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Crisi idrica siciliana: una sola verità. Il fallimento di un sistema!

La crisi idrica siciliana non è un fenomeno naturale: è un fallimento politico costruito in quindici anni di inerzia, omissioni e irresponsabilità. A denunciarlo non sono opinionisti di passaggio, ma un fronte compatto di soggetti che hanno messo nero su bianco la catena delle colpe: il Coordinamento regionale dell’associazione ‘Le Partite Iva Italia’, guidato da Maria Francesca Briganti; il Presidente nazionale dell’associazione, Angelo Di Stefano; i sindacati e le associazioni agricole firmatarie della memoria tecnica depositata in audizione all’ARS; e la stessa Commissione Ambiente dell’Assemblea Regionale Siciliana, che ha ascoltato, registrato e verbalizzato un quadro che non lascia scampo.

di Angioletta Massimino | 12 Luglio 2026

La crisi idrica siciliana non è un fenomeno naturale: è un fallimento politico costruito in quindici anni di inerzia, omissioni e irresponsabilità. 

A denunciarlo non sono opinionisti di passaggio, ma un fronte compatto di soggetti che hanno messo nero su bianco la catena delle colpe: il Coordinamento regionale dell’associazione ‘Le Partite Iva Italia’, guidato da Maria Francesca Briganti; il Presidente nazionale dell’associazione, Angelo Di Stefano; i sindacati e le associazioni agricole firmatarie della memoria tecnica depositata in audizione all’ARS; e la stessa Commissione Ambiente dell’Assemblea Regionale Siciliana, che ha ascoltato, registrato e verbalizzato un quadro che non lascia scampo.

La lettera indirizzata al Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida porta la firma di Angelo Di Stefano, Presidente nazionale dell’associazione ‘Le Partite Iva Italia’: un atto politico diretto, frontale, che accusa il governo nazionale di aver aggravato la frattura con la società produttiva siciliana e di aver gestito la crisi idrica come un’emergenza costruita, utile più a favorire operazioni speculative che a salvare agricoltori e allevatori.

La memoria tecnica depositata in Commissione Ambiente dell’ARS è stata presentata da un fronte unitario: ‘Le Partite Iva Sicilia’, ‘Altragricoltura Sicilia’, ‘SIFUS Confali’, ‘Sull’Unità’, ‘Coordinamento Agroecologia Sicilia’. 

Sono loro ad aver ricostruito, con dati e documenti ufficiali, la storia di una crisi annunciata: mappe della desertificazione identiche nel 2011, nel 2019 e nel 2024; reti idriche che disperdono metà dell’acqua; famiglie che vivono con rubinetti a secco; agricoltori che perdono miliardi; allevatori costretti a macellare il bestiame per mancanza di acqua e foraggio.

La lettera indirizzata al Commissario per la scarsità idrica Fabio Ciciliano e al Presidente della Regione Renato Schifani è stata firmata da Maria Francesca Briganti, coordinatrice regionale dell’associazione ‘Le Partite Iva Italia’. È lei a denunciare che la Sicilia non soffre di mancanza d’acqua, ma di mancanza di infrastrutture, di ricognizioni mai fatte, di dighe abbandonate, di condotte rotte, di reti colabrodo, di un governo dell’acqua che non è mai stato esercitato nonostante lo Statuto attribuisca alla Regione competenza esclusiva.

Infine, la seduta della Commissione Ambiente dell’ARS ha messo il sigillo istituzionale: l’assessore regionale all’Energia ha ammesso che la Sicilia è costretta ai dissalatori, impianti costosissimi che non risolvono il problema strutturale; i deputati hanno denunciato ritardi, omissioni, scelte sbagliate; gli enti tecnici hanno confermato che la desertificazione era prevista da anni; e la Commissione ha verbalizzato che la crisi idrica non è meteorologica, ma amministrativa.

Quattro documenti, quattro firme, quattro responsabilità precise: Angelo Di Stefano che chiama in causa il governo nazionale; Maria Francesca Briganti che chiama in causa il governo regionale; le associazioni agricole che documentano il collasso delle campagne; la Commissione Ambiente dell’ARS che certifica il fallimento della gestione ordinaria. 

La verità che emerge è una sola: la Sicilia non è stata prosciugata dal clima, ma dalla politica. 

Non è la siccità ad aver devastato l’Isola, ma la somma di omissioni, ritardi, ricognizioni mai fatte, fondi mai investiti, dighe mai ripulite, reti mai manutenzionate, competenze frammentate e responsabilità rimpallate. 

La crisi idrica siciliana non è un’emergenza: è una colpa. 

E oggi ha finalmente nomi, cognomi e documenti che la raccontano.

Angioletta Massimino

Pubblicato in : Editoriale

Info Angioletta Massimino

Siciliana, socialista e imprenditrice, scrive per passione, fa giornalismo come ricerca della verità e porta avanti l’editoria come attività imprenditoriale.
La sua formazione comprende studi classici, musicali, giuridici, sociologici e giornalistici.
Dal 1987 ha guidato la ‘Massimino Editrice’ e la Tipolitografia ‘Sicilmediterranea’, collaborando con Giuffrè, Giappichelli e Istituzioni accademiche.
La Sicilia è il centro del suo impegno: una terra ricca e capace, spesso relegata in un ghetto culturale e politico. Il suo lavoro nasce dall’esigenza di restituirle spazio e dignità.
Socialista per convinzione, ha fatto parte della Commissione Nazionale di Garanzia e del Consiglio Nazionale del PSI, contribuendo alla redazione di un’interrogazione parlamentare sul MUOS e alla stesura di un disegno di legge sullo stalking giudiziario.
Ha collaborato con diverse testate, tra cui Avanti! Online, I Nuovi Vespri, Il Faro sul Mondo, Il SudEst, PoliticaPrima, AKIS REGALE e La Giustizia.
Vive e lavora in Sicilia.

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