). Essa è una croce greca patente in quanto le sue estremità si allargano verso l’esterno (patente dal verbo pateo, aprire). Ed è trilobata in quanto i quattro bracci terminano ciascuno con tre sfere che simboleggiano la SS. Trinità, o le tre virtù teologali o anche i tre giorni della passione di Cristo.
La prima notizia fa riferimento al 1156 quando il Console Cocco Griffi la fece innalzare sulle mura della città e ne avrebbe fatto incidere una rappresentazione. Ma sembra che questa immagine in pietra risalga al XVI secolo. Se così è, allora la prima immagine la troveremmo nel sigillo in una pergamena del 1274 in cui Pisa aderiva al progetto di crociata indetta da papa Gregorio X.
Ma le origini sarebbero più antiche e potrebbero risalire alla prima crociata in quanto essa ha in comune i lobi con la Croce di Bisanzio e presenta analogie con la croce copta ortodossa (entrambe sono ritrinciate, ovvero le estremità sono romboidali), la quale però alla fine dei bracci invece dei lobi ha tre punte.
Quindi, secondo questa versione, già nell’XI secolo essa sarebbe divenuta emblema della Repubblica Pisana. Ottfried Neubecker riproduce nella sua opera Araldica una pagina del trattato di araldica di Philip Jakob Spener: in esso la croce di Pisa viene indicata come Croce ritrinciata e pomettata ed è presentata anche nella sua versione “vuota”.
Peraltro, c’è una forte analogia con la croce occitana (detta anche Croce di Tolosa o di Provenza) che è identica per la forma ma è “vuota” (detta a chiave) e gialla in campo rosso. Di solito, ma non sempre, la croce pisana ha braccia più sottili e allungate.
Da qui un risvolto misterioso: quale delle due deriva dall’altra?
La più antica immagine della croce occitana giunta sino a noi è quella che orna la chiave di volta della prima navata della cattedrale di Saint Etienne a Tolosa, datata 1211. Se ne parla anche in merito al sigillo di Raimondo V di Tolosa, di cui però esiste solo una descrizione datata 1165.
C’è, peraltro, una tradizione divulgata da Raimondo V secondo la quale sarebbe stata portata dal suo predecessore Raimondo IV di Saint Gilles al ritorno dalla prima crociata in Terra Santa nel 1099. Ma non esiste documentazione in proposito. E la cosiddetta croce di Saint Gilles, impressa in un sigillo, è patente, non trilobata né pomettata.
Da notare che la croce pisana/occitana la possiamo trovare nei capitelli del chiostro di Santa Maria dell’Estany in Catalogna. E questo ha fatto pensare a un’origine molto più antica, addirittura risalente ai Visigoti (ariani) che l’avrebbero portata in Spagna e in Provenza attraverso i Balcani dalle loro terre d’origine, nell’area del Mar Nero o nel Turkestan.
Però non si trovano prove concrete né smentite. Così come per l’ipotesi che l’origine fosse nestoriana e che proverrebbe dall’Asia centrale dove il nestorianesimo era particolarmente diffuso. Sarebbe arrivata a Tolosa dall’Europa orientale e Pisa avrebbe potuto essere un punto di passaggio.
C’è poi un ulteriore mistero. Si è considerata conferma della derivazione dai Visigoti della croce pisana/occitana una moneta (un tremisse) coniata durante il regno di Egica. Essa mostra una croce di foggia simile che sovrasta tre gradini che potrebbe essere una piramide a gradoni. Tuttavia è simile ma non eguale perché si tratta di una croce patente (che si allarga verso l’esterno).
Anche durante il regno di Reccesvinte (649-672) troviamo una moneta con una raffigurazione analoga: una croce su tre gradini. Anch’essa è patente, tipica dei Templari e dei Cavalieri teutonici, e non trilobata; quindi, anche qui, non possiamo trovare un’analogia con la croce pisana/occitana.
E ci sono anche altre ipotesi. Quella astrologica parte dal fatto che emblemi simili, simboli solari, esistevano nell’antichità in India e in Cina e i pomelli corrisponderebbero ai segni dello zodiaco. Inoltre, l’ipotesi cabalistica per cui la croce con 12 pomelli permette varie combinazioni legate ai numeri 3 e 4, considerati numeri perfetti.
La croce occitana viene definita anche “catara”, sebbene i Catari fossero contrari a immagini religiose, perché i Conti di Tolosa erano noti come loro protettori. E sembra che essa fosse stata innalzata dagli albigesi nel corso della “crociata” che provocò il loro sterminio.
Tutte queste ipotesi però non risolvono il quesito su quale croce (pisana od occitana) derivi dall’altra. E, in fondo, potrebbe essere non così importante se si ammette che alla base dell’analogia ci sia stata una reciproca influenza culturale derivante da scambi commerciali e culturali fra Pisa e le regioni del Midi.
Questo lavoro ne precede uno più ampio su simboli iconici della Repubblica di Pisa.

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