
La storia economica recente è segnata dal rapido passaggio da una crisi all’altra. Dopo la crisi del 2008 dei subprime, è arrivata quella dovuta alla pandemia e poi quelle sempre più repentine dettate dalle guerre diffuse in tutto il mondo che stanno provocando una nuova crisi economica globale che graverà su famiglie e imprese.
Con la nuova crisi globale, già annunciata nel periodo post pandemia, l’indebolimento delle economie e l’aumento dell’inflazione sono state confermate con l’inizio della guerra in Ucraina, che ha segnato un periodo di forti tensioni economiche dovute alle sanzioni, al blocco delle importazioni di materie prime e al rialzo dei prezzi dell’energia. Il dibattito degli esperti economici sui media, si sta occupando di analizzare questo scenario aggravato dai nuovi conflitti in corso, ora estesi anche a tutta l’area del Medio Oriente, e come si può immaginare, le previsioni non sono positive. La chiusura dello Stretto di Ormuz peggiorerà la situazione.
Il fattore geopolitico sta infatti avendo un forte impatto su tutti i mercati, provocando la diminuzione degli scambi commerciali, il crollo delle borse e l’aumento dei costi di tutti i prodotti e servizi, principalmente influenzati dal prezzo del petrolio ma anche dall’annuncio di Trump sui dazi. Le ripercussioni pratiche si vedranno anche sulle famiglie e imprese, già alle prese con le fragilità dovute ai rincari generali, che fanno fatica a sopravvivere e non riescono a far fronte alle spese impreviste oltre a quelle per i beni essenziali.
Secondo le previsioni di vari analisti finanziari, è in arrivo una crisi globale che toccherà i massimi livelli nel 2026. La frenata della crescita e contemporaneamente la mancata riduzione dei livelli di inflazione, stanno infatti facendo rallentare tutte le stime. La situazione è aggravata in particolare dalle guerre in corso che stanno provocando ulteriori rialzi del prezzo delle materie prime energetiche, dai blocchi alle esportazioni causati dalla domanda in calo dovuta alle tensioni geopolitiche e dai mercati particolarmente volatili. Guerre sempre più estese dove la parola pace è diventata come una chimera.
Per le famiglie, colpite già dalla perdita di potere d’acquisto, questo implicherà la necessità di far fronte a spese impreviste, come gli aumenti delle bollette e dei beni essenziali che renderanno ancora più fragile la fascia di popolazione alla soglia della povertà. Le aziende, soprattutto le piccole imprese, come si prevede, saranno interessate dalla crisi con maggiori difficoltà di accesso al credito e perdita dei profitti, di conseguenza freneranno anche gli investimenti con effetti negativi sul Pil e sulla produttività.
Si determina così un’altra situazione che spinge la concentrazione della ricchezza sempre più in mano di pochi. In tutto ciò, da tempo mancano le proposte politiche di redistribuzione della ricchezza. Il ceto medio, e maggiormente le fasce sociali più deboli economicamente si impoveriscono sempre di più con redditi prossimi ai livelli di sussistenza.
Una situazione sempre più inaccettabile alle quale è necessario dare delle risposte forti per costruire una democrazia economica in grado di innalzare il livello di una condizione economica più dignitosa per tutti e garantire una maggiore equità nella distribuzione dei poteri.
In tal senso, rispetto all’assenza delle politiche della sinistra, la Chiesa Cattolica ha capito in quale direzione bisogna muoversi per invertire la pericolosa tendenza in atto che porta l’umanità alla deriva, alla perdita dei valori umani ed alla affermazione di nuove dittature. Con l’elezione del nuovo Papa che prende il nome di Leone XIV, la Chiesa dà un forte segnale per muoversi nella direzione di costruzione e diffusione dell’economia sociale, riprendendo il pensiero di Leone XIII che ritroviamo nell’Enciclica “Rerum Novarum”.
Salvatore Rondello

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