Nella sua giocosa follia ha ragione persino il nostro Tuttocchiali quando invita (nel corsivo in questa stessa home page) Gianfranco Fini ad astenersi dal partecipare alle prossime consultazioni del Capo dello Stato conseguenti la crisi di governo in quanto presidente della Camera. Non siamo d’accordo che la sua mancata consultazione sia determinata dal “darsi malato” come fanno gli scolaretti per non andare a scuola. Secondo noi è proprio il presidente Napolitano che dovrebbe non chiamarlo. Infatti, la prassi delle consultazioni si è instaurata, un po’ seguendo le poche norme che la nostra Carta dedica alla gestione delle crisi di governo e un po’ per consuetudine. Lo scopo è di far conoscere al capo dello stato il parere dei partiti, e dargli modo di scegliere la persona che possa avere la fiducia delle Camere. Il capo dello stato ascolta anche i presidenti delle camere e gli ex presidenti della Repubblica. Come detto, la carta costituzionale detta poche regole. Il principio fondamentale ( art. 92 ) è che il presidente della Repubblica nomina il presidente del consiglio e, su proposta di questi, i ministri. Una volta nominato ( art. 94 ), il governo deve presentarsi entro dieci giorni alle camere per avere la fiducia. Quando la crisi non trova soluzione, il capo dello Stato, sentiti i presidenti delle Camere, può sciogliere il Parlamento per andare alle elezioni anticipate, da tenere entro settanta giorni ( art. 88 ).
Impossibile, in questo caso, non vedere quanto imbarazzante sarebbe per Napolitano discernere chi si troverebbe di fronte, nel colloquio con Fini: l’imparziale presidente della Camera o il principale artefice della crisi, interessato ad orientare la scelta verso un incarico pur che sia. Ciò, ovviamente, allo scopo di impedire elezioni immediate o, in alternativa, che sia un governo presieduto da Berlusconi ad accompagnarci al voto.
Poiché si tratta di prassi e non di una norma scritta, farebbe bene Napolitano, in questo caso, a discostarsi dalla consuetudine. E per lo stesso Fini sarebbe meglio astenersi.
Niente, ovviamente, contro le scelte politicamente legittime del presidente della Camera. E’ un problema di opportunità in un momento nel quale la vicenda politica è caratterizzata da polemiche, torbide manovre e condizionamenti tutt’altro che trasparenti. Tanto più che ad illustrare gli umori del parlamento sono certamente sufficienti i gruppi parlamentari ed i leaders dei partiti. E un gesto distensivo non può che giovare ad una migliore soluzione della crisi.
P.
PSDopo la pubblicazione di questo articolo Napolitano ha convocato i presidenti delle due camere ancora prima che la crisi fosse ufficialmente aperta. Ci piace pensare che si tratti di un modo con il quale il Presidente della Repubblica, del resto sempre correttissimo nell’espletare il suo mandato, ha voluto ovviare alla contraddizione rappresentata da Fini in quanto Presidente della Camera e leader politico interessano a orientare pro domo sua l’andamento della crisi.

Nella situazione politica attuale, ritengo che al Presidente della camera andrebbe posta, per correttezza sua e del presidente della Repubblica, la domanda se risponderà “super partes” come prescritto dal suo ruolo. Ma ormai, anche agli alti piani della politica non esiste più l’esempio cui il cittadino dovrebbe specchiarsi. Siamo al “pelo sullo stomaco” o ai magliari della politica, basta vedere alla TV come si presentano e cosa dicono certuni. E’ un cattivo e penoso esempio per i giovani d’oggi. I nostri italiani all’estero, cosa potranno pensare di queste commediole, con una stampa che trasmette notizie troppo spesso deformate e puntuali, contro l’attuale governo, votato dagli italiani.
Pensalibero lo ha già scritto qualche settimana fa, ma giova ripeterlo. Quando guidò la scissione che portò alla nascita del PSLI, poi PSDI, Giuseppe Saragat, presidente eletto a grandissima maggioranza dell’assemblea costituente, si dimise dalla carica e venne sostituito da Umberto Terracini.
Ora l’opportunismo porta tutti a sorvolare sul problema rappresentato da Fini ad un tempo uomo di parte e presidente della Camera che dovrebbe essere imparziale.
Avanti così Bersani: il PD, dopo aver regalato voti a Di Pietro, li perderà anche a favore di Fini. E scenderà sotto il 20%.
E’ un grosso errore politico ascoltare l’attore principale della crisi di governo, da parte del Capo dello Stato degno di ogni rispetto, mentre c’è tanto bisogno di serietà e solidarietà con la gente colpita dalle calamità atmosferica e dalla crisi economica internazionale.
Come socialista Nenniano mai riuscirò a tollerare i traditori di qualunque natura.
Domenico Civitano